Piazza Libertà, segnalazione di una triestina: “mai stata razzista io, però …” : LA TESTIMONIANZA

Riceviamo e pubblichiamo la seguente lettera da una triestina
"“Mai stato razzista io, però…”, mi sento dire alle spalle.
Sono appena uscita dal bar, caffè d’obbligo e cornetto di piacere. Sto aspettando che il semaforo mi dia l’ok per attraversare e andare al lavoro. Sono serena e distratta, quasi ancora in dormiveglia, talmente abituata a quanto mi circonda, che oramai non guardo e non vedo. Tutto normale.
Chi ha parlato, anche lui è un passante, come me, ma ha un cagnolino con sé e non ha una meta immediata, quindi passeggia lento e si guarda attorno. E vede.
Lo guardo per capire se stia parlando con me; lo conosco e mi tranquillizzo … non si sa mai.
Allora seguo il suo sguardo. E vedo anch’io.
Vedo un signore, malvestito e non certo fresco di doccia, lievemente chino in avanti, braccio destro teso appoggiato ad un vecchio albero del Giardinetto Sissi, mano sinistra impegnata altrimenti. È in bagno, chiaro, sta facendo pipì, alle 8.00 di mattino in piazza della Libertà, vicino ad un semaforo, senza vergogna, senza rispetto di cose e persone e senza timori di richiami o ammende.
Lo fa perché quello è il suo bagno. Proprio a fianco alla sua stanza da letto, vicino al tinello, dove ora gli pagherò la colazione, le pulizie e la coperta per la prossima notte.
Non è debole o invalido, non è emarginato, non è maltrattato, non è incapace; semplicemente gli va così.
Non sono schifata, non nel senso in cui forse dovrei, perché mi sembra così normale. D’altronde io passo di lì tutte le mattine e chissà quante altre volte ho visto quella scena, che oramai mi è diventata addirittura naturale.
Ora però mi sono fermata e guardo davvero. In realtà, colui che osserviamo è un signore che si è svegliato di buon’ora! Attorno a lui, infatti, ci sono ancora decine di luccicanti coperte termiche che riparano altrettanti signori e ragazzi ancora serenamente addormentati.
Scambio due parole con il mio amico e proseguo al lavoro. Leggo e scrivo, ma ogni tanto la curiosità mi spinge a guardare dalla finestra che dà sulla piazza.
Con calma, si stanno alzando tutti. Parlano, si salutano, scherzano e, ovviamente, a turno, vanno tutti in bagno, i più pudichi lungo le scale del sottopassaggio che è ancora chiuso.
Vanno al supermercato per la colazione e, nel frattempo, arrivano le pulizie. Tre o quattro furgoni mandati dal Comune raccolgono decine di piatti, carte, bottiglie lasciate in terra e, chiaramente, le coperte termiche che volano in giro (tranquilli, stasera ve ne daremo di nuove); disinfettano le stradine, lavano le scale del sottopassaggio … una decina di persone, con mascherine e pompe idrauliche.
Sistemato tutto, i residenti possono tornare al loro posto, dove trovano polizia e polizia municipale, con cui chiacchierano un po’, assicurando un comportamento correttissimo fino all’indomani.
Inizia la giornata. Tornano a distendersi e a guardare i telefonini all’infinito (wi-fi chiaramente gratuito).
Ogni tanto hanno un ospite, qualche matto di passaggio da scacciare con urla e spinte. Talvolta, si riuniscono in gruppetti e sembrano quasi organizzarsi, ma certamente non discutono di rendere produttiva la loro giornata; non credo ci siano dubbi sullo stile di vita che hanno scelto. Già, ho scritto “hanno scelto” e non l’ho scritto per errore, perché non crederò mai che un ragazzo in forze, con voglia di fare e con gli aiuti di cui sta disponendo, non abbia possibilità di darsi da fare in qualche modo.
Che ne dici di iniziare con il pulire la piazza dalle tue sporcizie? Non sarebbe un bel gesto? Il Comune risparmierebbe quantomeno quella spesa e tu impareresti qualcosa.
E viene sera. Spaccio e risse. D’altronde, all’imbrunire, quella piazza è casa loro.
Ora sono io che penso … “mai stata razzista io, però …”. Ed è così, perché se fosse un mio figlio, non sopporterei ugualmente.
Passo, guardo e vedo questo ogni giorno e non è giusto. Non lo è qua e non lo sarebbe nemmeno in altra zona. Siano triestini, italiano o stranieri, non è comunque giusto!
Non posso lanciare proposte, perché non sono nella posizione per farlo; ma davvero è tutto dovuto? Davvero non si può fare niente?"
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