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Cronaca

Festa della Repubblica, partecipata cerimonia di ammainabandiera, Prefetto. "Pnrr grande sfida"

Luca Marsi·

Le solenni celebrazioni per il 76° Anniversario della Fondazione della Repubblica Italiana hanno avuto a Trieste come palcoscenico la centralissima Piazza dell’Unità d’Italia. Il richiamo alla coesione, sociale ed istituzionale, alla cooperazione ed alla leale collaborazione per affrontare uniti le sfide che ci attendono, dopo due anni di pandemia e con una tragica guerra in corso, sono stati al centro del saluto che il Prefetto di Trieste, Annunziato Vardè, ha rivolto alla cittadinanza accorsa numerosa ed alle massime autorità cittadine per l’occasione, dopo aver dato lettura del messaggio del Presidente Sergio Mattarella.

Le celebrazioni sono cominciate al mattino quando, in concomitanza con la cerimonia di rilievo nazionale al Sacrario di Redipuglia, ha avuto luogo l’Alzabandiera.

Nel pomeriggio, in occasione della solenne Ammainabandiera, alla presenza delle massime autorità civili, militari e religiose, la Musica d’ordinanza della Brigata Julia, dopo aver eseguito l’Inno Nazionale ha tenuto una breve e applaudita esibizione innanzi ad un folto pubblico, a dimostrazione dell’affetto e della vicinanza dei cittadini alle Istituzioni nel giorno della celebrazione della Festa della Repubblica.

La sera gli studenti del Conservatorio di musica “G. Tartini”, diretti dal prof. David Short, hanno eseguito un coinvolgente concerto in piazza Verdi. In particolare si sono esibiti un ottetto d’archi e una brass band.

Di seguito il discorso del Prefetto di Trieste

Autorità civili, militari e religiose, onorevoli parlamentari, signori Sindaci, signor assessore regionale, cari cittadini, un cordiale saluto a tutti voi. un saluto particolarmente sentito a pochi mesi dal mio arrivo in questa splendida città ed un ringraziamento ai rappresentanti delle istituzioni, regionali e comunali, per la loro accoglienza e disponibilità che ha reso subito possibile realizzare una proficua sinergia istituzionale nell’interesse della comunità.

Stamane abbiamo reso omaggio ai Caduti della prima guerra mondiale, persone che hanno sacrificato la loro vita per noi, per la nostra indipendenza e libertà. esiste un filo sottile della storia che lega il risorgimento, il completamento dell’unità d’Italia dopo la prima guerra mondiale e la proclamazione della Repubblica italiana, avvenuta il 2 giugno 1946: filo sottile che segna il lungo cammino che ha portato all’Italia di oggi, unita, indipendente, democratica e libera. non è stato un cammino facile, è costato immani sacrifici ai nostri padri e oggi tocca a noi difendere quelle fondamentali conquiste dalle insidie che sempre si annidano, sotto varie forme, perché’ la democrazia e la nostra libertà non sono scontate, ma vanno tutelate e preservate mediante un impegno assiduo.

Il 2 giugno 1946, come è stato ricordato dal nostro presidente della repubblica, il popolo italiano a suffragio universale (per la prima volta votarono anche le donne), scelse la repubblica come forma di stato. nella stessa consultazione elettorale fu eletta l’assemblea costituente, che tracciò le fondamenta del nuovo stato con l’approvazione della costituzione della repubblica italiana che nel sancire la sovranità popolare e la democrazia, riconosce solennemente i principi di libertà, di uguaglianza, di solidarietà nonché’  l’inviolabilità dei diritti dell’uomo, prevedendo anche tutte le garanzie finalizzate a rendere intangibili questi principi.

Ma la costituzione ricomprende anche importanti norme programmatiche, tutt’ ora valide, e costituisce la stella polare che deve guidare il nostro agire di oggi laddove sancisce l’effettività del diritto al lavoro in sicurezza - come abbiamo ricordato il primo maggio, insieme al capo dello stato - il ripudio della guerra, la garanzia del diritto di asilo qualora ne ricorrano le necessarie condizioni: contiene infatti un programma di altissimo valore, ambizioso e complesso, che richiede ancora oggi tutto il nostro impegno necessario, peraltro, per superare la congiuntura particolarmente difficile che il nostro paese sta attraversando. non siamo ancora usciti dalla grave crisi causata dalla pandemia che per oltre due anni ha costretto tutti i cittadini a duri sacrifici che hanno comportato la necessità di pesanti  rinunce anche in termini di libertà personali , di diritti che, per la prima volta nella storia repubblicana, hanno dovuto cedere il passo di fronte al fondamentale diritto alla salute drammaticamente minacciato da un terribile virus che comunque ha causato migliaia di morti.

