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Politica

Fine vita, “ancora una triestina costretta a lasciare l’Italia”: Ora! interviene sul caso Lucia

redazione·
Fine vita, “ancora una triestina costretta a lasciare l’Italia”: Ora! interviene sul caso Lucia

La vicenda di Lucia, la donna triestina di 80 anni affetta da una grave patologia neurodegenerativa che ha scelto di ricorrere al suicidio medicalmente assistito in Svizzera, continua a suscitare reazioni e prese di posizione nel mondo politico e associativo.

A intervenire è Ora! Trieste, che attraverso una nota definisce la vicenda l’ennesimo caso di un diritto che, secondo il movimento, continua a non trovare piena applicazione nel nostro Paese nonostante le indicazioni della Corte Costituzionale.

Nel comunicato viene ricordato come Lucia, affetta da una rara malattia neurodegenerativa progressiva e incurabile, fosse ormai completamente dipendente dall’assistenza continuativa dei caregiver e avesse avviato da tempo il percorso per accedere al suicidio medicalmente assistito in Italia.

Secondo quanto riportato da Ora! Trieste, la richiesta era stata respinta da ASUGI sulla base della valutazione secondo cui la donna non sarebbe risultata dipendente da trattamenti di sostegno vitale. Una conclusione contestata sia dai familiari sia dall’Associazione Luca Coscioni, che ha seguito il caso.

Il confronto politico sul fine vita

Nel documento diffuso da Ora! Trieste viene sottolineato come la vicenda di Lucia richiami da vicino quella di Martina Oppelli, altra cittadina triestina che nei mesi scorsi aveva portato all’attenzione pubblica il tema del fine vita e dell’accesso alle procedure previste dalla normativa e dalle sentenze della Corte Costituzionale.

Il movimento evidenzia inoltre la coincidenza temporale con il recente voto del Senato che ha disposto il ritorno in commissione del disegno di legge sul fine vita, riaprendo il confronto parlamentare su una delle questioni più delicate e divisive del panorama politico italiano.

Per Ora! Trieste il rischio è quello di ulteriori rinvii e di una normativa che possa restringere ulteriormente l’accesso alle procedure di morte medicalmente assistita.

“Una sconfitta per diritti e libertà”

Nella nota si parla apertamente di una sconfitta sul piano dei diritti individuali e della libertà di autodeterminazione.

Secondo il movimento, una persona che si trova in condizioni di sofferenza irreversibile non dovrebbe essere costretta a intraprendere un viaggio all’estero per poter esercitare una scelta che ritiene parte della propria dignità personale.

La referente di Ora! Trieste, Domitilla Savino, definisce “inaccettabile” la necessità di lasciare il proprio Paese per accedere a una morte dignitosa e chiede che il diritto al fine vita venga garantito senza ulteriori ostacoli burocratici o rinvii legislativi.

La vicenda di Lucia riaccende così un confronto destinato a proseguire nei prossimi mesi, tra richieste di una legge nazionale più chiara e le diverse sensibilità etiche, giuridiche e politiche che da anni accompagnano il dibattito sul fine vita in Italia.

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