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Politica

Arcigay Trieste attacca: "Nostra buona fede strumentalizza, vergognosa equiparazione dittatura sanitaria-nazifascismo"

Luca Marsi·

Pubblichiamo da Arcigay Trieste

Ieri era la Giornata Mondiale dei Diritti Umani e siamo stat* invitat* da un collettivo di cittadin* a parlare in Risiera di discriminazioni contro le persone LGBTQIA+.
Erroneamente non ci siamo informat* abbastanza sullo scopo di chi ha organizzato, scoprendo che gli eventi previsti nella giornata di oggi avrebbero culminato in una manifestazione no green pass, a cui Arcigay Arcobaleno NON aderisce.
Riteniamo vergognoso che la nostra buona fede nel partecipare a un momento di contrasto alle discriminazioni, una giornata mondiale, sia stata strumentalizzata al fine di promuovere l'equiparazione tra la cosiddetta “dittatura sanitaria” e quanto accaduto durante il nazifascismo.
Arcigay Arcobaleno NON condivide e SI DISCOSTA da questo tipo di narrativa irrispettosa e offensiva per le vittime dell'olocausto e dell'omocausto.
Per dissipare ogni ulteriore dubbio, pubblichiamo il discorso che è stato letto dal nostro Presidente questa mattina in Risiera.
 
 
Qui il discorso:
"Buongiorno a tutte e tutti, doberdan V sem
grazie per l’invito a celebrare la giornata dei diritti umani e in particolare, qui, le vittime LGBT, lesbiche gay bisex trans del nazifascismo.
Arcigay Arcobaleno Trieste Gorizia si occupa da quasi trent’anni di diritti umani negati alle persone LGBTI+ e si attiva, grazie all’impegno delle proprie volontarie, per il contrasto delle discriminazioni e anche per la ricerca e divulgazione di una memoria storica attenta delle persone LGBT spesso nascoste o dimenticate. Grazie all’impegno del nostro ex presidente è stata posta una targa commemorativa in Risiera, in ricordo delle vittime della nostra comunità.
Nei campi di concentramento, di cui la Risiera di San Sabba è un triste esempio e monito, gli omosessuali maschi, venivano marchiati e avevano un simbolo di riconoscimento sulla loro casacca: il triangolo Rosa.
Alle donne omosessuali, lesbiche, non era riconosciuta nemmeno la dignità del riconoscimento nella violenza, inserite tra le asociali, erano marchiate e avevano un simbolo di riconoscimento sulla loro casacca: il triangolo nero.
Tra gay e lesbiche c’erano anche le persone trans e di genere non conforme che subivano il medesimo fato.
Tra i 6 milioni di morti dei campi di concentramento, ci furono ebrei, comunisti, rom, testimoni di Geova, oppositori oppositrici politiche, prostitute, mendicanti, persone LGBT.
Parte di queste persone venivano sottoposte a torture inumane ed esperimenti pseudo-scentifici, con le donne anche sterilizzazioni e aborti.
La mortalità delle persone LGBT era la più alta tra le varie minoranze, i triangoli rosa i più discriminati anche dagli altri prigionieri dei campi, le persone omosessuali assegnate ai lavori forzati più duri per reindirizzarli sulla “retta via”.
Il fascismo, dalla promozione delle leggi razziali, promulgate a Trieste, ai campi di prigionia per gli omosessuali, mandò tante persone italiane a morire nei campi di concentramento.
Nel 2021 ci sono persone che, in sfregio alla Storia e le immani tragedie del primo Novecento che ho in parte ricordato, si paragonano alle vittime del nazismo, tra l’altro dimenticandosi del fascismo, per criticare delle misure di tutela della salute collettiva e pubblica."

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