Polizia, SILP CGIL: «Bene i 31 agenti, ma l'organico resta al palo»
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Sicurezza a Trieste: la realtà raccontata dal sindacato SILP CGIL
La sicurezza è una materia complessa che richiede una visione integrata: Polizia, tutela dei lavoratori, servizi ai cittadini, organici, welfare e housing sociale sono anelli indissolubili della stessa catena. L’arrivo in Questura di 31 agenti di nuova nomina (233° corso) rappresenta un segnale concreto di attenzione per Trieste. Dopo anni di sollecitazioni, grazie alla sinergia tra Questura, Prefettura e organizzazioni sindacali, Roma ha ascoltato.
Garantire un reale equilibrio delle risorse
Tra febbraio e marzo, 100 unità hanno rinforzato la Polizia di Frontiera tra Trieste e Gorizia. Il risultato sul piano della sicurezza complessiva è stato paradossale: +100 agenti sui confini a fronte di una Questura che registrava una pari carenza d'organico. Il controllo dei confini è importante, ma gli arresti e le operazioni contro terrorismo e criminalità organizzata straniera non sono il frutto di una singola scelta politica o di un solo settore; questo messaggio non deve passare, seppur appaia un ottimo strumento di propaganda.
Sono il risultato di una filiera capillare fatta di prevenzione, intelligence e investigazione che vede protagoniste la Digos, la Squadra Mobile, la Polizia Postale e tutti gli uffici sul territorio. Dietro ogni risultato ci sono la professionalità e i sacrifici, spesso invisibili, delle donne e degli uomini della Polizia di Stato.
Da anni, come SILP CGIL, sosteniamo la necessità di bilanciare gli organici sulla base delle reali specificità del territorio triestino. Avremmo compreso un rafforzamento della frontiera marittima, visto l’incremento di navi da crociera e mercantili; invece, la Frontiera terrestre è cresciuta del 60%, mentre quella marittima resta in sofferenza (-50%) e la Questura, pur con i nuovi arrivi, mantiene un vuoto organico di circa -80 unità. È indispensabile che la Questura torni al centro dell'agenda: è il cuore nevralgico da cui dipendono il controllo del territorio (Volanti) e i servizi essenziali ai cittadini (passaporti, permessi di soggiorno, denunce, tutela di minori e vittime di reato).
31 agenti sono importanti, ma il nodo resta strutturale
I 31 nuovi agenti riducono ma non annullano la carenza. Guardiamo quindi con attesa al 235° corso per ulteriori assegnazioni. Il problema resta legato al turnover dei pensionamenti che incide su un lavoro usurato e gravato da immense responsabilità, non compensate da retribuzioni adeguate (circa 6,50 euro l'ora per lo straordinario, 17 euro per la reperibilità).
Per questo il 18 giugno scorso siamo scesi in piazza a Trieste — unico sindacato di Polizia a farlo in città — nell'ambito della mobilitazione nazionale SILP CGIL, per denunciare l'inadeguatezza di un rinnovo contrattuale ingiusto per chi rischia la vita per la sicurezza sociale. Per noi le criticità non si risolvono con il silenzio, ma portandole con coraggio all'attenzione delle Istituzioni e raccontando le nostre dinamiche reali alla Cittadinanza, senza spot.
Trieste è costosa: serve un piano di housing sociale e welfare
A queste difficoltà si aggiunge il caro-vita a Trieste, che rende proibitivo reperire un alloggio per il personale proveniente da fuori regione. Il successo dei bandi ATER avviati nel 2022 su nostra iniziativa con l'allora Questore Ostuni, e proseguiti con efficacia con l'attuale Questora Fredella — che ringraziamo per la costante sensibilità sul benessere del personale —, dimostra quanto il problema abitativo sia urgente.
Rivolgiamo un appello al Presidente della Regione e al Sindaco di Trieste: servono interventi sociali concreti. Pur nel rispetto dell'autonomia delle forze dello Stato, gli enti locali possono fare molto: creare convenzioni di welfare familiare (accessi agevolati ad asili nido, mense e ricreatori) e sviluppare piani di housing sociale. Permettere al personale in divisa di vivere dignitosamente nella città in cui presta servizio significa investire sulla coesione e sulla stabilità del territorio.
La sicurezza è una professione: non è delegabile o privatizzabile, né autonoma tra ronde e camminate
Ribadiamo un principio guida: quando si parla di sicurezza servono professionisti. Trattandosi di una materia articolata che incrocia prevenzione, contrasto alla criminalità e gestione del disagio sociale, essa richiede competenze, formazione e responsabilità istituzionale.
La sicurezza non è delegabile, non è privatizzabile e non può essere ridotta a uno spot promozionale.
Esprimiamo netta contrarietà alle cosiddette "passeggiate della sicurezza" promosse da gruppi politici o privati cittadini che tentino di surrogare le funzioni dello Stato. Ne cives ad arma veniant: i cittadini non ricorrano alle armi e non cedano alla tentazione della giustizia fai-da-te.
Se nel 1990 festeggiavamo la caduta del muro di Berlino, nel 2026 non possiamo tollerare l'innalzamento di muri invisibili di distanze sociali e discriminazioni, nelle nostre piazze o tra comunità.
La tradizione del pensiero europeo, da Erasmo a Kant, ci ricorda il valore dell'ospitalità e della dignità umana: cercare una vita migliore non è una colpa, e i problemi complessi come l'immigrazione si governano con le leggi e le istituzioni, non cercando capri espiatori.
Come ha ricordato Gianrico Carofiglio, “accendere i fuochi è un attimo”.
Serve un linguaggio pubblico responsabile: la sicurezza si garantisce rafforzando lo Stato democratico, non alimentando la contrapposizione tra cittadini.
Le richieste del SILP CGIL:
A Roma: Proseguire con le assegnazioni d'organico alla Questura di Trieste nei prossimi corsi fino alla copertura dei vuoti reali.
A Regione e Comune: Attivare un tavolo istituzionale su housing sociale e servizi di welfare a tutela del personale e delle famiglie in divisa.
A tutte le Istituzioni: Trattare la sicurezza come un investimento permanente sulle persone e sui servizi professionali, rifiutando ogni strumentalizzazione propagandistica.
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