Come si progetta una casa che non lascia soli? A Gorizia ecco chi ha risposto

Si è tenuta questa mattina, all'Oratorio parrocchiale di via Campagnuzza a Gorizia, la giornata di studi "Ambienti che sostengono la qualità della vita": quattro ore in cui studenti universitari, operatori sociali, persone con disabilità e loro familiari si sono seduti allo stesso tavolo per ripensare insieme gli spazi in cui si vive. Quello di oggi è il secondo appuntamento sul tema tra il Consorzio Il Mosaico e l'Università degli Studi di Trieste, dopo l'incontro del 25 maggio scorso ospitato nell'Aula Magna di via Alviano. L'iniziativa, organizzata dal Corso di Laurea in Architettura del Dipartimento di Ingegneria e Architettura (DIA) dell'Università degli Studi di Trieste e dal Consorzio di Cooperative Sociali Il Mosaico, con il patrocinio del Comune di Gorizia, ha messo al centro una domanda concreta: come un appartamento, un corridoio, un giardino condominiale possono diventare alleati — e non ostacoli — per chi vive situazioni di fragilità.
La mattinata si è aperta con i saluti della professoressa Giuseppina Scavuzzo, coordinatrice del Laboratorio di Progettazione dell'Architettura e degli Interni, che ha introdotto le esperienze progettuali sul tema dell'abitare e degli interni, seguita dall'assessore comunale al welfare Silvana Romano e da Mauro Perissini, presidente della cooperativa sociale La Cisile, socio e già presidente del Consorzio Il Mosaico. La prima sessione, dedicata alle progettualità terapeutiche, ha visto Giuseppina Scavuzzo e Martina Di Prisco presentare i progetti Senshome e Besenshome, esperienze di interior design orientate al benessere abitativo sviluppate attraverso mock-up e co-design. Nicla Indrigo ha quindi illustrato il tema degli ambienti protesici e delle tecnologie abilitanti per la qualità della vita.
Protagonisti inattesi della mattinata sono stati gli studenti del Laboratorio di Progettazione dell'Architettura e degli Interni, coordinato da Giuseppina Scavuzzo con la collaborazione di Paola Limoncin e di Alex Ferletti, che hanno presentato i loro progetti per un condominio solidale a Gorizia: soluzioni per spazi aperti e alloggi pensate in chiave comunitaria, nate da mesi di lavoro sul campo. Nella seconda parte della giornata, Paola Limoncin ha introdotto le attività di co-progettazione partecipata attraverso l'esempio del Giardino terapeutico di Trieste. Il momento centrale, "Casa mia, casa mia…", è stato condotto insieme da Scavuzzo, Limoncin e dagli organizzatori del Consorzio Il Mosaico, con la partecipazione del Comune di Gorizia, degli Ambiti Territoriali isontini, dell’ATER, di familiari, fruitori, operatori e realtà del Terzo Settore. Una conversazione rara, in cui la parola è passata alle persone direttamente coinvolte — non solo agli esperti.
La giornata ha confermato la solidità di un percorso già in atto: il Comune di Gorizia ha attive diverse co-progettazioni con il Consorzio Il Mosaico sul tema dell'abitare inclusivo, in particolare a favore di persone fragili e anziane. Un legame istituzionale che oggi ha trovato nuova linfa nel confronto diretto con la ricerca universitaria e le esperienze delle famiglie. A sintetizzare lo spirito dell'iniziativa è Mauro Perissini, presidente della cooperativa sociale La Cisile, socio e già presidente del Consorzio Il Mosaico: "Quando si uniscono saperi e competenze diversi — ma aperti alla collaborazione concreta — e un forte radicamento comunitario che aiuta a conoscere bisogni e valorizzare risorse, allora si possono realizzare percorsi importanti di benessere e reale progresso inclusivo delle persone."
L'iniziativa si inserisce in un percorso più ampio di ricerca applicata che mette in dialogo università, servizi sociali e comunità locale, con l'obiettivo di costruire modelli abitativi capaci di rispondere ai bisogni delle persone con disabilità e delle loro famiglie. I risultati del lavoro saranno alla base delle prossime fasi progettuali del Consorzio Il Mosaico.
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