lunedì 17 agosto 2026
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Cronaca

Arte a Trieste, Johan Steven Chicue: «Città molto partecipativa, ma poco acquirente» (VIDEO)

Luca Marsi·
Arte a Trieste, Johan Steven Chicue: «Città molto partecipativa, ma poco acquirente» (VIDEO)

Una città che partecipa, osserva e apprezza l'arte, ma nella quale trasformare l'interesse del pubblico in un vero mercato resta più difficile. È il ritratto tracciato dall'artista Johan Steven Chicue durante il talk della Sagra de la Sardela, condotto da Luca Marsi alla Fontana di Barcola.

Chicue è arrivato alla diretta portando fisicamente una propria opera, “I riflessi del mare”, offrendo così al pubblico la possibilità di entrare direttamente nel suo percorso creativo e nel particolare rapporto tra materiali recuperati, memoria, mare e radici colombiane.

Il mare come collegamento tra culture

Il punto di partenza è stato proprio Trieste.

Alla domanda su quanto la città raccontata attraverso l'arte corrispondesse a quella descritta dagli altri ospiti, Chicue ha spiegato come il mare diventi nella sua opera un ponte fra mondi diversi.

«Quest'opera ci collega dalla cultura oltreoceano a quella europea e il collegamento è il mare», ha spiegato.

Un concetto particolarmente potente nel contesto di Barcola, con il Golfo sullo sfondo della diretta.

Il mare, nell'opera di Chicue, non è quindi soltanto paesaggio. È spazio di collegamento, memoria, profondità e scoperta.

“I riflessi del mare”, un'opera nata nel 2022

Chicue ha datato l'opera attorno al 2022 e ne ha spiegato il significato direttamente al pubblico.

«L'ho intitolata “I riflessi del mare”», ha raccontato.

L'obiettivo era interpretare «la vita sotto il mare» attraverso un rapporto tra dentro e fuori, sopra e sotto, accompagnato anche da una componente mistica.

Un'opera stratificata, quindi, nella quale gli elementi visibili rimandano a significati più profondi.

Il galeone e le radici colombiane

Tra gli elementi centrali compare un galeone.

Chicue ha spiegato di averlo inserito per raccontare una vicenda legata alle coste colombiane e al rapporto storico con la Spagna.

«Vuole raccontare anche quella parte della storia colombiana, delle mie radici», ha spiegato.

Il galeone non è stato costruito dall'artista, ma deriva da un oggetto decorativo destinato a un acquario.

Ed è qui che emerge una delle caratteristiche fondamentali del suo lavoro.

«Il mio lavoro è sempre il recupero, il recupero degli oggetti dimenticati», ha sottolineato.

Oggetti nati per un altro utilizzo vengono così sottratti alla loro funzione originaria e trasformati in componenti di una nuova narrazione artistica.

«Il mio lavoro è cambiare la materia»

“I riflessi del mare” è stata realizzata in circa una settimana, con i tempi di asciugatura a rappresentare la parte più lunga del processo.

Ma l'opera, ha spiegato Chicue, comincia molto prima della lavorazione materiale.

«Il mio lavoro è di cambiare la materia, quindi prima di tutto c'è sempre un pensiero», ha raccontato.

L'idea precede la forma.

Solo successivamente quel pensiero viene trasformato «in fisico».

È un processo creativo che parte quindi dalla concettualizzazione, passa attraverso la ricerca degli oggetti e termina nell'assemblaggio.

Anche il titolo arriva dopo: «Prima viene l'idea e dopo» il nome dell'opera, ha spiegato.

E può accadere che il titolo immaginato inizialmente cambi completamente lungo il percorso.

Le conchiglie dorate e il tesoro sommerso

Nel lavoro mostrato alla Sagra de la Sardela compaiono anche delle conchiglie dorate.

Chicue ha spiegato che attraverso questi elementi voleva rappresentare la scoperta di un tesoro sotto l'acqua.

Ma il tesoro non deve essere interpretato esclusivamente in senso economico.

«Non ha solo un valore economico, di soldi, ma proprio la scoperta», ha sottolineato.

Una distinzione che aiuta a leggere l'intera opera: ciò che si trova sotto la superficie assume valore perché viene scoperto, reinterpretato e restituito allo sguardo.

Fare l'artista a Trieste: «Molto partecipativa, però poco acquirente»

Il confronto si è poi spostato sulla condizione dell'artista in città.

Chicue non ha nascosto una criticità molto concreta.

