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Potature e sfalci uccidono i nidiacei. L’Oipa: «Rispettate la biodiversità»

Luca Marsi·
Le potature e gli sfalci in questo periodo uccidono, feriscono, o lasciano senza riparo i piccoli nei nidi non ancora in grado di volare. Alcune Amministrazioni locali proprio in primavera e in  estate  potano gli alberi distruggendo i nidi degli uccelli cittadini e sfalciano prati e cespugli. In questi ultimi, specialmente nelle aree rurali e lungo i fiumi, si riproducono alcune specie di volatili come germani reali, tuffetti, cannaiole, gallinelle d’acqua e usignoli di fiume. L’Organizzazione internazionale protezione animali (Oipa) denuncia questa pratica non solo eticamente condannabile, ma anche illecita e contraria a direttive comunitarie.
 
I nidi sono protetti dalla legge e da alcuni Regolamenti comunali che ne vietano la distruzione. In caso di uccisione di pulli si configura la fattispecie dell’art. 544 bis del Codice penale (Uccisione di animali).
 
La Direttiva CE 147/2009 sulla Conservazione degli uccelli selvatici, recepita in Italia dalla legge n. 157/1992 (e successive modifiche), intitolata Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio, all’art. 3 (Divieto di uccellagione) afferma che “è vietata in tutto il territorio nazionale ogni forma di uccellagione e di cattura di uccelli e di mammiferi selvatici, nonché il prelievo di uova, nidi e piccoli nati”, e, all’art. 21 comma 1, lettera o) e vieta “di prendere e detenere uova, nidi e piccoli nati di mammiferi ed uccelli appartenenti alla fauna selvatica”. Quest’ultima è considerata patrimonio indisponibile dello Stato ed è tutelata nell’interesse della comunità nazionale e internazionale come recita l’art. 1 della stessa legge.
 
La violazione del divieto di distruggere o danneggiare i nidi intenzionalmente e disturbare la fauna selvatica durante il periodo della riproduzione comporta dunque l’applicazione di sanzioni penali e amministrative. Ma talvolta sono proprio i Comuni a violare queste norme o addirittura i loro stessi Regolamenti.
 
È il caso, per esempio, del Comune di Roma le cui ditte incaricate in questi giorni potano alberi in città e nei parchi contravvenendo al Regolamento sulla tutela degli animali comunale che, all’articolo 49, vieta  di “danneggiare o distruggere i nidi di uccelli nel periodo riproduttivo” e di “effettuare potature di siepi ed alberi impiantati su suolo pubblico che danneggino o rimuovano nidi o ricoveri utilizzati da uccelli o altri animali nel periodo riproduttivo”.
 
Alle stessa stregua, è bene ribadirlo, sono tutelati anche i nidi di rondini, rondoni e balestrucci anche se non si tratta di nidi su alberi ma in grondaie, sottotetti, cavità nei muri. Nel periodo di nidifidicazione è dunque vietato distruggere anche questi nidi costruiti in immobili privati o pubblici.
 
«Ogni anno in primavera e in estate riceviamo lettere e telefonate in cui cittadini protestano per le potature selvagge ai danni degli uccelli e dei loro nidi», dichiara il presidente dell’Oipa, Massimo Comparotto. «Spesso si tratta di potature estreme, le cosiddette capitozzature, che le ditte incaricate eseguono tagliando in maniera eccessiva mettendo in pericolo anche la vita degli alberi. Occorre che le Amministrazioni siano più attente alla biodiversità evitando interventi che uccidono o feriscono gli animali e che danneggiano il verde pubblico».
 
L’Oipa invita a segnalare le potature ai danni delle nidificazioni. Se vedete qualcuno che distrugge i nidi o provoca qualsiasi forma di disturbo alle specie, segnalate l’evento ai Carabinieri Forestali (tel. 1515 oppure 112) o alla polizia municipale.

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