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Lunedì dello Schmidl, lunedì in Palazzo Gopcevic incontro dedicato al «Nabucco» di Verdi

Luca Marsi ·

Lunedì 14 gennaio, alle ore 17.30, alla Sala “Bobi Bazlen” di Palazzo Gopcevic (via Rossini 4, pianoterra), per il cartellone dei Lunedì dello Schmidl, sarà dedicato al «Nabucco» di Giuseppe Verdi il secondo appuntamento con «Racconta l’opera», il nuovo ciclo di guide all’ascolto delle opere in scena al Teatro Verdi di Trieste realizzato nel segno della consolidata collaborazione tra il Civico Museo Teatrale Carlo Schmidl, l’Associazione Triestina Amici della Lirica “Giulio Viozzi” e la Fondazione Teatro Lirico “Giuseppe Verdi”.

L’opera, nella produzione firmata da Andrea Cigni ripresa da Danilo Rubeca (scene di Emanuele Sinisi, costumi di Simona Morresi e disegno luci di Fiammetta Baldiserri) e nell’allestimento del Teatro “Ponchielli” di Cremona in coproduzione con il Teatro Grande di Brescia e il Teatro “Fraschini” di Pavia, sarà in scena dal 18 al 26 gennaio al “Verdi” di Trieste per la direzione musicale del Maestro Christopher Franklin.

Allo Schmidl sarà il musicologo Alessandro Cammarano a raccontare l’opera del compositore di Busseto, col supporto di esempi musicali e video e con la partecipazione, quale ospite d’onore, del direttore Christopher Franklin.

Dramma lirico in quattro parti su libretto di Temistocle Solera, che trasse ispirazione dall’omonimo testo di Auguste Anicet-Bourgeois e Francis Cornu nonché dal balletto di Antonio Cortesi, «Nabucco» venne composto da Verdi dopo un periodo travagliato della sua vita, durante il quale, oltre all’insuccesso patito dall’opera comica «Un giorno di regno», dovette affrontare il grande dolore per la perdita della moglie Margherita Barezzi e dei due figlioletti Virginia e Icilio. Lo strazio di queste perdite gli provocò un rifiuto totale per la musica, fino a quando non venne contattato dall’impresario teatrale Bartolomeo Merelli per musicare proprio il libretto di Solera dedicato al re babilonese. Il testo gli piacque talmente che accettò volentieri di musicare l’opera. Nel 1841 venne completata la partitura musicale e il 9 marzo 1842 l’opera debuttò alla Scala con grande successo, alla presenza anche di Gaetano Donizetti.

La prima rappresentazione triestina ebbe luogo dieci mesi più tardi, l'11 gennaio 1843 al Teatro Grande. A Trieste, sarebbe seguita una ventina di ulteriori allestimenti (l’ultimo nel gennaio del 2015) presso il Teatro destinato a essere intitolato a Giuseppe Verdi nel giorno stesso della morte del Maestro (27 gennaio 1901). Ad essi si aggiungono quelli documentati presso il Teatro Fenice (nel 1901), l’Anfiteatro Minerva (nel 1907), il Teatro Mauroner (sei allestimenti tra il 1846 ed il 1862), il Teatro Armonia (nel 1862 e nel 1868) e il Politeama Rossetti (quattro allestimenti: 1882, 1885, 1896 e 1954).

La trama inizia con la conquista della città di Gerusalemme a opera di Nabucco re di Babilonia: a nulla è valsa la cattura di Fenena, figlia di Nabucco, da parte del gran Pontefice Zaccaria perché Ismaele, nipote del re di Gerusalemme, rivedendola cede al suo amore e la libera. Tornata in Babilonia Fenena, si converte alla causa degli ebrei e la sorella Abigaille (che ha appena scoperto di non essere figlia di Nabucco, ma solo una schiava) sollecitata dal gran sacerdote di Belo, sparge la voce della morte in guerra del re allo scopo di impadronirsi del trono. Ma Nabucco non è morto, anzi ritorna e, in preda alla follia, si paragona a un dio, scatenando un fulmine che lo colpisce. Abigaille quindi prende la corona, fa rinchiudere il supposto padre e condanna a morte Fenena insieme a tutto il popolo ebraico. Nabucco però rinsavisce e, con l’aiuto del fidato Abdallo, si riprende il trono, libera Fenena e, pentito, anche gli ebrei, convertendosi poi al giudaismo. Abigaille, sconfitta e infelice, si toglie la vita avvelenandosi.

Tradizionalmente il Nabucco è stata sempre letta come l’opera più risorgimentale di Verdi, poiché gli spettatori italiani dell’epoca potevano tracciare paralleli tra la loro condizione politica e quella degli ebrei soggetti al dominio babilonese. Questa interpretazione però fu il risultato di una lettura storiografica retroattiva che, alla luce degli avvenimenti storici occorsi, volle sottolineare in senso risorgimentale l’attività artistica del compositore. La lettura fu incentrata soprattutto sul famosissimo coro «Va, pensiero sull’ali dorate» intonato dal popolo ebraico, ma il resto del dramma è, invece, incentrato sulle figure drammatiche dei sovrani di Babilonia Nabucodonosor II e la sua presunta figlia Abigaille. Al riguardo, questo ruolo è uno dei più impervi che Verdi abbia composto per la voce di soprano, che deve essere un drammatico d’agilità di inusitata potenza e flessibilità. Il ruolo impone anche difficoltà tecniche rilevanti (do sovracuti da emettere scoperti a voce piena o in pianissimo, trilli di forza, salti d’ottava considerevoli, attacchi sulle note gravi) funzionali a mettere in luce il carattere iracondo della principessa, come si evince anche dalla sua grande aria del secondo atto «Ben io t’invenni o fatal scritto». Ma la partitura offre anche molti altri momenti musicali di grande suggestione e coinvolgimento come il finale del primo atto, la preghiera di Zaccaria «Vieni, o Levita», il grande concertato del secondo atto «S’appressan gli istanti» e la preghiera di Nabucco «Dio di Giuda».

L’ingresso alla manifestazione allo Schmidl è libero fino a esaurimento dei posti disponibili.

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