Sicurezza a Trieste, l’affondo del SIULP: “I giovani non comprendono la gravità delle azioni” (VIDEO)

Il fenomeno delle aggressioni e delle tensioni legate ai cosiddetti maranza non può essere affrontato soltanto dal punto di vista repressivo. È questo uno dei messaggi emersi durante la diretta di Trieste Cafe dedicata al tema della sicurezza urbana, nel corso della quale gli ospiti hanno affrontato anche il ruolo dell’educazione familiare e sociale.
Tra gli interventi più significativi quello di Jonathan Scaglione del SIULP, che ha collegato il problema della violenza giovanile alla perdita di valori educativi e di rispetto verso le istituzioni.
“Manca il passaggio educativo delle famiglie”
Secondo quanto dichiarato durante il confronto, molti ragazzi crescerebbero oggi senza ricevere quel tipo di educazione che in passato veniva trasmessa all’interno delle famiglie.
Scaglione ha spiegato che il problema non riguarderebbe soltanto gli episodi di violenza in sé ma anche la mancanza di consapevolezza delle conseguenze delle proprie azioni.
Nel corso della diretta è stato evidenziato come molti giovani arrivino all’età adulta senza aver compreso realmente la gravità di determinati comportamenti.
Il rapporto con le istituzioni
Uno dei temi centrali del confronto riguarda il cambiamento del rapporto tra giovani e istituzioni pubbliche.
Riki Ramazzina ha raccontato che da giovane percepiva le forze dell’ordine con timore e rispetto, mentre oggi vedrebbe atteggiamenti completamente diversi da parte di molti ragazzi.
Secondo quanto emerso durante il dibattito, la perdita di autorevolezza delle istituzioni rappresenterebbe uno degli elementi più preoccupanti dell’attuale situazione sociale.
“La sicurezza non può essere delegata solo alla polizia”
Nel suo intervento Jonathan Scaglione ha spiegato che il tema della sicurezza dovrebbe coinvolgere numerosi ambiti della società e non soltanto le forze dell’ordine.
Secondo quanto dichiarato durante la diretta, scuola, sport, sanità e famiglie dovrebbero lavorare insieme per cercare di prevenire situazioni di disagio e comportamenti aggressivi.
Scaglione ha utilizzato l’immagine di un treno composto da più vagoni, spiegando che quando un elemento deraglia inevitabilmente vengono coinvolti anche tutti gli altri.
Il lavoro educativo nelle scuole
Durante il confronto Manuel Cleva del direttivo nazionale SIIET ha spiegato che la società scientifica porta avanti attività educative all’interno delle scuole.
Secondo quanto raccontato, gli incontri riguardano non soltanto il primo soccorso e l’educazione sanitaria ma anche temi più ampi legati alla prevenzione e ai comportamenti a rischio.
L’obiettivo, secondo Cleva, sarebbe quello di creare maggiore consapevolezza tra i giovani rispetto al funzionamento del sistema di emergenza e al rispetto verso chi opera nei servizi pubblici.
Il cambiamento sociale raccontato dagli operatori
Nel corso della diretta gli ospiti hanno più volte sottolineato come negli ultimi anni sia cambiato profondamente il rapporto con le istituzioni.
Secondo quanto spiegato da Manuel Cleva, oggi sanitari, forze dell’ordine e soccorritori si trovano spesso a subire insulti e atteggiamenti provocatori anche durante normali attività di servizio.
Una situazione che, secondo gli interventi emersi nel corso del confronto, rappresenterebbe uno dei segnali più evidenti di un cambiamento culturale più ampio.
La necessità di prevenire prima che intervenire
Durante il dibattito è emersa con forza l’idea che il problema della sicurezza debba essere affrontato anche sul piano della prevenzione sociale.
Gli ospiti hanno sottolineato la necessità di intervenire prima che i giovani arrivino a compiere comportamenti violenti o a entrare in percorsi problematici.
Secondo quanto emerso durante la diretta, il lavoro educativo e culturale rappresenterebbe uno degli strumenti più importanti per cercare di ridurre le tensioni e migliorare il clima sociale in città.
DI SEGUITO IL VIDEO
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