martedì 20 ottobre 2026
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Segnalazioni

Natale, Santo Stefano e Capodanno nel proprio comune: regioni chiedono limiti provinciali

Luca Marsi·
La chiusura dei comuni nelle giornate del 25 e 26 dicembre e 1 gennaio, continua a creare malcontento tra i presidenti di regione che ora chiedono chiusura a livello provinciale piuttosto che comunale. L’obiezione mossa al governo e che i piccoli centri sarebbero fortemente penalizzati da queste chiusure, soprattutto nel caso delle attività commerciali che nei comuni più piccoli non avrebbero comunque possibilità di tenere aperto per mancanza di clienti. Poi c’è la questione di chi magari ha dei parenti nel comune confinante, con questo tipo di chiusura sarebbe impossibilitato a raggiungerlo per le feste. Il presidente della regione Piemonte, Alberto Cirio, in una lettera al premier scrive “l’88% dei Comuni ha meno di 5.000 abitanti, 571 meno di 1.000 e di conseguenza chi vive nei piccoli Comuni non riesce a comprendere perché sia impossibile spostarsi di pochi chilometri per raggiungere i propri cari per celebrare il Natale in famiglia“. “È spontaneo il metro di paragone con le grandi città – prosegue Cirio – uno spostamento da Roma nord a Roma sud è di circa 20 km, ed è così per tutte le grandi città d’Italia. In molte aree piemontesi, invece, l’arco di 20 km ricomprende una vera e propria costellazione di Comuni. Comprenderai quindi quanto sia grande il sentimento di scoramento di moltissimi cittadini”. Ma Speranza, Boccia e Franceschini dicono no. Quindi per ora rimane il blocco regionale dal 21 dicembre al 6 gennaio, con un blocco comunale i giorni 25 e 26 dicembre e 1 gennaio.

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