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Segnalazioni

«I 12 mostri nazionali restano indisturbati»: il duro j’accuse di un triestino sui problemi irrisolti dell’Italia

redazione·
«I 12 mostri nazionali restano indisturbati»: il duro j’accuse di un triestino sui problemi irrisolti dell’Italia

Non la durata di un Governo, ma i risultati concreti prodotti per cittadini, territori e sistema Paese. Parte da questa considerazione la lunga riflessione inviata a Trieste Cafe da un cittadino triestino, che individua quelli che definisce provocatoriamente «i 12 mostri nazionali», dodici grandi questioni strutturali che, a suo giudizio, continuano a frenare l’Italia indipendentemente dalla stabilità degli esecutivi.

«Ma a voi interessa davvero quanto un Governo è longevo oppure tenete conto di cosa ha prodotto e produce per il bene concreto e misurabile dello Stato, della popolazione e dei territori?», domanda il lettore.

Il ragionamento è netto: la permanenza a Palazzo Chigi, secondo il triestino, avrebbe poco valore se non fosse accompagnata dalla capacità di affrontare problemi che attraversano da anni economia e società italiana.

Economia e salari, il primo grande nodo

Il primo tema indicato è quello della crescita economica, considerata troppo debole per consentire all’Italia di recuperare terreno rispetto alle economie europee più dinamiche.

Il lettore richiama una struttura produttiva frammentata, investimenti insufficienti nell’innovazione e nel capitale umano, differenze territoriali e una produttività ritenuta ancora troppo bassa.

Subito dopo arriva il tema degli stipendi. Secondo i dati citati nella segnalazione, nel primo trimestre del 2026 le retribuzioni reali sarebbero rimaste del 6,1% inferiori rispetto al primo trimestre del 2021.

Per il cittadino, dunque, l’aumento dell’occupazione non sarebbe sufficiente se non accompagnato da un recupero concreto del potere d’acquisto.

Sanità e scuola tra le grandi questioni sociali

Il terzo «mostro» è la sanità.

Il principio universalistico, sostiene il lettore, rischierebbe di scontrarsi sempre più con liste d’attesa, carenza di personale e forti differenze territoriali.

Il timore espresso è quello di una sanità «a due velocità», nella quale chi dispone delle risorse necessarie può rivolgersi più facilmente al privato, mentre gli altri sono costretti ad attendere.

Al quarto posto compare la scuola, con particolare attenzione alla dispersione scolastica, alle differenze territoriali, alla povertà educativa e alla difficoltà di trasformare l’istruzione in competenze avanzate e maggiore mobilità sociale.

Trasporti e fragilità del territorio

La riflessione prosegue con il trasporto pubblico, giudicato ancora troppo debole in diverse aree del Paese e incapace di ridurre realmente la dipendenza dall’automobile.

Il sesto punto riguarda invece il dissesto idrogeologico.

Secondo il cittadino, l’Italia continuerebbe ad affrontare troppo spesso il problema attraverso l’emergenza, invece di investire sistematicamente nella prevenzione e nella manutenzione.

Nella segnalazione vengono richiamati anche dati ISPRA secondo i quali una larghissima parte dei Comuni italiani risulterebbe esposta a rischi legati a frane, alluvioni, erosione costiera o valanghe.

Giustizia e burocrazia

Il settimo problema è la lentezza della giustizia.

«L’incertezza dei tempi diventa essa stessa una forma di ingiustizia», sostiene il triestino, sottolineando le conseguenze che i procedimenti lunghi possono avere non soltanto sulle persone, ma anche su imprese, investimenti e recupero dei crediti.

Segue la burocrazia, descritta come ancora eccessivamente complessa, con procedure, livelli decisionali e responsabilità frammentate.

Per il cittadino la digitalizzazione, pur avendo migliorato molti servizi, non sarebbe sufficiente qualora si limitasse a trasferire online procedimenti già complicati: «Il problema più profondo è semplificare i processi, non soltanto informatizzarli».

Fisco e diritto alla casa

Al nono posto compare la pressione fiscale, considerata elevata e particolarmente pesante sul lavoro.

Il tema, secondo il lettore, non riguarda esclusivamente quanto si paga, ma anche la distribuzione del carico fiscale e la complessità complessiva del sistema.

Il decimo punto è invece quello della casa, definita sempre più difficile da sostenere economicamente rispetto ai redditi.

Affitti in crescita, scarsità di alloggi accessibili, edilizia pubblica insufficiente e difficoltà dei giovani nel costruire una propria autonomia vengono indicate come questioni capaci di ampliare le disuguaglianze.

Energia e debito pubblico chiudono l’elenco

L’undicesimo «mostro» è la dipendenza energetica dall’estero, soprattutto per gas naturale e petrolio.

Per il cittadino questa condizione espone l’Italia alle crisi internazionali e alle oscillazioni dei prezzi, rendendo strategici gli investimenti nelle energie rinnovabili, nelle reti, negli accumuli e nell’efficienza energetica.

Infine il debito pubblico, considerato uno dei principali vincoli alla capacità dello Stato di intervenire sulle altre criticità.

Il triestino richiama le previsioni europee sul rapporto tra debito e Pil e mette l’accento sulla combinazione tra un debito molto elevato e una crescita economica modesta.

«La stabilità da sola non basta»

La conclusione della riflessione torna quindi alla domanda iniziale.

Per il lettore, il vero metro con cui valutare un Governo non dovrebbe essere semplicemente la sua durata, ma la sua capacità di incidere concretamente sui grandi problemi strutturali.

Economia, salari, sanità, scuola, trasporto pubblico, dissesto idrogeologico, giustizia, burocrazia, pressione fiscale, casa, energia e debito pubblico diventano così i dodici capitoli di una stessa critica.

Una presa di posizione personale, certamente dura e destinata a far discutere, che pone però una domanda politica precisa: quanto conta la stabilità se i problemi che condizionano quotidianamente la vita dei cittadini continuano a rimanere sul tavolo?

foto ia

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