Udito, cambia la classificazione internazionale: c’è anche il contributo del Burlo di Trieste

Cambia la classificazione audiometrica internazionale della perdita uditiva. Il nuovo sistema BIAP introduce una diversa suddivisione dei gradi di ipoacusia e punta a restituire una fotografia più precisa della condizione uditiva, evitando che un singolo numero venga interpretato come una descrizione completa delle capacità comunicative della persona.
È quanto emerge dal comunicato dedicato alla nuova classificazione audiometrica internazionale, che sottolinea come la misurazione della perdita uditiva rappresenti uno strumento fondamentale, ma non possa esaurire da sola la valutazione delle difficoltà sperimentate nella vita di tutti i giorni.
Sette gradi per descrivere la perdita uditiva
La nuova scala BIAP prevede sette gradi, identificati con numeri da 0 a 6.
Il grado 0 riguarda una soglia media inferiore a 20 dB HL. Il grado 1 comprende valori tra 20 e meno di 35 dB HL, mentre il grado 2 interessa la fascia compresa tra 35 e meno di 50 dB HL.
Il grado 3 si colloca tra 50 e meno di 65 dB HL, il grado 4 tra 65 e meno di 80 dB HL e il grado 5 tra 80 e meno di 95 dB HL. Il grado 6 riguarda invece valori pari o superiori a 95 dB HL.
La classificazione viene determinata sulla base della media delle soglie alle frequenze di 500, 1.000, 2.000 e 4.000 Hz.
Un numero non racconta tutto
Uno dei messaggi centrali del comunicato è che la classificazione audiometrica non deve essere interpretata come una misura assoluta delle capacità della persona.
Due individui con valori audiometrici simili possono infatti incontrare difficoltà molto diverse nella comunicazione quotidiana.
La capacità di comprendere il parlato, soprattutto in presenza di rumore, dipende da numerosi fattori e non può essere ricavata automaticamente dal solo grado della perdita uditiva.
Ogni orecchio deve essere considerato separatamente
Particolare attenzione viene dedicata anche alla valutazione delle due orecchie.
Il comunicato evidenzia l'importanza di considerare separatamente la perdita uditiva di ciascun orecchio, soprattutto quando esistono differenze significative.
Una differenza tra le due orecchie può infatti incidere sulla capacità di localizzare i suoni, di orientarsi nell'ambiente e di comprendere meglio una conversazione in presenza di rumore.
La classificazione non sostituisce la valutazione clinica
La nuova scala rappresenta uno strumento utile per descrivere la perdita uditiva, ma non sostituisce una valutazione audiologica completa.
Il comunicato sottolinea infatti che il grado audiometrico non deve essere utilizzato da solo per formulare giudizi sulle capacità comunicative della persona o sulle conseguenze concrete della perdita uditiva.
Occorre tenere conto anche di altri elementi, tra cui la configurazione dell'audiogramma, eventuali differenze tra le orecchie, la comprensione della parola e le difficoltà riferite nella vita quotidiana.
Più attenzione alla persona e meno alle sole soglie
L'obiettivo della nuova classificazione è quindi rendere più chiaro e uniforme il modo in cui viene descritta la perdita uditiva, senza trasformare il risultato dell'esame in un'etichetta rigida.
La soglia audiometrica rimane un dato essenziale, ma deve essere letta all'interno di una valutazione più ampia.
In altre parole, sapere “quanto” una persona sente è importante, ma non basta per comprendere pienamente “come” sente e quali difficoltà incontra realmente.
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