Trieste, lo sport diventa turismo: «Correre è un modo per scoprire il territorio» (VIDEO)

Correre non soltanto per arrivare al traguardo, ma per scoprire un territorio.
È questa la filosofia con cui Tommaso de Mottoni ha raccontato la Corsa della Bora durante il talk trasmesso da Trieste Cafe dalla Sagra de la Sardela, nella pineta di Barcola.
Una manifestazione che oggi richiama partecipanti provenienti da oltre sessanta nazioni e che ha trasformato alcune caratteristiche tipicamente triestine, Bora, Carso, mare e clima, in elementi di attrazione internazionale.
Quello che per i triestini è normale, per chi arriva da fuori è unico
Il punto di partenza è una caratteristica spesso sottovalutata da chi vive quotidianamente il territorio.
«È qualcosa di diverso che dà la possibilità di assaporare degli aspetti del nostro territorio che tante volte per noi sono invisibili o scontati», ha spiegato de Mottoni.
Per chi arriva dal Nord o dal Centro Europa, invece, trovarsi su un terreno con caratteristiche montane praticamente a ridosso del mare rappresenta un'esperienza profondamente diversa.
A questo si aggiunge il particolare clima triestino nel periodo invernale.
Oltre sessanta nazioni alla Corsa della Bora
Il risultato è una manifestazione nella quale gli stessi triestini finiscono per essere numericamente minoritari.
Per de Mottoni questo non è un limite, anzi.
Significa trasformare la gara in un grande luogo di incontro internazionale.
«È un modo per incontrare tante persone che vengono da fuori e sentir parlare tante lingue», ha sottolineato.
La soddisfazione nasce anche dall'osservare visitatori e atleti mentre scoprono Trieste e il Carso attraverso la competizione.
«La corsa diventa più che uno sport»
Il passaggio chiave è proprio il rapporto tra attività sportiva e viaggio.
«C'è chi sceglie lo sport come una chiave per scoprire nuove destinazioni, nuovi territori», ha spiegato.
Non si visita una località soltanto camminando per il centro o seguendo un itinerario tradizionale.
La si può scoprire correndo.
«Anziché semplicemente visitare una località, la si visita di corsa e la corsa diventa più che uno sport».
Nella filosofia degli eventi organizzati da de Mottoni, la corsa diventa dunque «uno strumento di scoperta del territorio».
Percorsi nuovi anche per chi vive a Trieste
La ricerca di nuovi itinerari non riguarda soltanto il pubblico internazionale.
Uno degli obiettivi è riuscire a sorprendere persino i triestini.
De Mottoni ha ricordato che per quasi quattordici anni l'organizzazione è riuscita a modificare i percorsi, individuando sentieri e prospettive differenti.
Un modo per mostrare come un territorio apparentemente conosciuto possa continuare a offrire angoli e visuali nuove.
La versione estiva: stesso territorio, volto opposto
Lo stesso concetto è stato replicato nella stagione estiva.
Se l'inverno triestino offre Bora, clima secco e atmosfera carsica, agosto permette di presentare il volto opposto dello stesso ambiente.
Il caldo e l'aspetto quasi desertico di alcuni tratti diventano essi stessi elementi dell'esperienza.
In appena due anni, ha raccontato de Mottoni, l'appuntamento estivo è arrivato a coinvolgere atleti provenienti da oltre trenta nazioni.
Una dimostrazione concreta di come lo sport possa trasformarsi in promozione territoriale senza perdere la propria identità agonistica.
A Trieste il traguardo, insomma, non è soltanto l'arrivo. È tutto ciò che si incontra lungo il percorso.
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