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Durissimo attacco a Conte: «Risposta inaccettabile, non ci sono giustificazioni. Una cosa odiosa»

Luca Marsi·

Durissimo attacco a Giuseppe Conte da parte di Enrico Mentana a causa della risposta che, in occasione della conferenza stampa di sabato 16 maggio, il premier ha rivolto ad un giornalista.

«Quando tre settimane fa il premier Conte andò a visitare le zone della Lombardia che da oltre un mese erano state investite in modo devastante dal coronavirus, arrivando in tarda serata a Bergamo trovò un gruppo di giornalisti che da molte ore lo attendevano. Pur nel grave ritardo - in prefettura c'erano i sindaci che gli avrebbero riferito la situazione - Conte che stava entrando nel palazzo fece dietrofront per non sottrarsi alle domande. Ma dopo aver risposto a una di esse, sul fatale ritardo nel decretare la zona rossa per Alzano e Nembro, aggiunse in modo del tutto inappropriato: "Se un domani avrà responsabilità di governo scriverà lei i decreti, e assumerà tutte le decisioni". Brutto, ma spiegabile nella pressione fortissima di quei giorni. Non mi sono unito al coro di quanti lo attaccarono per quelle parole: un momento di stizza è occorso a tutti noi in questi mesi, figuriamoci al premier, con quel carico di lavoro, al termine di una durissima giornata, in un incontro informale coi cronisti.

Ieri sera però il padrone di casa era lui, nel cortile d'onore di Palazzo Chigi, nell'ora da lui scelta nel bel mezzo dei principali tg per poter entrare nelle case del maggior numero di italiani per raccontare in prima persona quel che succederà da domani. Un appuntamento dai contorni ufficiali, in una cornice istituzionale, con tappeto rosso, tricolore e giornalisti distanziati a regola. E lì, a un giornalista che gli chiedeva dell'operato del commissario Arcuri, su cui sono piovute molte critiche - giuste o meno che siano, qui non conta - se ne è uscito con un'altra risposta inappropriata: "Se lei ritiene di poter far meglio la terrò presente". Per poi aggiungere, rendendosi conto che stava ipotizzando una nuova pandemia, "spero che non possa succedere". Ecco, questa volta non ci sono possibili giustificazioni. Se si pretende di parlare al paese un giorno sì e l'altro pure, bisogna anche imparare ad ascoltarlo, soprattutto se non si è mai affrontata una elezione, e si è arrivati alla guida del governo per cooptazione. E i giornalisti sono, nella loro somma, espressione della voce del paese. Di più: ieri e a Bergamo Conte ha mal risposto a due rappresentanti di testate meno blasonate rispetto a quelle a cui affida le sue interviste. Questo rende ancor più odiosa la cosa, al di là del giudizio che ciascuno può liberamente dare dell'operato suo e del governo in questa emergenza»

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