Deve essere chiaro che i sacrifici che ci ha chiesto il governo trovano la loro ragione nella tutela della vita umana, gravemente minacciata.

Certo, abbiamo fatto sacrifici importanti, anche in termini economici: ad un certo punto alcune attività produttive e commerciali si sono dovute fermare ma bisogna riaffermare che quei provvedimenti governativi, certo rigorosi, non sono stati un esercizio di autoritarismo fine a se stesso, ma l’unico modo per tutelare la vita dei cittadini, messa in pericolo da un nemico invisibile ed insidiosissimo.

Oggi ne stiamo uscendo, dicevo, con tutte le difficoltà causate da una improvvida ed inaspettata crisi internazionale determinata dall’aggressione della Russia all’Ucraina, che ha disseminato di ostacoli la ripresa economica, causando, in particolare, un aumento esponenziale dei prezzi delle materie prime e dell’energia. un conflitto che sta mietendo migliaia di vittime e ha costretto intere famiglie a lasciare le proprie abitazioni ed i propri affetti in un esodo che vede questa regione porta di ingresso in italia e che ha trovato in questa città un’ encomiabile risposta in termini di accoglienza: c’è stata una vera e propria gara di solidarietà verso i cittadini ucraini e di sostegno alle istituzioni impegnate nella gestione dell’emergenza e per questo, desidero ringraziare tutta la comunità triestina per la generosità che è stata manifestata anche in questa circostanza.

 La ripresa economica richiede uno speciale impegno nell’utilizzo dei fondi del Pnrr che coinvolge non solo le forze produttive ma anche tutte le istituzioni e le parti sociali in uno sforzo comune che consenta di recuperare il gap accumulato nei due anni di pandemia.

Le risorse su cui potrà fare affidamento questo territorio sono ingenti: solo il comune di trieste può contare su un programma di investimenti che tra progetti da presentare, presentati e già finanziati raggiunge la ragguardevole cifra di 150 milioni di euro circa.

A tali iniziative occorre aggiungere quelle degli altri comuni e le progettualità riconducibili a terzi di cui comunque beneficerà la cittadinanza. si tratta di una occasione unica – che non può essere sprecata - per il recupero e l’efficientamento dell’edilizia scolastica, la riqualificazione di manufatti strategici a cominciare da quelli ubicati in Porto Vecchio, la digitalizzazione e il miglioramento della mobilità.

 Ma occorre essere consapevoli che questi importanti investimenti possono attrarre appetiti e interessi illeciti: da qui la necessità di attentissime forme di prevenzione per evitare soprattutto che la criminalità organizzata possa aggredire le ingenti risorse del Pnrr, al fine di salvaguardare l’economia legale e sostenere la crescita del nostro paese. da tempo siamo impegnati per attrezzarci su questo fronte, in particolare con una serie di protocolli stipulati con regione, comune e autorità portuale, che occorre immediatamente rendere operativi - e, se necessario, adeguare - con un lavoro di squadra che richiede anche il coinvolgimento di tutte le forze di polizia che colgo l’occasione per ringraziare anche perché’ nei momenti di difficoltà e tensione che trieste ha vissuto di recente hanno saputo compiere il loro dovere con grande professionalità ed equilibrio.

Ma per un effettivo rilancio del nostro territorio è necessario una forte coesione sociale, occorre lasciarsi alle spalle le divisioni, remare nella stessa direzione ricordando sempre che Trieste è un laboratorio di accoglienza, di tolleranza, e di integrazione, città cosmopolita e multietnica, dove si svolge un esemplare dialogo interreligioso, prima per qualità della vita.

Ed allora questo è il messaggio che deve essere lanciato da questa celebrazione: mettiamo da parte ogni divisione e uniamoci tutti per rilanciare il nostro paese nell’interesse esclusivo della comunità nella sua interezza, nella consapevolezza che solo un impegno unitario potrà davvero restituire a tutti i cittadini benessere e libertà nel momento in cui ci stiamo lasciando alle spalle i giorni veramente difficili della pandemia.

Grazie a tutti. Viva la Repubblica italiana!

 

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