Comunità ucraina ortodossa di Trieste ha celebrato la Festa della Trasfigurazione di Gesù Cristo

Anche la Comunità ucraina ortodossa della nostra città ha celebrato nei giorni scorsi la Festa della Trasfigurazione di Nostro Signore Gesù Cristo (stabilita di norma per il 6 agosto, secondo il Calendario Giuliano "rivisto", analogo al Gregoriano, e quindi in questo caso senza differenze di data con la Chiesa cattolica). Una ricorrenza questa molto sentita e amata in tutta l'Ortodossia, che gli ucraini triestini hanno particolarmente solennizzato nella Divina Liturgia officiata dal parroco padre Kostantin Khvust nella bella e storica Cappella dei Santissimi Apostoli, nell'ambito del Cimitero Greco di via della Pace.
Un momento specialmente significativo del rito è stato la benedizione della frutta, intesa come dono a Dio, che gli stessi fedeli si sono premurati di portare in chiesa; uva e mele in particolare, secondo la più antica tradizione, ma anche altri frutti, riuniti in artistiche composizioni, a seconda delle diverse consuetudini delle varie (e variegate) regioni ucraine; tutti assieme, in appositi cestini di vimini o ad attorniare e addobbare le sacre icone...
Nella sua omelia padre Kostantin, spiegando il relativo passo del Vangelo di Matteo, ha illustrato l'importanza della celebrazione della Trasfigurazione di Cristo, un momento del tutto particolare della vicenda di Gesù quando di fronte a un gruppo ristretto di discepoli (Pietro, Giacomo e Giovanni) "su un alto monte" (il monte Tabor) egli appunto "si trasfigura" ("Il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero Mosè ed Elia, che conversavano con lui"...; Mt 17, 1-9). In quella stessa occasione, poco dopo, Gesù Cristo preannunciò per la prima volta ai discepoli la sua prossima morte e Resurrezione ("Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell'uomo non sia risorto dai morti").
Una festa quindi specialmente dedicata al mistero della figura del Cristo che - secondo alcuni testi ortodossi - "avvolto in una 'luce taborica' irraggia il fuoco e la sapienza dello Spirito Santo, che fa comprendere la rivelazione del Figlio". In questo contesto, "la benedizione della frutta vuole offrire a Dio i primi prodotti del lavoro dell'uomo, come un’autentica orazione vivente, per rendere gloria a Dio Creatore e Artista, magnificando la sua creazione e inchinandoci davanti alla perfezione dei cicli naturali e delle stagioni."
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