Studio Istat, con coming out ostilità per il 22% da famiglia origine
Sono oltre 20 mila, pari al 95,2% del totale, le persone in unione civile o già in unione che vivono in Italia e dichiarano un orientamento omosessuale o bisessuale.
Per il restante 4,8%, lo 0,2% dichiara un orientamento asessuale, l'1,3% un altro orientamento, la quota restante preferisce non rispondere.
Tra quanti dichiarano un orientamento omosessuale o bisessuale, il 65,2% è gay, il 28,9% è rappresentato da lesbiche, il 4,2% da donne bisessuali e l'1,7% da uomini bisessuali.
Questo segmento di popolazione è caratterizzato da una quasi totalità di cittadini italiani, una chiara maggioranza di uomini (66,9%), una quota rilevante di persone di età matura (il 43,6% ha 50 anni e oltre) e una più diffusa concentrazione nel Nord del Paese (61,2%).
Emerge un profilo diverso da quello delle persone sposate che si contraddistinguono per una quota più elevata di giovani (54,4% di 18-34enni) e un livello di istruzione mediamente più basso (il 61,3% ha conseguito al più il diploma contro il 74,2% delle persone in unione o già in unione). Emerge dall'indagine Istat-Unar.
Nella quasi totalità dei casi la famiglia di origine e gli amici delle persone in unione civile o già in unione è a conoscenza dell'attuale orientamento sessuale, ma per alcuni degli intervistati la decisione di renderlo noto (coming out) ha generato una reazione negativa da parte dei genitori.
La madre ha mostrato ostilità o rifiuto in più di un quinto dei casi (21,8%), in misura maggiore per le donne (28,8% a fronte del 18,1% degli uomini).
Una quota appena meno elevata riguarda la reazione negativa dei padri (19,8%), con un'incidenza superiore per gli uomini (20,4% contro 18,7%).
Quando il figlio o la figlia si è unito/a civilmente, la madre e il padre non hanno accolto il partner come parte della famiglia, rispettivamente, nel 4,8% e nel 6,4% dei casi. Circa 1 su 4 proviene da una famiglia in cui sia il padre che la madre hanno conseguito almeno il diploma; il 15,6% ha almeno uno dei due genitori laureato.
Le persone in unione civile o già in unione, omosessuali e bisessuali, che vivono in Italia presentano un livello di istruzione piuttosto elevato: il 38,8% ha conseguito almeno la laurea, con una quota leggermente più alta tra le donne (39,4%), contro un valore pari al 15,3% per il complesso della popolazione di 15 anni e più residente in Italia.
Nel complesso giudicano buona la propria condizione economica: con riferimento ai 12 mesi precedenti l'intervista sono quasi sette su dieci le persone che considerano adeguate le risorse economiche della famiglia (insieme delle persone con cui si vive).
Quasi la metà delle persone omosessuali e bisessuali intervistate riferisce di essersi unite civilmente perché "l'unione civile garantisce alcuni diritti" (48,9%) mentre più di un terzo indica come motivo principale: "l'unione mi è sembrata la naturale evoluzione del nostro rapporto" (36,5%).
Seguono con valori più modesti i motivi: "per rivendicare la legittimità delle unioni tra persone dello stesso sesso" (7,2%) e "per ufficializzare il nostro rapporto in famiglia, sul lavoro, etc. (4,6%).
Il 9% ha contratto l'unione (o altro istituto analogo) all'estero e ha successivamente effettuato la trascrizione in Italia.
(ANSA). VR
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