Monfalcone, Galleria Rifugio sarà aperta ai visitatori
Ad entrarci ricorda più un cancello fiabesco, con le grate in ferro arricciate, la natura che ne accarezza morbida gli spigoli, le scalinate, chiare, che donano al luogo un certo fascino. Eppure, ponendo un piede avanti all’altro facendo attenzione alle rocce che ricoprono il terreno, ci si trova catapultati in una realtà totalmente diversa. È la guerra, che ancora una volta ricorda a chi la guarda che lei c’è stata, da noi, e che lei c’è, ed è umida, rotta, grigia, come le mura della Galleria.
Lo ricorda la Guerra, ma dobbiamo ricordarlo anche noi. Per questo motivo il patrimonio storico-culturale della città di Monfalcone verrà implementato dai lavori che, da maggio, porteranno la Galleria Rifugio ad esporsi al pubblico. Nei mesi di maggio e giugno sono previsti i lavori per mettere in sicurezza il luogo, a settembre verranno approvati i progetti definitivo ed esecutivo dell’allestimento -seguito dal Consorzio Culturale del Monfalconese- mentre i lavori per l’allestimento partiranno a novembre. Da gennaio 2023, infine, Galleria Rifugio sarà pronta a mostrarsi ai visitatori, che potranno accedervi pure da Piazza della Repubblica. 670 mila euro -di cui 350 per gli allestimenti- l’investimento per il progetto, spiegano il Sindaco Anna Maria Cisint e l'Ingegnere Enrico Englaro, che rientra nei 9 milioni che Monfalcone ha ricevuto dalla Regione per lo sviluppo del wellness termale e la valorizzazione di Marina Julia e del Carso.
La Galleria, spiega il giornalista Roberto Covaz, è stata colpita nel 1945, con un colpo che ne ha crepato parte del soffitto. I segni lasciati dall'esplosione sono ancora visibili e si dice che il fragore provocato sia arrivato a percuotere gran parte della città. Il luogo è stato pure sede di un pronto soccorso, oltre che dei vigili del fuoco. Percorrendo la Galleria ci ritrova infatti davanti ad una scritta, “malati →”, che rimanda ad un’altra, “P.S. C.S.I.”.
Si respira forte, all’interno del Rifugio, la dicotomia che ha preso atto al suo interno: il soffitto crepato e le scene cui l’immaginazione porta nel pensare ai gas, al rumore delle rocce che si piegano ed infine rotolano a terra, fanno da compagne alle radici delle piante che, pochi metri più sù, crescono e prosperano all’aria aperta. Fa quasi sorridere pensare alla forza che la Natura ha nel porsi in modo silenzioso eppure definitivo, autorevole, all’interno di luoghi “sacri” all’uomo. Ed ecco che, una accanto all’altra, giacciono la roccia -inerme- e la radice che -viva- si è fatta strada fino a là e, un giorno, la avvolgerà.
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