“Bolgia dantesca, ma non hanno mai perso pazienza”: il grazie al pronto soccorso di Cattinara

La sera di giovedì 2 gennaio 2026 un triestino è transitato dal Pronto Soccorso dell’ospedale di Cattinara. Non per una visita, non per un’emergenza personale, ma per cercare un ricoverato. Quello che ha trovato, però, è stato molto più di una semplice informazione: è stato uno spaccato crudo e reale di ciò che ogni giorno vivono medici, infermieri e operatori sanitari.
Un’ora dentro una bolgia moderna
Per quasi un’ora, racconta, si è trovato immerso in quella che definisce senza mezzi termini una bolgia dantesca. Persone in attesa, tensione palpabile, richieste continue, volti stanchi. Un clima difficile, a tratti feroce, dove il tempo sembra dilatarsi e la pazienza diventare una risorsa sempre più rara.
La professionalità che resiste al caos
Eppure, dentro quel contesto estremo, ciò che colpisce è altro. Nonostante una mole di lavoro impressionante, il personale medico e paramedico, fino all’ultimo addetto, ha continuato a muoversi con gentilezza, professionalità e capacità di ascolto. Nessuna risposta brusca, nessuna chiusura, nessuna perdita di controllo. Solo persone che, in condizioni durissime, continuano a fare il proprio lavoro con dignità e umanità.
Un ringraziamento che va oltre il singolo episodio
Il ringraziamento non è formale, né di circostanza. È sentito, profondo, quasi urgente. Perché chi opera ogni giorno in pronto soccorso cura non solo chi ha bisogno immediato di assistenza, ma spesso anche chi, da paziente o da accompagnatore, ha dimenticato cosa significhi avere pazienza.
La vera paura non è l’attesa
C’è una frase che resta sospesa come un monito: “Temo il giorno in cui loro dovessero perdere la pazienza”. Non per colpa loro, ma per l’accumularsi di pressioni, aggressività, pretese, mancanza di rispetto. Perché se chi regge quel fronte dovesse cedere, a perderci sarebbe l’intera comunità.
Un invito a fare un passo indietro
Da questa testimonianza nasce anche un invito chiaro. Chi si reca in pronto soccorso, per cure o anche solo per informazioni, dovrebbe fermarsi un attimo, fare un passo indietro, chiedere per favore, ringraziare. Ricordarsi che dall’altra parte non ci sono sportelli, ma persone. Persone che, ogni giorno, lavorano in condizioni che pochi sarebbero disposti a sopportare.
Una città che deve saper riconoscere
Trieste, città di carattere e di parole dirette, deve saper riconoscere il valore di chi tiene in piedi uno dei servizi più delicati della comunità. Non con applausi occasionali, ma con rispetto quotidiano. Perché la pazienza, quando viene messa alla prova ogni giorno, merita almeno gratitudine.
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