Trieste, il PD attacca sui controlli Schengen: “I richiami dell’Europa dimostrano che così non funziona”

Il Partito Democratico di Trieste torna ad attaccare la gestione dei controlli ai confini con la Slovenia, richiamando l’attenzione sul recente intervento della Commissione Europea nei confronti dell’Italia e di altri Paesi che hanno mantenuto limitazioni alla libera circolazione prevista dall’area Schengen.
Secondo gli esponenti democratici triestini, il richiamo europeo rappresenterebbe una conferma delle criticità che da tempo vengono evidenziate sul territorio. Al centro della contestazione vi è la decisione del Governo di reintrodurre i controlli nell’autunno del 2023 per ragioni legate alla sicurezza internazionale.
Per il consigliere comunale del PD Štefan Čok, chi vive quotidianamente nell’area transfrontaliera sarebbe ben consapevole dei limiti di tali misure. A suo avviso, in assenza di barriere fisiche lungo il confine, i controlli risulterebbero facilmente aggirabili e non rappresenterebbero uno strumento realmente efficace contro eventuali attività illecite.
Sulla stessa linea anche la consigliera Valentina Repini, che pone l’attenzione sul significativo impiego di risorse da parte delle forze dell’ordine e dell’esercito. Risorse che, secondo l’esponente democratica, potrebbero essere utilizzate in modo più efficace attraverso operazioni di controllo del territorio o attività di retrovalico.
Nel mirino del PD finiscono anche le conseguenze quotidiane per chi attraversa regolarmente il confine tra Italia e Slovenia. Lavoratori, studenti, famiglie e pendolari sarebbero infatti, secondo il partito, i soggetti maggiormente penalizzati da rallentamenti e verifiche che incidono sulla mobilità e sui rapporti consolidati negli anni all’interno di un’area caratterizzata da una forte integrazione europea.
A chiudere l’intervento è il capogruppo democratico in Consiglio comunale Giovanni Barbo, che invita il Comune di Trieste a rappresentare al Governo nazionale le criticità emerse in questi anni. Secondo Barbo, sarebbe necessario puntare su misure più concrete per la sicurezza urbana e territoriale, evitando soluzioni che, a suo giudizio, rischiano di rivelarsi più simboliche che realmente efficaci.
La questione dei controlli ai confini continua così ad alimentare il confronto politico in città, in un territorio che vive ogni giorno il rapporto diretto con la vicina Slovenia e che rappresenta uno dei punti più sensibili dell’intera area transfrontaliera europea.
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