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Segnalazioni

Nucleare, la protesta di un cittadino triestino: «Dopo due referendum ci risiamo, e le rinnovabili?»

redazione·
Nucleare, la protesta di un cittadino triestino: «Dopo due referendum ci risiamo, e le rinnovabili?»

Una riflessione fortemente critica sul possibile ritorno dell'Italia al nucleare, accompagnata da una lunga serie di interrogativi sulle politiche energetiche portate avanti negli ultimi decenni. Arriva da Sergio Lorenzutti, cittadino triestino, una segnalazione che mette insieme nucleare, referendum, scorie radioattive, PNRR, energie rinnovabili, petrolio, accise e il confronto con la Spagna.

Il punto di partenza è netto: secondo il lettore, dopo i due referendum abrogativi sul nucleare l'Italia starebbe tornando a discutere di una tecnologia che, nella prospettiva da lui riportata, dovrebbe arrivare a soddisfare soltanto il 15-20% del fabbisogno energetico nazionale.

Percentuali, confronti e considerazioni tecniche contenuti nella segnalazione rappresentano le valutazioni del cittadino e vengono riportati come tali.

«E ci risiamo con il nucleare»

Il triestino non nasconde la propria contrarietà e si domanda anche quali interessi economici possano ruotare attorno alla progettazione e alla costruzione delle centrali.

La sua critica riguarda soprattutto il rapporto tra benefici attesi, costi, tempi necessari e possibili conseguenze ambientali.

Particolare preoccupazione viene espressa per le radiazioni e per la gestione delle scorie radioattive, che richiedono sistemi di conservazione capaci di impedire contaminazioni per periodi estremamente lunghi.

A questo si aggiunge il fattore tempo. Secondo quanto riportato nella segnalazione, l'eventuale nuova stagione nucleare inizierebbe concretamente soltanto tra circa vent'anni.

Ed è proprio da qui che nasce la domanda successiva.

«Dove sono finiti i fondi PNRR per l'energia verde?»

Il cittadino sposta infatti l'attenzione sul grande capitolo delle energie rinnovabili.

Da oltre vent'anni, osserva, si parla della necessità di aumentare la produzione attraverso pannelli solari, pale eoliche e altre fonti alternative ai combustibili fossili.

Il giudizio espresso sui risultati è severo: secondo il lettore sarebbe stato fatto troppo poco rispetto alle possibilità prospettate negli anni.

Da qui l'interrogativo sui fondi PNRR destinati alla transizione energetica e, più in generale, sull'effettiva capacità dell'Italia di accelerare lo sviluppo delle fonti rinnovabili.

Dal petrolio al prezzo della benzina

La riflessione prosegue affrontando il tema della dipendenza dal petrolio.

Secondo il triestino, il mancato sviluppo delle alternative avrebbe contribuito a mantenere una forte esposizione ai combustibili fossili, mentre il prezzo della benzina avrebbe prodotto importanti introiti sia per le compagnie petrolifere sia per lo Stato attraverso le accise.

Il cittadino arriva inoltre a chiedersi se la crisi internazionale abbia finito per avvantaggiare soprattutto determinati interessi economici anziché i consumatori.

È in questo passaggio che introduce il paragone con la Spagna.

Il confronto con la Spagna

Nella segnalazione viene indicato un prezzo della benzina spagnola di 1,65 euro al litro.

Secondo la ricostruzione proposta dal lettore, la Spagna avrebbe seguito con maggiore decisione la strada indicata dalle politiche europee e dal PNRR, investendo in maniera consistente soprattutto nella produzione di energia attraverso eolico e fotovoltaico.

Il cittadino cita in particolare la grande diffusione delle pale eoliche e l'installazione di pannelli solari su numerose superfici.

Pannelli mobili e agricoltura

Uno degli esempi indicati riguarda l'utilizzo di pannelli fotovoltaici mobili, capaci, secondo quanto descritto nella segnalazione, di seguire il movimento del sole.

Nelle aree agricole, aggiunge il lettore, tali strutture sarebbero state installate a circa tre metri dal terreno, consentendo di continuare a utilizzare le superfici sottostanti per le coltivazioni e permettendo il passaggio della luce.

Un modello che, nella sua riflessione, dimostrerebbe la possibilità di conciliare produzione energetica e attività agricola senza necessariamente sacrificare una delle due.

L'80% indicato nella segnalazione

Il cittadino sostiene inoltre che la Spagna sarebbe arrivata a soddisfare attraverso queste politiche circa l'80% delle proprie necessità energetiche, lasciando al petrolio il restante 20%.

Si tratta delle percentuali riportate nella segnalazione del lettore e non di dati verificati autonomamente in questo articolo.

Il paragone viene utilizzato per porre una domanda sull'Italia: perché, dopo tanti anni di dibattito sulla transizione ecologica, il nostro Paese non avrebbe ottenuto risultati analoghi?

I dubbi sulle nuove generazioni di centrali

L'ultima parte della riflessione torna al punto di partenza.

Il triestino fa riferimento alle centrali nucleari di terza generazione e alle tecnologie di quarta generazione, queste ultime indicate nella sua segnalazione come ancora sperimentali.

La critica non si limita quindi a un semplice “no” al nucleare. Il cittadino chiede che il dibattito tenga insieme tutti gli elementi: tempi di realizzazione, sicurezza, scorie, costi, percentuale del fabbisogno coperta e alternative rinnovabili disponibili.

È una riflessione che parte dalle centrali atomiche e finisce inevitabilmente per interrogare l'intero modello energetico italiano.

Perché la domanda posta dalla segnalazione è soprattutto una: se da decenni si parla di transizione ecologica, quanto è stato realmente fatto per trasformarla da obiettivo dichiarato a produzione concreta di energia?

E la conclusione affidata dal cittadino alla sua segnalazione racchiude tutta la sua amarezza: «Ma in mano di chi siamo finiti?»

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