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Politica

Green Pass, sindacati: "Sia garantito il diritto al lavoro a tutti i lavoratori"

Luca Marsi·

Pubblichiamo da Cgil Cisl Uil Trieste

Successivamente al decreto sull’obbligo di green pass per accedere ai luoghi di lavoro dal governo, si evidenziano molteplici criticità che dal nostro punto di vista fanno emergere un forte disagio sociale che sta crescendo tra i lavoratori e la popolazione.

Dal 15 di ottobre il territorio della provincia di Trieste, si presume dovrà produrre circa 60.000 tamponi alla settimana. Numero che attualmente non è in grado di garantire, ledendo così il diritto al lavoro delle persone non vaccinate.

Riteniamo inoltre che il tampone sia un presidio di salute e sicurezza per tutte le lavoratrici e lavoratori.

Pertanto la questione dovrebbe rientrare negli accordi relativi alla sicurezza e contrasto alla pandemia nei luoghi di lavoro sottoscritti a livello territoriale presso le Prefetture e nell’ambito della contrattazione aziendale le imprese devono ragionare su un intervento rispetto il costo del tampone che impatta in maniera differente sui lavoratori in base all’entità del salario.

È evidente che il servizio sanitario regionale e ASUGI debbano avere un ruolo da protagonisti per garantire il diritto al lavoro e il alla salute dei lavoratori.

Per questo motivo CGIL, CISL e UIL di Trieste lo scorso 18 agosto hanno chiesto un incontro al Prefetto, senza ricevere alcuna risposta.

Il pericoloso scenario di scontro sociale sul nostro territorio non può ricadere su lavoratori e aziende e non può e non deve essere sottovalutato perché il diritto al lavoro, alla salute e alla sicurezza sono diritti garantiti dalla costituzione e il prefetto non può non affrontarli.

Restiamo, dunque, in attesa di un sollecito riscontro da parte del Prefetto per la convocazione del tavolo.

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