Piazza Libertà, Fornasir: «Giovani afghani senza cibo da quattro giorni, il più piccolo ha 13 anni»

«La solidarietà continua a essere sotto ricatto della politica». È il duro intervento pubblicato il 3 novembre da Lorena Fornasir, responsabile di Linea d’Ombra, dopo la morte di due persone nell’incendio di un magazzino del Porto Vecchio. Al centro del suo messaggio ci sono le limitazioni alle attività di assistenza e le condizioni dei migranti che arrivano in città attraverso la rotta balcanica.
Fornasir contesta le disposizioni che, secondo quanto riferisce, circoscrivono questa settimana gli interventi di solidarietà dal lunedì al venerdì, tra le 18 e le 20, e avanza una propria ricostruzione delle circostanze della tragedia.
Le accuse dopo l’incendio
Nel post, intitolato “Dopo la domenica di morte”, Fornasir sostiene che la Questura avesse proibito di distribuire cibo e indumenti. Collega quindi quel divieto all’accensione di un fuoco nei ripari del Porto Vecchio, che sarebbe servito a riscaldarsi e a cucinare del riso.
Secondo la sua ricostruzione, il fumo sarebbe risalito attraverso un cunicolo del muro, intossicando le due persone che dormivano al piano superiore.
Si tratta della ricostruzione e delle accuse formulate da Fornasir: il materiale pubblicato non contiene riscontri investigativi che consentano di confermare questa dinamica o il collegamento causale indicato tra le restrizioni e l’incendio.
La contestazione degli orari
La responsabile di Linea d’Ombra descrive la finestra prevista per l’assistenza come una limitazione particolarmente pesante rispetto alle necessità delle persone incontrate.
«Questa settimana, da lunedì a venerdì, la solidarietà è di nuovo sequestrata entro due ore da affanno: dalle 18 alle 20», scrive.
Nel contestare le disposizioni, Fornasir richiama un’ordinanza del 31 ottobre 2026, della quale riporta un passaggio relativo alla «necessità di garantire il regolare svolgimento dell’iniziativa preavvisata nonché la sicurezza dei partecipanti».
Il testo integrale del provvedimento non è presente nel materiale fornito: gli orari e le limitazioni sono quelli riferiti nel suo intervento.
«Il più piccolo di soli 13 anni»
Fornasir racconta inoltre l’arrivo, nella notte precedente al post, di giovani afghani, tra i quali un ragazzo di appena 13 anni.
Secondo la sua testimonianza, non mangiavano da quattro giorni ed erano provati dal freddo. «Laceri e provati dal freddo, hanno vissuto l’inferno dei respingimenti lungo tutta la rotta. Sono dei sopravvissuti», afferma.
Il racconto richiama così l’attenzione sulle condizioni di chi raggiunge Trieste e sul bisogno immediato di cibo, vestiti e protezione dal freddo.
L’affondo sulla gestione della solidarietà
La critica conclusiva è rivolta alla gestione politica e istituzionale dell’assistenza. Fornasir contesta soprattutto la discontinuità che, nella sua lettura, deriverebbe dalle limitazioni nei fine settimana.
«Ci è permesso di sfamare gli affamati dalle 6 alle 8 di sera mentre nei fine settimana possono anche morire. È la politica del Palazzo», scrive.
Un intervento dai toni durissimi, che riporta al centro del dibattito cittadino le condizioni delle persone senza riparo e le possibilità di intervento delle realtà solidali, mentre le accuse sulla dinamica della tragedia restano da verificare.
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