Ddl 1552, l'allarme degli animalisti Fvg: “Attacco a natura e sicurezza dei cittadini”

Riceviamo dal Partito animalista italiano del Friuli Venezia Giulia e pubblichiamo quanto segue. "Nessuno ne parla, a partire dai media, eppure in Parlamento la guerra alla natura è ripartita più aggressiva di prima. Nel 2025, una mobilitazione senza precedenti di cittadini e associazioni era riuscita a congelare il disegno di legge «sparatutto», ma oggi il Disegno di legge 1552 è rientrato in Parlamento non più come una iniziativa del Governo troppo visibile ed esposta alle critiche, ma appunto come attività parlamentare, affrontando un percorso più «discreto» che permette di accelerare l’iter lontano dai riflettori sfruttando la distrazione dell’opinione pubblica e dei media". "Ancora una volta, la lobby venatoria e quella agricola usano la tattica subdola dello «spacchettamento», rilanciando molte norme scandalose che erano state rimosse dall’esecutivo e reinserendole camuffate all’interno di emendamenti «fantasma», piazzate in provvedimenti legislativi che non c’entrano nulla con l’attività venatoria. Così si smantellano di nascosto i divieti: era già avvenuto con la riapertura della caccia sui valichi montani, passata appunto quasi inosservata grazie a questa tecnica.
"Nulla sarà più prima: la gravità del Ddl 1552 risiede nell’inversione dell’ordine dei valori. Dagli anni ’90, la legge italiana (la 157 del ’92) stabilisce che la fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato. Significa che gli animali appartengono a tutti noi e che lo Stato ha il dovere di tutelarli, mentre il nuovo testo la declassa a «risorsa sfruttabile», facendola diventare un pezzo di carne nel bancone del supermercato e trasformandola in uno strumento di profitto privato. Poi c’è la mistificazione contenuta nella definizione della caccia come «tradizione nazionale che concorre alla biodiversità». Non c’è nulla di più falso: è solo uno slogan menzognero che serve a togliere di mezzo la scienza e la magistratura riservando a una minoranza infima il diritto di sparare a ciò che vuole e quando vuole ignorando l’obbligo della protezione dell’ambiente sancito dall’articolo 9 della Costituzione".
"Di riflesso, il Ddl 1552 mette anche a rischio la sicurezza dei cittadini eliminando le giornate di silenzio venatorio del martedì e del venerdì, estendendo la possibilità di sparare anche oltre il tramonto (con silenziatore, mezzi optoelettronici, dispositivi infrarosso ecc.) e ampliandola anche ai natanti e in aree che ora sono protette: la natura, insomma, diventa un poligono di tiro permanente. Proseguendo, le lobby venatoria e agricola hanno ottenuto anche la bocciatura dell’emendamento che proponeva il divieto di caccia la domenica e nei festivi: nei giorni in cui famiglie, escursionisti e amanti della montagna cercano rifugio nel verde lo Stato decide di esporre le persone al rischio dei proiettili vaganti. In aggiunta, il nuovo testo esautora i giudici, permettendo di continuare a sparare anche quando un Tar o il Consiglio di Stato sospendono per precauzione provvedimenti venatori per il rischio di danni irreversibili".
" Anche la scienza viene umiliata, perché i pareri tecnici dell’Istituto superiore per la ricerca e la protezione ambientale (ISPRA) diventano carta straccia, lasciando ai politici espressione del mondo venatorio le decisioni su quali specie mettere nel mirino. Infine vengono smantellati i controlli sui richiami vivi dando vita a una sanatoria che spalanca la strada al bracconaggio offrendo l’immunità ai trafficanti di uccelli. Presidente Meloni, fermi questo colpo di mano: la natura e la sicurezza dei cittadini non sono merce di scambio".
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