Trieste, Rebek sulla movida: «Bere qualcosa alle 23 non è movida, è semplicemente vivere» (VIDEO)

«Quello che facciamo noi la sera è semplicemente vivere, non è movida». Stefano Rebek torna sul dibattito relativo alla vita serale di Trieste e lo fa con una posizione molto chiara: secondo l'opinionista, in città si tende troppo spesso a definire "movida" comportamenti che appartengono semplicemente alla normale socialità serale.
Il tema è stato affrontato durante la diretta di Trieste Cafe condotta da Luca Marsi e dedicata agli eventi cittadini.
«Siamo noi a lamentarci troppo»
Alla domanda se siano i triestini a lamentarsi eccessivamente oppure se sia la città a offrire ancora troppo poco, Rebek non ha avuto esitazioni.
«No, siamo noi a lamentarci troppo».
L'opinionista ha quindi proposto una distinzione tra quella che considera vera movida e la normale frequentazione serale di ristoranti e locali.
«La movida è movida della notte, quindi fare tardi, fare le quattro, le cinque del mattino, concerti, poi andare in discoteca e così via. Quello è la movida».
Diverso, secondo Rebek, è andare a cena, bere qualcosa alle 23 e rientrare a casa attorno a mezzanotte.
«Non si può parlare di movida di sabato sera. È vivere e non morire chiusi in casa».
Musica fino alle 23 durante la settimana
Rebek ha quindi riproposto una delle questioni che considera centrali per la vita dei locali triestini: l'orario della musica.
La sua proposta non è quella di spostare l'intrattenimento fino a notte fonda durante i giorni feriali. Al contrario, ha indicato nelle 23 un possibile punto di equilibrio.
«Io dico dovrebbe arrivare alle 23. Non dirò mai in settimana a mezzanotte, tre del mattino, sarebbe sciocco».
Anche uno spostamento apparentemente limitato, secondo l'opinionista, potrebbe avere conseguenze significative.
Quei venti minuti che possono cambiare la serata
Rebek ha utilizzato la propria giornata come esempio. Terminando di lavorare attorno alle 20, tra spostamenti e cena può arrivare in un locale soltanto verso le 22.20 o 22.25.
Se a quel punto restano pochi minuti di musica, ha spiegato, viene meno anche la motivazione per effettuare una seconda tappa dopo il ristorante.
Con una ventina di minuti in più, invece, «vado, ascolto un po' di musica e poi, già che ci sono, passeggio, vado a prendere un gelato».
Un piccolo spostamento dell'orario potrebbe quindi, secondo Rebek, alimentare un circuito più ampio di presenze e consumi serali.
«Trieste offre molto»
L'opinionista ha infine respinto l'immagine di una città nella quale non ci sarebbe nulla da fare.
«Io credo che la città offra molto», ha affermato, pur sostenendo che alcune regole limitino le possibilità di miglioramento.
Rebek ha raccontato anche di aver raccolto giudizi positivi da studenti provenienti da altre città, che descriverebbero Trieste come una realtà nella quale «c'è sempre qualcosa da fare».
Il tema, dunque, per l'opinionista non sarebbe soltanto aumentare l'offerta, ma consentire alla città di vivere maggiormente ciò che già possiede.
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