Quattro anni all’automobilista che, sfrecciando a cento km/h in centro abitato, ha ucciso Mirella Candussio

Nessuna pena avrebbe mai potuto ripagarle della loro perdita, ma ora finalmente, dopo più di quattro anni di attesa, hanno almeno ottenuto un po’ di giustizia. Oggi, lunedì 29 gennaio 2024, in Tribunale a Udine, all’ultimo atto del processo per il tragico incidente costato la vita, a soli 35 anni, a Mirella Candussio, di Buttrio (Ud), il giudice per l’udienza preliminare dott.ssa Roberta Paviotti ha condannato a quattro anni di reclusione per omicidio stradale pluriaggravato Sergio Nicolausig, il sessantaseienne di Gradisca d’Isonzo (GO) ritenuto l’esclusivo responsabile del sinistro: è stata infatti assolta U. B., 39 anni, anche lei di Buttrio, l’amica che guidava l’altra vettura coinvolta nello schianto e in cui era trasportata la vittima. All’imputato è stata altresì comminata la sanzione accessoria della revoca della patente di guida.
L’incidente, rilevato dai carabinieri di Torviscosa, è successo alle 20 del 31 dicembre 2019 sulla Strada Regionale 56, a due passi dalla casa di Mirella, a Buttrio. Le due donne, che stavano andando a una cena per festeggiare il Capodanno a bordo della Fiat Panda condotta da U. B., erano appena uscite da via Beltrame svoltando a sinistra e si erano immesse sulla SR 56 quando sono state tamponate dall’Audi A6 di Nicolausig che sopraggiungeva sulla Regionale, nella stessa direzione. L’impatto è stato tale che le due vetture sono finite a quasi 50 metri dal punto d’urto all’interno di un giardino privato, dopo aver superato il ciglio erboso della strada e abbattuto un segnale stradale e la recinzione della proprietà. I due conducenti se la sono cavata, per Mirella, invece, non c’è stato niente da fare, troppo gravi i politraumi riportati, in particolare un trauma cranio-encefalico: è deceduta durante la corsa disperata verso l’ospedale di Udine.
La Procura di Udine ha subito aperto un fascicolo sul sinistro. Il Pubblico Ministero dott. Luca Olivotto ha iscritto nel registro degli indagati entrambi i guidatori e, oltre all’autopsia, ha disposto una perizia cinematica per ricostruire dinamica, cause e responsabilità del tremendo schianto, affidando l’incarico all’ing. Enrico Dinon: alle operazioni peritali ha partecipato anche l’ing. Iuri Collinassi, messo a disposizione da Studio3A-Valore S.p.A., società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini a cui i familiari di Mirella Candussio si sono affidati per fare piena luce sui fatti e ottenere giustizia, attraverso l’area manager per il Friuli e responsabile della sede di Udine Armando Zamparo, e in collaborazione con l’avv. del foro di Udine Elisabetta Zuliani.
E il Consulente tecnico d’ufficio ha concluso ascrivendo l’esclusiva responsabilità del sinistro al conducente dell’Audi che, quando gli si è manifestata la “turbativa” costituita dalla Panda che si era immessa sulla Regionale, si trovava a 75 metri di distanza dal punto d'urto “ampiamente sufficienti ad arrestarsi procedendo a una velocità regolare e commisurata” ha rilevato. Purtroppo, però, in quel momento la macchina dell’imputato, pur essendo in centro abitato con limite di 50 km/h, pur trovandosi in prossimità di un’intersezione con attraversamento pedonale pre-segnalato ed evidenziato, e nonostante l’orario notturno, “procedeva a una velocità superiore a 100 km/h”. Tutte violazioni, queste, “in chiaro nesso di causa con il verificarsi dell’evento e che costituiscono la causa tecnica della collisione” ha sottolineato Dinon.
Quanto alla “turbativa” costituita dall’immissione della Panda, secondo il Ctu la condotta dell’amica della vittima non sarebbe stata censurabile. Com’è emerso anche dal vaglio delle telecamere installate nella zona, l’oggi trentanovenne si era fermata allo stop della laterale, attendendo il transito di tutte le vetture “e iniziando la ripartenza quando il veicolo più vicino, l’Audi appunto, si trovava a non meno di cento metri”: al momento dell’impatto l’utilitaria aveva già percorso 15 metri sulla SR 56. Per l’ing. Dinon, quindi, a carico dell’indagata si profilava sì la violazione dell’omissione di precedenza, “che tuttavia non era prevedibile o volontaria” in ragione dell’eccessiva velocità dell’auto di controparte.
A conclusione delle indagini preliminari, quindi, il Pm ha chiesto il processo per Nicolausig per omicidio stradale per aver causato la morte di Mirella Candussio per colpa consistita in “negligenza, imprudenza imperizia e inosservanza di norme sulla disciplina della circolazione stradale”, in particolare per la velocità tenuta la quale, oltre ad essere del tutto inadeguata al luogo, all’ora e alle condizioni della strada e del traffico, era “superiore di oltre i 40km/h il limite vigente in quel punto”. All’imputato sono state infatti contestate anche le aggravanti della velocità, superiore al doppio di quella consentita, e quella di aver anche procurato lesioni ad un'altra persona, l’amica di Mirella Candussio.
Il Sostituto Procuratore aveva chiesto lo stralcio della posizione di quest’ultima, ma il Gip, dott.ssa Carlotta Silva, con ordinanza ad hoc, ne aveva imposto l’imputazione coatta e quindi anche U. B. ha dovuto sostenere il giudizio per omicidio stradale in concorso per omessa precedenza, ma oggi il giudice Paviotti l’ha mandata assolta condannando anzi Nicolausig al risarcimento dei danni anche nei suoi confronti.
La mamma e la sorella di Mirella, che oggi erano in aula accompagnate dall’area manager Armando Zamparo e dall’avv. Zuliani, attraverso Studio3A sono già state da tempo integralmente risarcite dall’assicurazione dell’Audi, ma, anche in ragione della sua colpevole condotta di guida, si aspettavano una risposta anche in sede penale, che finalmente è arrivata con una pena tutt’altro che disprezzabile per com’è punito in Italia il reato di omicidio stradale.
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