Parlando della necessità di vendere le proprie opere, ha osservato che spesso è necessario rivolgersi anche fuori Trieste.

La sintesi è arrivata in poche parole: «È molto partecipativa però poco acquirente».

Il pubblico triestino, dunque, partecipa alle mostre e dimostra interesse, ma l'apprezzamento non sempre si traduce nell'acquisto di un'opera.

Una questione particolarmente rilevante per chi vive professionalmente dell'arte.

Come è stato ricordato durante il confronto, i complimenti sono importanti, ma il lavoro dell'artista deve confrontarsi anche con la sostenibilità economica.

Opere fuori dagli schemi

Chicue riconosce inoltre che il proprio linguaggio artistico può richiedere al pubblico uno sforzo ulteriore.

«Sono lavori abbastanza particolari», ha spiegato.

Non si tratta del dipinto tradizionale al quale molte persone sono più abituate, ma di accumulazioni e composizioni basate anche sul recupero e sulla trasformazione degli oggetti.

Proprio questa particolarità può rendere più lunga la decisione di portare un'opera in casa, ma allo stesso tempo costituisce l'identità stessa della sua ricerca.

Da Berlino a Barcellona, passando per Roma e Lucca

Il percorso di Chicue non si limita a Trieste.

Nel corso degli anni ha partecipato a mostre anche fuori città e all'estero.

Ha ricordato esperienze a Berlino e Barcellona, oltre a esposizioni in diverse città italiane tra cui Roma e Lucca.

Una circolazione delle opere che proseguirà anche nei prossimi mesi attraverso un calendario particolarmente fitto.

Le prossime mostre tra Monfalcone e Trieste

Durante la diretta Chicue ha annunciato diversi appuntamenti.

Il 29 agosto le sue opere saranno presenti a Monfalcone in occasione di un'ex tempore nell'area verde di via Valentinis, con appuntamento alle 11.

Sempre il 29 agosto il gruppo Rivel Art inaugurerà alle 18 la mostra Giardini dell'Arte, in via Gambini.

Una doppia presenza resa possibile da una filosofia che l'artista ha sintetizzato con ironia: «Quando non posso viaggiare faccio viaggiare anche i miei lavori».

Dal 5 al 12 settembre è poi prevista Arte Immagine Creativa al Mercato Coperto.

Dal 24 ottobre al 6 novembre sarà la volta del Salone dell'Arte Contemporanea in via Rossetti, mentre a dicembre Chicue ha indicato un appuntamento con Arte Expo alla Stazione Marittima.

Le esposizioni comprenderanno sia opere nuove sia lavori già realizzati.

Nuovi progetti e “Next Trieste”

Interrogato su ciò che sta preparando, l'artista ha anticipato anche un nuovo progetto legato a “Next Trieste”, senza entrare ulteriormente nei dettagli durante la parte di trascrizione disponibile.

Un indizio che lascia intravedere un'attività creativa in continuo movimento, tra recupero, sperimentazione e nuovi appuntamenti pubblici.

Cosa manca all'arte triestina? Più spazi per i giovani

Alla domanda su cosa servirebbe al mondo artistico cittadino, Chicue non ha descritto Trieste come una città priva di luoghi culturali.

«Ne abbiamo abbastanza», ha riconosciuto.

La richiesta riguarda però la possibilità di ampliare l'offerta con altre sale espositive, più orientate ai giovani e magari più grandi.

«Abbiamo quelle classiche, quelle che conosciamo già», ha osservato, auspicando spazi differenti capaci di coinvolgere una nuova generazione.

«I giovani si occupano poco dell'arte»

Proprio il rapporto tra arte e nuove generazioni rappresenta secondo Chicue uno dei punti più delicati.

Alla domanda sull'interesse dei giovani triestini ha risposto che in città «abbiamo una media un po' alta» e che i giovani «si occupano poco dell'arte».

Per questo il suo obiettivo è anche quello di incontrare persone più giovani «disposte ai cambiamenti» e aperte a opere differenti rispetto a quelle più tradizionali.

È forse questa la sfida più importante emersa dalla conversazione: non soltanto aumentare il numero delle mostre, ma creare un pubblico nuovo, disponibile a frequentarle, comprenderle e magari anche acquistare il lavoro degli artisti.

Con il mare di Barcola a pochi metri dal palco, “I riflessi del mare” ha trasformato per una sera la Sagra de la Sardela anche in un piccolo spazio espositivo. E ha mostrato quanto gastronomia, turismo, libri e arte possano convivere nello stesso racconto di Trieste.

DI SEGUITO IL VIDEO

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