A 60 anni fuori dal mercato, triestino: «Esperienza ignorata, ma devo lavorare fino a 67»

A 60 anni fuori dal mercato, triestino: «Esperienza ignorata, ma devo lavorare fino a 67»

A Trieste c’è chi racconta una realtà silenziosa, fatta non di numeri ma di vissuti personali. È la riflessione di un lavoratore che, raggiunta la soglia dei sessant’anni, si trova improvvisamente a fare i conti con un mercato del lavoro percepito come impermeabile all’esperienza.

«Come fare se hai 60 anni e rimani senza lavoro?» è la domanda che apre uno sfogo lucido e diretto, giunto alla redazione. Parole che condensano un senso di frustrazione e smarrimento: «Professionalità, esperienza pluriennale, serietà, competenza, disponibilità, portafoglio clienti, entusiasmo per nuove esperienze… potrei continuare, ma nessuna di queste caratteristiche viene presa in considerazione se hai compiuto 60 anni».

Il cuore della riflessione ruota attorno a un apparente paradosso: «Eppure per lo Stato devi lavorare sino ai 67 abbondanti». Un passaggio che fotografa una sensazione diffusa tra molti lavoratori maturi, stretti tra l’innalzamento dell’età pensionabile e la difficoltà di ricollocazione.

Non è una semplice lamentela, ma il racconto di una percezione: quella di competenze che rischiano di diventare invisibili proprio quando l’esperienza dovrebbe rappresentare un valore aggiunto. In un contesto economico che cambia rapidamente, la testimonianza richiama un tema sempre più centrale nel dibattito pubblico: il ruolo e la tutela dei lavoratori over 60.

La riflessione non accusa, ma interroga. E lascia aperta una domanda che va oltre il singolo caso: quale spazio reale esiste oggi per chi, dopo una vita di lavoro, si ritrova a ricominciare da capo?

Foto Sebastiano Visintin