Sicurezza, Spanghero: «Più agenti in strada». Chicco: «Presidiare senza abbandonare gli spazi» (VIDEO)

Sicurezza, immigrazione, integrazione, piazza Libertà, vita notturna, nuovi spazi per i ragazzi e, alla fine, persino il tradizionale gioco sui possibili candidati sindaco del 2027. Il nuovo appuntamento di “Giovani al voto”, condotto dal direttore di Trieste Cafe Luca Marsi, ha messo uno di fronte all'altro Francesco Spanghero del Movimento 5 Stelle e Giovanni Chicco di Idea Giuliana.
Un confronto nel quale sono emerse differenze politiche piuttosto nette, soprattutto sul modo di attribuire le responsabilità per la situazione della sicurezza e dell'immigrazione, ma anche alcuni punti di contatto: entrambi considerano Trieste ancora una città sostanzialmente sicura, entrambi ritengono inaccettabile vedere persone dormire per strada ed entrambi chiedono un equilibrio tra il diritto dei giovani a vivere la città e quello dei residenti al riposo.
La distanza maggiore arriva quando il confronto passa dalle soluzioni alle responsabilità.
Spanghero punta il dito contro i diversi livelli istituzionali governati dal centrodestra e domanda risultati. Chicco invita invece a non trasformare fenomeni complessi e in continua evoluzione in una gara politica su chi abbia fatto meglio o peggio.
Ed è lì che il confronto si accende.
Sicurezza, Chicco: «Alcune ragazze evitano determinate zone»
Il primo terreno scelto da Marsi è quello della sicurezza serale a Trieste.
Chicco parte dalla propria esperienza personale.
«Io personalmente non ho mai vissuto alcun episodio di violenza la notte o la sera. Però ho tanti amici e parenti a cui purtroppo è capitato di vivere qualche brutta esperienza».
Il rappresentante di Idea Giuliana introduce però immediatamente un elemento che considera importante: la diversa percezione della sicurezza, in particolare tra le ragazze.
«La percezione di tante ragazze mi ha riportato che la sera, la notte, si sentono insicure e certe zone della città vengono proprio non più frequentate».
Per Chicco, il rischio è che la comunità finisca progressivamente per rinunciare ad alcuni luoghi.
«Secondo me la comunità forse sta perdendo alcuni spazi, alcuni luoghi di aggregazione. Evitiamo di frequentare alcuni luoghi e questa non è una cosa buona».
«Distinguiamo tra percezione reale e percezione indotta»
Chicco invita però a distinguere anche tra ciò che accade concretamente e la percezione generata dal racconto quotidiano dei fatti.
«Scinderei un attimo tra percezione reale e percezione indotta».
Secondo Chicco, in una società fortemente polarizzata anche leggere determinate notizie può condizionare il modo nel quale si vive successivamente la città.
La sua proposta non si limita comunque alla riflessione sulla percezione.
Nel breve periodo indica la necessità di aumentare i controlli e garantire presidi nelle zone considerate più problematiche, ma immagina un modello che non coinvolga esclusivamente le forze dell'ordine.
Chicco: «Educatori, assistenti sociali e mediatori nelle zone più critiche»
È una delle proposte più concrete emerse durante la diretta.
Chicco immagina «team di professionisti, educatori, assistenti sociali, mediatori culturali» che possano rappresentare un presidio stabile nelle zone più critiche e marginali.
Figure che lavorerebbero accanto alle forze dell'ordine, svolgendo soprattutto una funzione di mediazione.
Ma per il giovane di Idea Giuliana esiste anche una risposta che riguarda direttamente i cittadini.
«La cosa importante come comunità cittadina, come triestine e triestini, secondo me è non abbandonare gli spazi, continuare a vivere gli spazi, continuare a trovarci e ad incontrare le persone che sono lì».
La sua convinzione è semplice: «Quando uno spazio si svuota, allora certi fenomeni è molto più probabile che possano avvenire».
Spanghero: «Trieste è ancora sicura, ma negli ultimi dieci anni è cambiata»
Francesco Spanghero parte da una premessa in parte simile.
«Io penso che comunque Trieste sia, rispetto a tante altre città del Nord, una città ancora sicura».
Anche lui racconta di non avere vissuto personalmente episodi di violenza, ma sottolinea l'esistenza di numerose testimonianze e richiama alcuni fenomeni e zone della città.
Spanghero cita le baby gang in Scala dei Giganti e gli episodi che, secondo lui, interessano piazza Perugino e piazza Garibaldi.
La conclusione è che «sicuramente la percezione della sicurezza è molto peggiorata».
