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Segnalazioni

Una giovane triestina: «Persone non-binary, una lettura di approfondimento»

Luca Marsi·

Intervento di una nostra lettrice

Nei tempi più recenti della mia vita ho realizzato che possibilmente esiste una comunità che sta ancora un gradino più a fondo nelle nebbie della mistificazione e dell'invisibilità rispetto a quella trans: quella delle persone non-binary (per quanto queste due siano congiunte ma non sovrapposte né legate intrinsecamente).

Come le altre collettività del mondo queer, anche quella non binaria soffre del pregiudizio stereotipico evocativo (es: bisessuale=promiscu*, trans=travestit*/prostituta, ecc). Questo fenomeno si basa sulla perpetrazione di alcuni dati sommari, alcuni incorretti, alcuni veritieri ma spesso in seguito distorti durante il processo, come verità univoca.

Ecco perciò che cosa *non* o *non necessariamente* significa essere non-binary:

Essere non-binary *non* è sinonimo di essere gender non-conforming. Esprimersi in modo non conforme agli stereotipi associati al genere con cui siamo identificati dalla società non significa per forza discostarsene a livello identitario, così come una persona che non sente di appartenere al genere che le viene socialmente attribuito può risultarvi stereotipicamente conforme in tutto e per tutto.

Essere non-binary *non* è sinonimo di "terzo sesso", né di "androginia", né di "via di mezzo". La collettività non binaria è possibilmente la più variegata, perché oltre che un gruppo identitario (come possono esserlo altre rappresentanze all'interno della sigla LGBTI+) è una dimensione polivalente e un movimento trasversale e dissociato dalla riconduzione e alla decodificazione dell'identità umana per mezzo di una polarizzazione maschio/femmina. Come tale, racchiude allo stesso modo persone che hanno un'identità compresa in uno spettro tra il "femminile" e il "maschile" e che *possibilmente* così vengono percepite sempre secondo gli stessi stereotipi (aspetto, stile, atteggiamento, gusti...) e persone che sono e/o appaiono tutto fuorché "androgine" o "neutre".
Ma, ancora più importante, racchiude allo stesso tempo persone per le quali l'appartenenza di genere è fondamenta della propria identità e persone che sono non binarie proprio perché per loro non lo è affatto (e possibilmente ne soffrono l'imposizione da parte esterna).

Essere non-binary *non* è sinonimo di essere "confusi" o "ribelli". Una persona può abbracciare il concetto di non binarismo anche solo in fase di autoscoperta (questioning) per poi trovare la propria identità in una concezione binaria e questo non rende né la persona stessa né la collettività non binaria meno valide o credibili (similmente a come può accadere con l'orientamento sessuale attraverso etero/bi/omosessualità). Esattamente come è certo e oserei dire ovvio che la progressiva liberazione femminile abbia avuto un ruolo per molte persone AFAB nell'avvicinarsi e rispecchiarsi nella comunità non-binary, e se una di esse dovesse riconsiderare la propria identità in base a delle interiorizzazioni negative e ad insofferenza questo non renderebbe meno valida o credibile né la comunità né la persona stessa.

Che cosa significa per me, allora, essere non binaria?
Per me non è una questione di consapevolezza. La consapevolezza che la mia persona prescinde e trascende una realtà fatta di generi e di appartenenze identitarie mutevoli e di non potermi descrivere attraverso questi filtri senza distorcere e limitare me stessa.
Significa essere libera e autentica nei confronti di me stessa, e significa rispettare le altre persone osservandole senza pregiudizi.

La mia esistenza all'interno del mondo non binario non basta da sola a descrivere la mia singola identità, similmente per l'appunto a come nessuna idea di "genere" mi appare descrittiva della mia persona, ma rappresenta piuttosto il mio modo di essere e di percepire il mondo e le persone.
Rappresenta qualcosa in cui credo e che vivo con passione, ed è in questo modo che ne faccio per me una bandiera.

NICOLE T.

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