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Cronaca

Monete che non scattano, ruote bloccate e sporcizia: la rabbia di una triestina contro i carrelli impossibili

Luca Marsi·
Monete che non scattano, ruote bloccate e sporcizia: la rabbia di una triestina contro i carrelli impossibili

C’è chi entra al supermercato pensando alla lista della spesa e chi, prima ancora, deve affrontare una vera e propria prova di sopravvivenza urbana: trovare un carrello funzionante. A raccontarlo, con un’ironia intrisa di esasperazione, è una triestina che ha deciso di recensire non i prodotti sugli scaffali, ma i carrelli stessi. E il quadro che ne esce è tutt’altro che rassicurante.

Secondo il suo racconto, il primo ostacolo è già all’ingresso. Inserire una moneta e sperare che il meccanismo scatti al primo colpo è una questione di fortuna più che di tecnica. Dieci lire superstiti, dischetti di plastica, monete da un euro, cinquanta centesimi o due euro: nulla garantisce che il carrello si liberi senza combattere. Quando finalmente accade, ci si sente quasi vincitori di una lotteria.

Ma la soddisfazione dura pochissimo. Basta iniziare a spingere per scoprire che una ruota è bloccata, spesso sempre la stessa, quella che trasforma il carrello in una cavagna ingestibile che gira su se stessa. Avanzare diventa impossibile, la traiettoria imprevedibile, l’umore precipita.

Superato anche questo livello del gioco, arriva la sorpresa peggiore. Il carrello, conquistato con fatica, è spesso pieno di cartacce, scontrini, fazzoletti usati, residui lasciati da altri clienti. La pulizia diventa obbligatoria, ma non per tutti è accettabile mettere le mani in un contenitore sporco prima ancora di toccare il cibo. “Non vado a fare la spesa con i guanti di lattice”, scrive, sintetizzando un disagio condiviso da molti.

Intorno, lo scenario è corale. Altri clienti osservano perplessi, alle prese con gli stessi problemi, nella stessa caccia al carrello decente. Una scena ripetuta, quotidiana, che trasforma un gesto banale come fare la spesa in un esercizio di pazienza.

E quando finalmente si guarda il mezzo “vincente”, il verdetto finale è impietoso: vecchio, obsoleto, consumato. Da qui la domanda che chiude il post, semplice ma tagliente: investire in un rinnovamento dei carrelli a quattro ruote è davvero così impensabile?

Il messaggio si chiude con un augurio natalizio, ma la rabbia resta. Perché dietro l’ironia c’è una richiesta concreta di attenzione, rispetto e decoro. Anche i dettagli più piccoli, come un carrello che scorre diritto, raccontano molto di come viene vissuta la quotidianità in una città.

E forse, a Natale, chiedere carrelli funzionanti non è poi una pretesa così eccessiva.

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