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Cronaca

Esule, 'avevo 15 anni o fuggivo o finivo in foiba'

Luca Marsi·
 Esule, 'avevo 15 anni o fuggivo o finivo in foiba'

"Avevo 15 anni. Sono dovuta fuggire da Santa Domenica di Visinada, altrimenti sarei finita in una foiba. Mi hanno spedita da sola con una persona sconosciuta per salvarmi la vita". Comincia così Erminia Dionis Bernobi a raccontare la sua storia di esule, una "storia troppo lunga", precisa, da ripercorrere in pochi minuti. Erminia compirà 95 anni il prossimo 15 aprile, suo marito era cugino di Norma Cossetto. Stretta nella mano tiene la foto della studentessa istriana di 23 anni, seviziata, uccisa e infoibata nell'autunno del 1943. Una giovane simbolo della sofferenza di quegli anni, oggi ricordata anche al Parlamento europeo a Strasburgo. Questa mattina Erminia ha partecipato alla cerimonia solenne al Sacrario della Foiba di Basovizza per il Giorno del Ricordo, seduta in prima fila accanto al palco. "Sono passati gli anni, tante cose sono cambiate, ma sono io che non sono cambiata. Non riesco, perché il mio ricordo è qui", spiega commossa. Erminia racconta di non essere stata "una ragazzina come tutte", non ha potuto "saltare e giocare". "Io dovevo rimanere nascosta per anni anche dopo la guerra", spiega. Ha lasciato l'Istria il 24 agosto del 1946, tre anni dopo la morte di Norma. Dopo l'arrivo a TRIESTE è rimasta apolide fino ai 19 anni e non è potuta andare a scuola. Dalla scuola slava invece era stata espulsa: "Io non ho scritto 'amo Tito' e per questo sono stata buttata fuori e ho preso un quaderno in testa". All'arrivo a TRIESTE "mi ha tirata su uno zio. Mia mamma mi ha detto: 'verremo presto', ma non le davano lo svincolo per l'italianità. Poi uno si è preso la responsabilità di diventare mio tutore. Un mese dopo aver compiuto 21 anni mi sono sposata con mio marito, cugino di Norma, per avere residenza e cittadinanza. Nel mio viaggio di nozze le prime notti ho dormito con la mamma di Norma, lei voleva tenermi con sè. 'Tu l'avrai tutta la vita, lascia che stia un po' con me', diceva a mio marito". Erminia ha scritto un libro e lo ha intitolato Una vita appesa a un filo, "perchè appunto se fossi rimasta ancora due ore a casa sarei finita nelle foibe". Lo ha presentato in giro per l'Italia - "sono arrivata fino a Lecce" - "perchè le scuole e i giovani devono sapere". "Il Signore mi ha dato la grazia, anche Norma prega per me, e sono qui a testimoniare questa brutta storia che purtroppo me la porto nel cuore e nella tomba". La donna oggi vanta "70 anni di contributi" e per ulteriori approfondimenti sulla sua storia di esule invita chi è interessato a passare alla sua sartoria. Nel corso della vita ha avuto un figlio, "che ha avuto figli maschi. Non ho avuto la fortuna di avere una femmina che portasse avanti la sartoria", conclude pensando al futuro. (ANSA). FMS ANSA 

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