il barbiere di siviglia al teatro verdi di trieste
Trieste, Teatro Verdi - Il barbiere di Siviglia
Dopo il Die Zauberflöt, il Teatro Verdi di Trieste mette in scena il Barbiere di Siviglia, dramma comico amato e rappresentato in tutto il mondo fin dal 1816. Nella cornice triestina l'opera di Rossini viene reinterpretata dalla regia di Giulio Ciabatti, con la quale lo scorso settembre ha inaugurato l'apertura della Dubai Opera.
Prendendo spunto dalla Commedia dell'arte e dal Teatro delle Maschere il regista ha optato per un'azione di cesello, eliminando tutti quei tratti tipici della tradizione dell'opera buffa, come quelli più sgarbati e grossolani, soffermandosi invece sul carattere dei singoli personaggi e sul loro interagire all'interno della vicenda.
Il Barbiere di Siviglia è finzione e inganno, lo si percepisce chiaramente dai numerosi travestimenti che il Conte utilizza per poter entrare in casa della sua amata Rosina e dalla scena che ospita costumi, parrucche, corde e casse atte a diversi usi. L'impianto scenico, curato da Aurelio Barbato, è fisso nella sua composizione a tre livelli, che non riescono però a definire la scena, la quale andava forse illuminata maggiormente per evitare un tono a tratti cupo e malinconico.
Vitale e frizzante invece la figura di Figaro, " il factotum della città", che crea, rimaneggia, rielabora situazioni ed occasioni, interpretato dalla robusta voce del baritono Mario Cassi.
Capace anche Giorgio Misseri nei panni di Almaviva, seppur più trattenuto e contenuto nella Serenata del primo atto, dedicata alla donna che lo ha reso pazzo d'amore, Rosina. Quest'ultima interpretata da un'incantevole Aya Wakizono, mezzosoprano dalla tecnica precisa, in grado di rendere in maniera convincente la civetteria e l'intraprendenza della giovane donna innamorata del Conte.
Eccellenti Domenico Balzani in Bartolo e Giorgio Giuseppini in Don Basilio, vittime di una rabbia comica per gli inganni subiti da Figaro e il Conte.
Nel cast anche Maria Cioppi, sciolta e attendibile nei panni di Berta, e i valenti Giuliano Pelizon e Hektor Leka, rispettivamente Fiorello e l'Ufficiale che si abbandona a Berta.
L'Orchestra del Teatro Verdi è diretta da Francesco Quattrocchi attento e rigoroso nel seguire la partitura rossiniana, senza scadere nell'interpretazione personale.
Rappresentazione molto ben riuscita, si replica fino a sabato 18 febbraio.
Trombetta Martina
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