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Cronaca

“Non auguro il male a nessuno, ma così non è festa”: lo sfogo di una triestina contro i botti

Luca Marsi·
“Non auguro il male a nessuno, ma così non è festa”: lo sfogo di una triestina contro i botti

Per principio, non augura mai del male a nessuno. È così che una triestina apre una riflessione che nasce dalla stanchezza e dall’esasperazione, dopo l’ennesima notte di Capodanno segnata da botti, petardi e razzi sparati per ore. Un sentimento che non chiede vendetta, ma che traduce in parole un disagio sempre più diffuso tra chi vive la città e la condivide con animali, bambini e persone fragili.

La paura che nessuno vede

Al centro dello sfogo c’è Olivia, una cagnolina terrorizzata, simbolo di una paura che in quelle ore attraversa molte case. Non solo cani, ma anche gatti, uccelli e altri animali che vivono il fragore improvviso come una minaccia continua. Una paura silenziosa, che non fa rumore come i botti, ma che lascia segni profondi e spesso ignorati.

Il confine tra festa e inciviltà

La riflessione non nega la tradizione né il momento simbolico della mezzanotte. Sparare qualche fuoco allo scoccare dell’anno nuovo viene distinto chiaramente da ciò che accade dopo. Andare avanti per ore, senza misura e senza rispetto, viene percepito come qualcosa che perde ogni senso di festa e si trasforma in puro disturbo, se non in prevaricazione.

Divertimento per pochi, disagio per molti

La domanda che resta sospesa è semplice e diretta: qual è il senso di tutto questo. Il divertimento di pochi può davvero giustificare la paura di tanti. Una domanda che non cerca risposte ideologiche, ma un minimo di consapevolezza e di responsabilità collettiva.

Una città che chiede rispetto

La voce di questa triestina diventa così quella di molti cittadini che ogni anno vivono il Capodanno con lo stesso copione. Non un rifiuto della festa, ma una richiesta di equilibrio, di rispetto e di civiltà. Perché celebrare non dovrebbe mai significare spaventare.

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