È però a questo punto che il rappresentante del Movimento 5 Stelle porta il confronto sul terreno politico.
Spanghero: «Per anni ci hanno detto che la responsabilità era della sinistra. Adesso mi aspetto risultati»
Il ragionamento di Spanghero è apertamente polemico nei confronti del centrodestra.
Ricorda di essersi sentito ripetere per anni che le responsabilità sui problemi relativi alla sicurezza e all'immigrazione sarebbero state attribuibili alla sinistra e osserva che oggi centrodestra e destra governano, a suo giudizio, i principali livelli istituzionali coinvolti.
Da qui la richiesta.
«A un certo punto mi aspetto anche dei risultati».
Per Spanghero, il Comune dovrebbe innanzitutto chiedere al Governo un rafforzamento effettivo degli organici delle forze dell'ordine e una presenza maggiore nei luoghi più delicati della città.
Ma aggiunge un altro elemento destinato a creare discussione.
«Apriamo una discussione seria sull'impiego degli agenti»
Spanghero chiede infatti una riflessione sull'impiego del personale di polizia.
«Voglio comunque ricordare che abbiamo decine e decine di agenti al confine con la Slovenia», afferma, sostenendo che contemporaneamente i sindacati di polizia segnalerebbero problemi di organico.
La conclusione politica è tagliente:
«Piuttosto di continuare ad appropriarsi del tema della sicurezza e dell'immigrazione, mettiamo i poliziotti nelle strade e facciamoli lavorare».
Chicco replica: «Non farei paragoni su chi ha fatto meglio o peggio»
Chicco concorda sul fatto che sicurezza e migrazioni siano questioni che superano il livello strettamente comunale.
Ma non segue Spanghero nell'attribuzione politica delle responsabilità.
«È ovvio che lì, nelle retrovie, ci siano professionisti, istituzioni che lavorano, che hanno ben più presenti di noi i problemi della città e che secondo me ce la mettono tutta per risolvere i problemi».
Per Chicco bisogna inoltre considerare che il fenomeno migratorio si è trasformato nel corso degli anni.
Ed è proprio per questo che rifiuta una lettura fondata esclusivamente sul confronto politico tra amministrazioni.
«Non andrei a fare questo tipo di paragoni politici: chi ha fatto meglio, chi ha fatto peggio? La realtà è una realtà che muta, che varia, ci presenta delle sfide sempre nuove e dobbiamo essere pronti a risolvere assieme queste sfide».
Spanghero contrattacca: «La politica deve portare soluzioni»
La replica di Spanghero arriva immediatamente.
Precisa di non avere nulla personalmente contro Chicco, ma ribadisce che quello della sicurezza è un tema sul quale sente particolarmente il peso del confronto politico degli ultimi anni.
Contesta quella che definisce la narrazione di una «fantomatica sinistra» alla quale sarebbero state attribuite per anni le responsabilità di numerosi problemi.
Poi torna alla richiesta di risultati.
«Io sono convinto che la gente voglia lavorare e si impegni. Però i risultati non ci sono», sostiene.
E chiude con una delle frasi più colorite dell'intera diretta:
«Io dalla politica pretendo che arrivino delle soluzioni, perché altrimenti stiamo qua a pettinare le bambole e basta».
Immigrazione, Spanghero: «Davanti alla stazione situazione inaccettabile»
Il secondo grande capitolo riguarda immigrazione e integrazione.
Marsi chiede ai due giovani se il tema venga percepito dalle nuove generazioni allo stesso modo rispetto a quelle più adulte e, soprattutto, quale dovrebbe essere il rapporto tra ciò che la città deve garantire a chi arriva e ciò che può pretendere da chi decide di vivere a Trieste.
Spanghero non ha dubbi sul fatto che sia una questione molto sentita anche dai giovani.
Poi concentra immediatamente l'attenzione sulla zona della stazione.
«Rispetto a Trieste è oggettivo che la situazione che abbiamo davanti alla stazione sia diventata inaccettabile», sostiene.
Per l'esponente del Movimento 5 Stelle, Comune, Regione e Governo devono trovare una soluzione.
«Non è dignitoso per chi arriva e neppure per i cittadini»
Spanghero insiste sulla necessità di garantire almeno una prima accoglienza dignitosa alle persone che arrivano attraverso la rotta balcanica.
Nel suo intervento richiama le esperienze raccontate da alcuni migranti lungo il viaggio e sostiene che lasciarli semplicemente in strada non rappresenti una soluzione.
«Non è assolutamente dignitoso per loro, ma neanche per i cittadini che vivono in quelle zone».
