Fototrappole sul confine, furia ICS: «Sconcertante e illegittimo, sguaiata e crassa propaganda»
«Le dichiarazioni dell’assessore regionale Roberti, relative all’installazione di cosiddette “fototrappole” spia per individuare il passaggio dei migranti lungo la ex linea confinaria, sono sconcertanti. Sul piano etico-politico il sig. Roberti sembra ignorare che, a seguito dell’evoluzione storica che ha portato all’Unione Europea, a Trieste non esiste più alcun confine terrestre trattandosi semplicemente di “confine interno” all’Unione; ciò ha comportato profondi cambiamenti, anche sul piano delle normative in materia di controllo delle migrazioni. La visione del Roberti sembra ancorata a un passato che non c’è più. Soprattutto il sig. Roberti ignora o finge di ignorare che ai sensi del nostro ordinamento costituzionale (artt. 117 e 118 Cost.) la Regione non ha alcuna competenza in materia di controlli di frontiera e regolazione delle dinamiche migratorie trattandosi quest’ultima di una competenza esclusiva dello Stato. La ripartizione di competenza vale ovviamente anche sul piano finanziario: la Regione, con i fondi dei cittadini, non può né acquistare, ne posizionare, né gestire – neppure indirettamente – alcun sistema di rilevazione e controllo lungo la linea confinaria». Lo sosttolinea ICS.
«L’annunciata operazione - riferisce - è quindi radicalmente illegittima. Risibile infine l’affermazione secondo la quale le “fototrappole” permetterebbero di dare massiccia applicazione alle cosiddette “riammissioni” in Slovenia poiché l’istituto della riammissione, già in sé alquanto dubbio nella sua legittimità giuridica, in ogni caso non trova alcuna applicazione nei casi di migranti che richiedono protezione internazionale, rispetto ai quali va applicato invece solo il cosiddetto Regolamento Dublino III che non prevede affatto alcuna riammissione nel paese più vicino bensì la formalizzazione della domanda di asilo in Italia e la verifica, caso per caso, della condizione di ogni richiedente asilo al fine di verificare se la competenza all’esame della domanda di asilo è dell’Italia, della Slovenia o di altri paesi UE».
«Tutto - conclude - quindi si risolve in una sguaiata e crassa propaganda attuata per sviare l’attenzione dell’opinione pubblica dal vero problema: la totale fuga della Regione dalle competenze regionali previste dall’ordinamento giuridico, ovvero la realizzazione (che risulta inesistente) di programmi di inclusione sociale degli stranieri al fine di favorire la coesione sociale e la crescita economica e sociale del territorio».
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