Trieste, infermieri e soccorritori nel mirino: “Ogni anno migliaia di aggressioni ai sanitar in Italia” (VIDEO)
La crescita degli episodi di violenza e tensione nelle città italiane sta avendo conseguenze sempre più pesanti anche sul personale sanitario impegnato nell’emergenza urgenza. Durante la diretta di Trieste Cafe dedicata al tema della sicurezza urbana e delle aggressioni, Manuel Cleva del direttivo nazionale SIIET ha descritto una situazione che, secondo quanto spiegato nel corso dell’incontro, sarebbe ormai diventata strutturale all’interno del sistema sanitario italiano.
Secondo Cleva, gli operatori sanitari si trovano sempre più spesso a dover intervenire in contesti complicati, dove oltre alla gestione clinica del paziente bisogna affrontare anche problemi legati alla sicurezza personale del personale di soccorso.
“Ogni intervento può diventare critico”
Nel corso della trasmissione è stato spiegato come cambino profondamente le modalità operative quando l’intervento riguarda risse, aggressioni o situazioni di forte tensione in strada. Manuel Cleva ha sottolineato che il personale sanitario mantiene sempre la responsabilità della componente clinica del paziente, ma in questi casi aumenta anche il rischio per gli stessi soccorritori.
Secondo quanto raccontato, il problema principale sarebbe rappresentato proprio dalla difficoltà di approcciare serenamente l’intervento, soprattutto quando sul posto sono presenti gruppi numerosi o persone aggressive.
Cleva ha spiegato che medici, infermieri, autisti soccorritori e operatori socio sanitari sono oggi sempre più esposti a episodi di violenza verbale e fisica, sia sulle ambulanze sia all’interno delle strutture ospedaliere.
I numeri delle aggressioni ai sanitari
Uno dei passaggi centrali del confronto ha riguardato i dati nazionali sulle aggressioni contro il personale sanitario. Manuel Cleva ha parlato di un trend costante negli ultimi anni, con migliaia di casi di violenze registrati annualmente ai danni degli operatori.
Nel suo intervento ha spiegato che la maggior parte degli episodi riguarda aggressioni verbali, ma resta significativa anche la quota di violenze fisiche. Una situazione che coinvolge pronto soccorso, servizi territoriali, reparti di emergenza e strutture psichiatriche.
Secondo Cleva, il problema non riguarda solo le grandi città ma interessa ormai in modo diffuso anche realtà territoriali più piccole come Trieste, dove il personale continua a operare nonostante difficoltà e carenze di organico.
“Ogni angolo della città può diventare problematico”
Nel corso della diretta il rappresentante della SIIET ha evidenziato come il senso di insicurezza non riguardi più solamente alcune zone specifiche ma stia coinvolgendo progressivamente tutta la città.
Con l’avvicinarsi dell’estate, ha spiegato, aumentano i timori legati ai luoghi più frequentati, comprese le aree balneari. Cleva ha citato episodi avvenuti anche a Barcola, parlando delle difficoltà affrontate dagli operatori presenti sul territorio durante il servizio.
Nel suo intervento ha evidenziato come assistenti bagnanti e personale impegnato nella sicurezza delle persone si trovino oggi a lavorare in un clima spesso complicato, caratterizzato da tensioni, furti e mancanza di rispetto.
Il peso della carenza di organico
Tra i temi affrontati anche quello della carenza di personale sanitario. Cleva ha sottolineato che le difficoltà operative aumentano ulteriormente quando gli organici sono ridotti e il personale deve coprire numerosi interventi contemporaneamente.
Secondo quanto spiegato durante la trasmissione, il problema riguarda non soltanto il settore sanitario ma anche le forze dell’ordine e gli altri comparti impegnati nei soccorsi. Una situazione che rende ancora più complessa la gestione delle emergenze quotidiane sul territorio.
Cleva ha spiegato che, proprio per affrontare questa situazione, la società scientifica SIIET starebbe lavorando insieme alle istituzioni e alle prefetture per cercare soluzioni operative capaci di migliorare la sicurezza degli operatori.
La questione del rispetto verso le istituzioni
Nel corso del dibattito si è parlato a lungo anche del rapporto tra cittadini e istituzioni. Manuel Cleva ha raccontato come oggi manchi spesso il rispetto verso chi opera nei servizi pubblici di emergenza, compresi sanitari, forze dell’ordine e vigili del fuoco.
Il rappresentante della SIIET ha osservato che in passato le istituzioni venivano percepite con maggiore autorevolezza, mentre oggi molti operatori si trovano quotidianamente a subire insulti, provocazioni o atteggiamenti aggressivi.
Secondo quanto dichiarato durante la diretta, la perdita di rispetto verso chi presta soccorso rappresenterebbe uno dei cambiamenti sociali più preoccupanti degli ultimi anni.
Il lavoro nelle scuole e l’educazione sanitaria
Un altro punto affrontato da Cleva riguarda il lavoro educativo svolto con i giovani. Nel corso della trasmissione ha spiegato che la SIIET porta avanti attività nelle scuole legate all’educazione sanitaria, all’uso corretto del sistema di emergenza e alla prevenzione.
Tra gli argomenti affrontati durante questi incontri ci sarebbero il corretto utilizzo del 118, le manovre di primo soccorso, la prevenzione sanitaria e i temi legati ai comportamenti a rischio.
Secondo Cleva, intervenire sulle nuove generazioni rappresenta uno degli strumenti fondamentali per cercare di migliorare il rapporto tra cittadini, istituzioni e operatori dell’emergenza.
La preoccupazione per l’estate 2026
Nella parte finale del confronto è stato affrontato il tema dell’estate imminente. Manuel Cleva ha spiegato che con l’aumento delle temperature, degli eventi e della presenza di persone in città cresceranno inevitabilmente anche gli interventi del sistema di emergenza.
Incidenti, malori e situazioni critiche, secondo quanto dichiarato, aumenteranno nei mesi estivi, ma il personale sanitario continuerà comunque a garantire la propria presenza sul territorio.
Cleva ha concluso ribadendo che il sistema sanitario continuerà a rispondere con professionalità nonostante le difficoltà operative e il clima sempre più complicato in cui gli operatori si trovano a lavorare quotidianamente.
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