Bandiere rosse e tricolori in Carso, Rifondazione comunista: "Non cadremo nella trappola"

Riceviamo da Gianluca Paciucci della Federazione triestina di Rifondazione comunista e pubblichiamo.
"Alcune associazioni hanno lanciato una proposta per mettere fine all'esposizione delle bandiere rosse in Carso o per affiancare a queste il tricolore italiano. Questa proposta, lanciata a ridosso dei giorni della cosiddetta "vera liberazione di Trieste" (il 12 giugno, partenza delle truppe jugoslave), non meriterebbe rilievo se non rientrasse in un tentativo in atto da decenni di ribaltare l'immaginario relativo a due delle festività costitutive della Repubblica italiana, 25 Aprile e 1° Maggio, che riusciamo a celebrare oggi anche per merito di chi combatté sventolando la bandiera rossa. Nel caso specifico di una di queste associazioni, il linguaggio usato è francamente inaccettabile: in un post la bandiera rossa è uno "straccio vermiglio" e un "immondo canovaccio rosso", simbolo di "deportazione e di infoibamento di migliaia di italiani". Quella che è stata la Liberazione dall'orrore nazifascista viene così letta come un'invasione. Ricordiamo a questi pseudo-difensori dell'italianità i crimini italo-fascisti in Jugoslavia contro le popolazioni slovene e croate, le decine di migliaia di vittime e le distruzioni che quest'occupazione provocò; e ricordiamo, in particolare a Trieste, le delazioni, le deportazioni, il collaborazionismo, l'odio anti-slavo e anti-ebraico".
"Rimandiamo a una lettera indirizzata al sindaco di Trieste, e che non ha mai avuto risposta, scritta da esponenti della Sezione ANPI di Santa Croce (v. Il Piccolo del 26.05 2026). Ne riportiamo alcuni passaggi: “(…) Siamo i discendenti di coloro che, per opporsi alle ingiustizie e ai soprusi del fascismo, hanno messo in gioco il loro bene più sacro, la vita. Rappresentiamo la memoria dei 228 valorosi partigiani di Santa Croce caduti nella guerra contro il nazifascismo, dei 73 compaesani reclusi e torturati nelle carceri fasciste, dei 28 internati nei campi di sterminio nazisti e dei 150 deportati ai lavori forzati in Germania. La bandiera rossa (…) è il vessillo che incarna queste lotte…” Non possiamo trovare parole migliori da far leggere a chi, irresponsabilmente, vuole scatenare battaglie inutili e pericolose per la tenuta del tessuto sociale e politico della nostra città. Non cadremo nella trappola e, speriamo, non vi cadano le istituzioni preposte".
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