Fa l'esempio del triestino che arriva in treno e si trova davanti alla situazione di piazza Libertà.
Ma Spanghero difende anche il ruolo delle associazioni che distribuiscono coperte e cibo.
«Le associazioni stanno intervenendo proprio dove le istituzioni non riescono a dare una risposta sufficiente».
E sintetizza:
«Il problema non è chi porta il pasto o la coperta, il problema è l'assenza di una gestione efficace».
Spanghero: «A cosa serve la politica se si limita a descrivere il problema?»
La domanda diventa direttamente politica.
«A cosa serve la politica? Se governi il Comune, se governi la Regione, se governi il Paese, non puoi continuare a limitarti a descrivere il problema».
Secondo Spanghero, chi governa dovrebbe smettere di raccontare soltanto l'esistenza delle criticità e assumersi la responsabilità di trovare soluzioni.
Chicco: «Nel 2026 vedere persone dormire per strada non è accettabile»
Su questo punto arriva una convergenza significativa.
«In una città italiana, del mondo occidentale, vedere persone che nel 2026 dormono in strada non è assolutamente accettabile, non è umano», afferma Chicco.
Il rappresentante di Idea Giuliana ritiene che il Comune debba esercitare pressione sulle autorità superiori e chiede una gestione più continua del fenomeno.
La sua domanda è: perché arrivare allo sgombero invece di monitorare la situazione quotidianamente?
«Non si può aspettare, come sempre avviene in Italia, il caso eclatante e poi si agisce».
Per Chicco serve quindi un continuum di collaborazione tra le diverse autorità.
«La legge è uguale per tutti»
Marsi chiede anche cosa debba pretendere la città da chi sceglie di vivere a Trieste.
La risposta di Chicco parte dall'accoglienza, ma arriva immediatamente alle regole.
Secondo lui il Comune dovrebbe fare «il primo passo», offrendo un percorso di accoglienza, per poi chiedere a chi arriva ciò che viene richiesto a qualsiasi altro cittadino.
«La legge è uguale per tutti», afferma.
E aggiunge che bisogna pretendere che le persone contribuiscano «al benessere del Paese, della città, della comunità».
La logica indicata è quella di offrire innanzitutto un'opportunità di integrazione. Se il percorso funziona, proseguirlo. Se non funziona, «prendere i dovuti provvedimenti».
Spanghero: «Comune, associazioni e terzo settore devono fare più rete»
La replica di Spanghero parte da un accordo esplicito.
«Sono assolutamente d'accordo con quello che dice Giovanni. Dobbiamo implementare il rapporto tra la rete, il Comune, le associazioni e il terzo settore».
Porta quindi la propria esperienza nel servizio civile e sostiene che i progetti collegati all'accoglienza stiano subendo tagli, interpretandoli come una scelta politica.
Poi torna su piazza Libertà.
Spanghero contesta anche la soluzione delle recinzioni, citando un costo di «un milione e mezzo» e sostenendo che spostare fisicamente le persone di poche decine o centinaia di metri non risolverebbe il problema.
La sua bocciatura è durissima: «È il nulla. Il nulla cosmico secondo me».
Chicco: «Lo Stato deve dimostrare di esserci»
Chicco porta quindi nel confronto il tema dei reati reiterati, sottolineando la percezione di quei cittadini che ritengono di vedere persone commettere più volte reati senza comprendere quale sia la risposta del sistema.
«Viviamo in uno Stato di diritto e il diritto deve essere rispettato. Lo Stato deve dimostrare di esserci».
Ma subito dopo torna sul concetto che attraversa tutto il suo intervento: la comunità.
Secondo Chicco, nella quotidianità non bisogna «fare finta di niente», ma provare a esporsi, fare il primo passo e ricostruire legami.
Arriva così a una riflessione più ampia:
«Spesso il problema non è tanto l'altro, ma siamo più noi che abbiamo un po' perso la nostra identità e quindi ci troviamo un po' smarriti nel nostro mondo e vogliamo attaccare qualcuno o qualcosa».
Movida, Chicco: «Trieste è una città demograficamente anziana, serve equilibrio»
Il terzo terreno del confronto è più leggero soltanto apparentemente: la movida.
Dove termina il diritto dei giovani a vivere la città e dove comincia quello dei residenti a dormire?
Chicco parte dalla struttura demografica di Trieste.
«La città di Trieste è una città demograficamente molto sbilanciata in avanti. Quindi è una città molto anziana».
La risposta, secondo lui, deve essere un compromesso.
Nelle zone della movida, citando via Torino, bisognerebbe lasciare spazio all'aggregazione fino a una determinata ora e poi introdurre limiti.
