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Trieste, inaugurata la mostra “Com’eri vestita? L’abito non è un alibi” al Palazzo di Giustizia (FOTO-VIDEO)

Luca Marsi·
Trieste, inaugurata la mostra “Com’eri vestita? L’abito non è un alibi” al Palazzo di Giustizia (FOTO-VIDEO)

Si è svolta questa mattina, presso l’atrio storico del Palazzo di Giustizia di Trieste, la conferenza stampa di apertura della mostra “Com’eri vestita? L’abito non è un alibi”, un’iniziativa che punta a smantellare gli stereotipi legati alla violenza di genere e a ribadire che nessuna scelta di abbigliamento può essere considerata una giustificazione per gli abusi.

Una riflessione sulla violenza di genere: il contesto internazionale

L’intervento di apertura della presidente della Consulta ha messo in evidenza come la violenza contro le donne sia ancora profondamente radicata nella società, citando tre casi emblematici recentemente apparsi sulla stampa internazionale:

🔴 Il caso Pelicot in Francia, che ha visto la condanna di Dominique Pelicot e di 51 uomini coinvolti in violenze brutali, e la reazione coraggiosa di Giselle, una delle vittime, che ha posto una netta divisione tra vittima e carnefice, ribadendo che nessuna donna può essere considerata in parte responsabile della violenza subita.

🔴 La scoperta di una chat Telegram in Germania, con oltre 70.000 uomini iscritti, che condividevano suggerimenti su come drogare e rendere inermi le donne per stuprarle, arrivando persino a scambiarsi link per acquistare prodotti per capelli con proprietà sedative.

🔴 La sfida dei "maranza" in Italia, con un proclama che inneggiava alla conquista delle donne del Sud, dimostrando come la violenza e la sottomissione femminile siano ancora viste da alcuni come un trofeo.

💬 "Se ancora oggi l’identità di gruppo si costruisce sulla sottomissione delle donne, iniziative come mostre, cortei e incontri non sono solo importanti, ma indispensabili per cambiare la cultura alla radice", ha sottolineato la presidente della Consulta.

Istituzioni e associazioni unite per il cambiamento

L’inaugurazione ha visto la presenza di istituzioni, associazioni ed enti che hanno collaborato per la realizzazione della mostra, condividendo un unico obiettivo: dimostrare che l’abbigliamento non è mai un alibi per la violenza.

Il Presidente della Corte d’Appello, Sergio Gorjan, ha evidenziato il ruolo della comunicazione nella sensibilizzazione pubblica:
“Tutte le azioni che coinvolgono l’opinione pubblica sono fondamentali. Solo unendo le forze possiamo costruire un cambiamento concreto”.

L’Assessore alle Pari Opportunità del Comune di Trieste, Maurizio De Blasio, ha ribadito la necessità di un lavoro congiunto tra enti e associazioni per contrastare il fenomeno della violenza di genere.

Il Presidente del Tribunale, Igor Maria Fioravati, ha sottolineato che la lotta alla violenza non è una questione di genere, ma di sensibilità e giustizia, che deve guidare ogni azione concreta.

Il Commissario Capo della Questura di Trieste, Stefania De Castro, ha posto l’attenzione sull’importanza della formazione delle forze dell’ordine, con due obiettivi chiave:
✔️ Garantire alla vittima un ambiente protetto e accogliente per denunciare
✔️ Intervenire in modo mirato colpendo esclusivamente il violentatore

Un’autocritica dal mondo della giustizia

Il Procuratore della Repubblica, Federico Frezza, ha ammesso le difficoltà del sistema giudiziario nel prevenire la violenza di genere:
“Quando i casi di violenza arrivano in tribunale, il danno è già stato fatto. La giustizia è fondamentale, ma a volte arriva troppo tardi. Per questo è essenziale una rete che coinvolga cittadini, associazioni e istituzioni.”

Ha paragonato il problema della violenza a una patina culturale che copre un magma di malvagità, difficile da arginare ma non impossibile da combattere.

Il ruolo delle associazioni e il valore della memoria

Il presidente de Le Fondazioni Casali, Francesco Slocovich, ha evidenziato come la scelta di sostenere iniziative contro la violenza di genere sia una sfida complessa, poiché il fenomeno è vasto e richiede azioni mirate e concrete.

La presidente dell’Associazione Donne Magistrate Italiane, Carla Maria Lendaro, ha portato un esempio significativo:
"Due anni fa organizzammo due giorni di formazione al Tribunale con 380 partecipanti. All’epoca sembrava un’iniziativa passata inosservata, eppure da lì è nato un ufficio comunale per monitorare e contrastare la violenza. Questo dimostra che ogni azione, anche se all’apparenza piccola, può generare cambiamenti concreti.”

La mostra: un messaggio che non deve essere ignorato

L’esposizione, visitabile fino al 15 marzo presso il Palazzo di Giustizia di Trieste, è un invito a riflettere su come la società giudica e colpevolizza le vittime di violenza.

💬 “Nessuna vittima è mai responsabile della violenza subita. L’unico colpevole è il carnefice.”

Un messaggio forte, che attraverso la memoria e la denuncia, punta a cambiare la mentalità collettiva, affinché il rispetto e la lotta contro la violenza diventino la norma, e non più l’eccezione.

DI SEGUITO FOTO E VIDEO-INTERVISTA

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