Pesca dei fasolari in difficoltà a Marano, Cisint: «Serve una strategia comune per tutto l’Alto Adriatico»

La pesca dei fasolari a Marano attraversa una fase sempre più delicata. Una serie di condizioni sfavorevoli starebbe infatti determinando un progressivo calo dei molluschi, non soltanto nell’area maranese ma più in generale in tutto il Friuli Venezia Giulia.
Il quadro è emerso durante un incontro tra l’europarlamentare della Lega Anna Maria Cisint e i rappresentanti del comparto della pesca di Marano, con particolare attenzione proprio alla situazione dei fasolari, da sempre uno dei simboli dell’attività maranese.
«Perso oltre un milione di euro di indotto»
A fornire alcuni numeri è stato Achille Ghenda, responsabile regionale di Confcooperative agroalimentare e pesca, intervenuto insieme a Marino Reggeni, presidente del consorzio fasolari COGEMO.
«Lo scorso anno è stato perso oltre un milione di euro di indotto tra Marano e Grado e in regione sono rimaste appena 32 imbarcazioni impegnate nella pesca specializzata ai molluschi», ha spiegato Ghenda.
Una situazione che, secondo il rappresentante del settore, mette ormai in discussione la stessa sostenibilità economica dell’attività.
«Pescare oggi non è più economicamente sostenibile, si sopravvive a malapena».
«Alcune imbarcazioni ferme da oltre due anni»
Ancora più netto il quadro descritto da Marino Reggeni.
«Alcune imbarcazioni sono bloccate in porto da più di due anni», ha dichiarato.
Un dato che restituisce la profondità della crisi e che conferma come il problema non riguardi soltanto il calo del pescato, ma l’intera tenuta economica del comparto.
All’incontro erano presenti, oltre a Cisint, anche l’onorevole Graziano Pizzimenti, il vicesindaco Sandro Ceccherin e il segretario comunale Martina Rossi.
Cisint: «Situazione sempre più preoccupante»
Secondo Anna Maria Cisint, il problema richiede un intervento che non può fermarsi al livello regionale.
«La Regione Friuli Venezia Giulia è stata in questi anni molto vicina alla categoria, anche grazie alla sensibilità dell’assessore Stefano Zannier, e continua a esserlo. Purtroppo la situazione è sempre più preoccupante», afferma l’europarlamentare.
Cisint punta il dito anche contro l’impostazione europea delle politiche sulla pesca.
L’attacco alle politiche europee
«L’Unione europea ha riservato ai pescatori un approccio ideologico, considerandoli saccheggiatori di risorse ittiche e inquinatori dei mari, e questo ha creato gravissimi problemi al comparto», sostiene Cisint.
Nella sua analisi, l’eliminazione del Fondo europeo per gli affari marittimi, la pesca e l’acquacoltura e i tagli proposti dalla Commissione europea per il bilancio 2028-2034 rappresenterebbero un ulteriore elemento di difficoltà.
Cisint parla di una riduzione delle risorse pari al 66% e collega questa scelta alla linea del Green Deal.
Si tratta della lettura politica espressa dall’europarlamentare della Lega.
La proposta: un tavolo tecnico con il Ministero
Durante l’incontro è emersa anche l’ipotesi di istituire un tavolo tecnico che coinvolga il Ministero, tutte le Regioni interessate dal comparto dell’Alto Adriatico e le rappresentanze delle categorie.
L’obiettivo sarebbe quello di mettere insieme dati, criticità e proposte, per arrivare a una strategia condivisa capace di affrontare il progressivo calo dei molluschi.
«Serve giocare di squadra»
Cisint insiste proprio sulla necessità di superare interventi isolati.
«Ora più che mai è necessario giocare di squadra, anche a livello interregionale. Vanno proposti e condivisi progetti comuni da parte di enti e categorie».
Il problema, sottolinea, non riguarderebbe soltanto Marano.
«Il problema dei molluschi coinvolge, ad esempio, tutto l’Alto Adriatico: serve una strategia più ampia».
Il futuro della pesca dei fasolari
La crisi dei fasolari diventa così simbolo di una difficoltà più generale che riguarda la pesca specializzata ai molluschi.
Il confronto aperto a Marano punta ora a trasformarsi in un percorso più strutturato, con il possibile coinvolgimento diretto del Ministero e delle Regioni dell’Alto Adriatico.
La sfida, secondo quanto emerso dall’incontro, sarà evitare che il calo della risorsa e l’aumento delle difficoltà economiche continuino a ridurre il numero delle imbarcazioni e delle imprese ancora attive.
Per Cisint, il punto è arrivare rapidamente a una strategia condivisa che metta insieme sostegno economico, politiche europee, coordinamento istituzionale e futuro della pesca.
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