Chicco ipotizza indicativamente le 23 o 23.30 durante la settimana e mezzanotte nel weekend.
Ma aggiunge una seconda proposta: creare nuovi luoghi di aggregazione lontani dalle abitazioni.
L'idea di Chicco: riportare la festa sul Bastione Fiorito di San Giusto
Qui arriva una delle proposte più curiose della serata.
Chicco racconta di avere da anni l'idea di recuperare il Bastione Fiorito di San Giusto come spazio di aggregazione.
Ricorda che nei primi decenni del Novecento l'area veniva utilizzata per grandi feste e domanda perché non si possa valorizzare maggiormente anche il Castello di San Giusto, andando oltre i pochi concerti organizzati durante l'anno.
«Lì sarebbe un luogo isolato», osserva.
E cita anche il progetto della discoteca in Porto Vecchio annunciato dal sindaco Roberto Dipiazza, considerandolo «un primo passo» nella ricerca di nuovi spazi.
Spanghero: «Musica spenta alle 22.30? In una città universitaria è allucinante»
Spanghero parte dalla stessa parola utilizzata da Chicco: equilibrio.
Ma sulle fasce orarie la posizione cambia.
«Durante la settimana dover chiudere la musica alle 22.30, in una città universitaria, è allucinante», afferma.
La sua idea è quella di una Trieste maggiormente vissuta dai giovani.
«Io vorrei una Trieste che fosse veramente vissuta dai giovani, una città vissuta, piena di gente».
Spanghero cita la Barcolana come esempio di quanto, a suo giudizio, Trieste diventi bella quando le strade sono frequentate e la città è viva.
«Non possiamo dire che i giovani se ne vanno e poi mettere ostacoli a chi investe»
C'è poi un elemento economico.
Spanghero ricorda che molti giovani scelgono di investire aprendo attività legate anche all'intrattenimento e alla vita serale.
Per questo vede una contraddizione tra il lamento sulla fuga dei giovani e gli ostacoli che, a suo giudizio, vengono posti a chi decide di investire a Trieste.
Ma precisa immediatamente che maggiore libertà non significa assenza di regole.
«Questo non significa la musica fino alle tre o alle due, perché il diritto al riposo va tutelato, deve essere tutelato, ci devono essere delle regole ben precise».
La sua proposta è cercare una soluzione intermedia.
«Tra le 22.30 e le tre si può trovare un punto d'accordo. Secondo me non è impossibile».
E conclude scherzosamente: «Sarebbe anche una concessione che i nostri nonni potrebbero darci».
Comunali 2027, il gioco finale sui nomi
Come ormai tradizione del format, Marsi chiude la puntata con il gioco politico sui possibili candidati alle Comunali 2027.
La domanda non riguarda il candidato della propria area, ma quello che ciascun ospite, alla data del 24 settembre 2026, immagina possa emergere nello schieramento opposto.
Si tratta dunque esclusivamente delle valutazioni personali espresse dai due giovani durante la trasmissione, non di candidature ufficiali né di indicazioni sull'esito della competizione.
Spanghero, interrogato sul centrodestra, fa il nome di Massimiliano Fedriga.
Dall'altra parte viene indicato Francesco Russo come possibile nome per il centrosinistra.
Due indicazioni pronunciate all'interno del tradizionale gioco conclusivo della trasmissione, in una fase nella quale la corsa verso il 2027 è ancora tutta da costruire.
Due giovani, molte differenze e qualche convergenza
Alla fine del confronto emerge una fotografia meno scontata di quanto potrebbe suggerire l'appartenenza politica.
Spanghero e Chicco si dividono soprattutto quando bisogna stabilire quanto pesino le responsabilità politiche di chi governa.
Il primo insiste: dopo anni di governo ai diversi livelli istituzionali, la politica deve essere giudicata sui risultati e non può limitarsi a descrivere i problemi.
Il secondo invita a considerare la continua trasformazione dei fenomeni e a evitare la contrapposizione permanente tra chi avrebbe fatto meglio e chi peggio.
Ma quando si passa alle persone che dormono in strada, alla necessità di una rete tra istituzioni e territorio, alla presenza dello Stato e alla ricerca di nuovi spazi per i giovani, le distanze si accorciano.
Ed è forse proprio questa la fotografia più interessante uscita dal nuovo appuntamento di “Giovani al voto”: un botta e risposta acceso quando entra in campo la politica, ma anche una generazione che, pur partendo da idee differenti, chiede alla città più sicurezza, più comunità, maggiore capacità di integrazione e spazi nei quali poter vivere davvero Trieste.
DI SEGUITO IL VIDEO
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