Trieste e Muggia, spaccate nei locali per rubare le casse automatiche: arrestato capo banda

È stato posto agli arresti domiciliari il presunto capo del gruppo sospettato di una serie di furti alle casse automatiche di bar e pubblici esercizi tra Trieste e Muggia. La misura cautelare è stata eseguita sabato 24 ottobre 2026, al termine di un’articolata attività investigativa condotta congiuntamente dalle due Polizie Locali e coordinata dalla Procura della Repubblica di Trieste.
Al centro degli accertamenti, una decina di episodi, due dei quali non andati a segno, caratterizzati da spaccate notturne e dall’asportazione dei dispositivi automatici per la gestione del contante, comunemente denominati Cashmatic. Nel corso delle indagini sono state recuperate, in alcune aree boschive di Borgo San Sergio, casse automatiche che risultavano svuotate e successivamente incendiate.
Il procedimento è nella fase delle indagini preliminari: le responsabilità delle persone coinvolte devono ancora essere accertate in via definitiva.
Vetrine infrante e casse portate via in pochi minuti
Secondo la ricostruzione investigativa, il gruppo avrebbe preso di mira prevalentemente bar e pubblici esercizi dotati di sistemi automatici di gestione del denaro.
Le incursioni avvenivano durante la notte. Gli autori, con il volto coperto, avrebbero infranto le vetrine e manomesso gli impianti di videosorveglianza, riuscendo ad asportare gli interi dispositivi contenenti il contante nell’arco di pochissimi minuti, per poi allontanarsi rapidamente.
Proprio le modalità particolarmente violente delle spaccate e la successione degli episodi avevano suscitato preoccupazione.
L’indagine partita da due furti nella stessa notte
Gli accertamenti hanno preso avvio nel maggio 2026, dopo due furti commessi a circa un’ora di distanza: il primo ai danni di un bar-panetteria nella zona di via Flavia, il secondo in un ristorante a Muggia.
Sul primo episodio era intervenuta la Polizia Locale di Trieste, sul secondo quella di Muggia. Lo scambio tempestivo di informazioni tra le rispettive unità investigative aveva fatto emergere elementi di collegamento, portando a ipotizzare una matrice comune.
L’analisi delle immagini dei sistemi di videosorveglianza dei due Comuni aveva consentito di individuare un furgone utilizzato in entrambe le occasioni, con le targhe occultate. Gli accertamenti avevano condotto alla ditta intestataria del mezzo: il titolare è risultato del tutto estraneo ai fatti.
Il collegamento con altri locali colpiti
Le modalità delle due incursioni presentavano analogie con un furto avvenuto pochi giorni prima in un bar-pizzeria del centro di Trieste, sul quale era intervenuta un’altra forza di polizia.
La Procura aveva quindi disposto una delega congiunta alle Polizie Locali di Trieste e Muggia, sotto il coordinamento del sostituto procuratore Cristina Bacer.
Gli approfondimenti avevano concentrato l’attenzione su una prima persona che, secondo quanto emerso, aveva lavorato brevemente in uno dei locali colpiti e avrebbe potuto avere la disponibilità del furgone impiegato nei primi due furti.
I tentativi in zona Baiamonti e le nuove spaccate a Muggia
Mentre l’indagine proseguiva, era stato registrato un tentativo di furto in una panetteria della zona di Baiamonti, con modalità analoghe alle precedenti. In questa circostanza sarebbe stato utilizzato un veicolo diverso, sul quale era stata applicata una targa risultata rubata.
Il tentativo non era riuscito, ma nella stessa notte era stata portata a termine un’altra spaccata ai danni di un pubblico esercizio a Muggia.
Pochi giorni dopo era stata colpita anche la sede muggesana dello stesso bar-pizzeria già preso di mira nel centro di Trieste. Per quell’episodio sarebbe stato impiegato un terzo veicolo, anch’esso con le targhe nascoste.
La svolta nelle immagini delle telecamere
Proprio quest’ultimo furto ha rappresentato un passaggio decisivo dell’indagine. Incrociando i filmati della videosorveglianza con itinerari, posizioni e tempi di percorrenza, gli investigatori sono riusciti a individuare il mezzo utilizzato a Muggia in un momento in cui le targhe non erano più occultate.
L’identificazione del veicolo e il successivo monitoraggio degli spostamenti avrebbero fatto emergere una stretta relazione tra il conducente e la prima persona già al centro degli accertamenti, rafforzando l’ipotesi investigativa di un gruppo organizzato.
Nel frattempo erano stati acquisiti elementi anche su un tentativo di furto in un pubblico esercizio di Barcola, già colpito in precedenza da un’incursione con un bottino di diverse migliaia di euro, e su un secondo tentativo ai danni della panetteria in zona Baiamonti.
La presunta base in una villetta di Borgo San Sergio
I servizi di osservazione, pedinamento e monitoraggio hanno portato all’individuazione della presunta base operativa del gruppo, all’interno di una villetta a Borgo San Sergio.
Secondo l’ipotesi degli investigatori, la persona ritenuta al vertice si sarebbe avvalsa, di volta in volta, di complici differenti, impiegati prevalentemente per guidare i veicoli, raggiungere i locali e assicurare la fuga.
L’osservazione della villetta avrebbe consentito di individuare altre persone ritenute coinvolte e di ricostruire anche le fasi successive ai furti, con particolare riferimento alla gestione e all’occultamento della refurtiva.
Le casse recuperate nei boschi, svuotate e incendiate
Sulla base degli elementi raccolti, la Procura ha disposto una serie di perquisizioni, eseguite dalle due Polizie Locali. Durante le operazioni sono stati rinvenuti numerosi elementi ritenuti riconducibili ai furti.
Le attività hanno inoltre permesso di recuperare, in alcune aree boschive di Borgo San Sergio, le casse automatiche asportate dai locali. I dispositivi erano stati svuotati del denaro e poi dati alle fiamme, secondo l’ipotesi investigativa per eliminare eventuali tracce.
La misura cautelare e le indagini ancora aperte
Valutato il complesso degli elementi acquisiti, il pubblico ministero Cristina Bacer ha richiesto al giudice per le indagini preliminari l’applicazione di misure cautelari personali.
Il GIP ha disposto gli arresti domiciliari nei confronti del presunto capo del gruppo. La misura è stata eseguita il 24 ottobre dai due Nuclei di Polizia Giudiziaria.
Il provvedimento cautelare non costituisce una condanna. Gli elementi raccolti hanno natura provvisoria e tutte le persone indagate devono essere considerate innocenti fino all’accertamento definitivo delle eventuali responsabilità. Non sono state diffuse generalità né informazioni che possano consentire l’identificazione dell’uomo sottoposto alla misura.
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