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Facebook e Instagram verso la rimozione del ban sui capezzoli: questioni di sessualità e diritti umani

Luca Marsi·
Il consiglio di sorveglianza di Meta ha richiesto una moderazione sulla pubblicazione di contenuti per quanto riguarda le immagini a torso nudo delle donne, ma non degli uomini. Il consiglio ha raccomandato alla società di "limitare i propri standard in modo che sia retto da criteri chiari che rispettino gli standard internazionali sui diritti umani". Tale misura di censura si ricollega all'avvenuta censura da parte di Facebook di due post resi pubblici da un account gestito da una coppia americana transgender e non binaria, i quali erano ritratti in topless ma con i capezzoli coperti. La coppia ha contestato la censura e Meta ha ripristinato i post. "La politica finora in vigore si basa su una visione binaria del genere e su una distinzione tra corpi maschili e femminili e questo rende le regole sul ban dei capezzoli poco chiare quando si tratta di utenti intersessuali, non binari e transgender", ha spiegato il consiglio di sorveglianza. A tal proposito, Meta è stata invitata a "definire criteri chiari, obiettivi e rispettosi dei diritti, in modo che tutte le persone siano trattate in modo coerente". La campagna '#FreetheNipple' per la rimozione del ban sui capezzoli è stata già lanciata nel 2013, ed è stata sostenuta da celebrità tra cui Madonna, Rihanna, Miley Cyrus, Lena Dunham, Aurora Ramazzotti e Chiara Ferragni. "Il contesto è tutto, e gli algoritmi sono pessimi nell’analisi del contesto", ha affermato al Guardian la direttrice del Tow Center for Digital Journalism. "La domanda interessante sarà su come Meta possa creare nuove regole senza aprire le porte al porno, che è il motivo per cui queste regole esistono. Dovrebbe essere possibile, ma sono scettica sul fatto che lo sia se la moderazione dei contenuti è automatizzata", ha concluso. (VanityFair.it)

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