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Segnalazioni

Chiede distanza per il figlio malato, aggredita in spiaggia: “Tienilo a casa, Il Covid non esiste”

Luca Marsi·
“Il Covid non esiste. Se suo figlio è malato lo tenga chiuso in casa”. Queste le parole di cattiverie rivolte ad una mamma da due turiste sulla costa Toscana, mentre chiedeva semplicemente attenzione per il suo bambino malato, reduce da un trapianto. Le due turiste, sabato scorso, avrebbero appoggiato degli asciugamani da spiaggia proprio a pochi centimetri dal bambino. “Ho visto mio figlio guardarmi con occhi increduli e impauriti -ha spiegato la mamma- come a volermi chiedere mamma possono farlo? Mi sono permessa di chiedere alle due signore di rispettare il metro di distanza previsto dai decreti, specificando che non era un capriccio, ma una necessità, perché il bambino, fresco di trapianto e immunodepresso, non poteva stare a contatto con nessuno". La risposta delle due turiste è stata pesante: “Se è ammalato se lo tenga chiuso in casa, oppure si sposti lei, il covid non esiste". Da lì è è nata un’accesa discussione tra le tre donne con addirittura le minacce di toccare il bambino da parte delle due donne. La mamma è stata aiutata e sostenuta dai bagnanti, che hanno assistito increduli alla scena. Minacciando di chiamare i Carabinieri le due turiste si sono allontanate “Il piccolo è stato di recente sottoposto ad un difficile trapianto di trachea ha paura di essere toccato - ha spiegato la mamma- ha paura di ammalarsi di coronavirus, perché per lui sarebbe letale. Vorrebbe tornare a scuola, rivedere i suoi amici e compagni, dopo quattro mesi di isolamento solo io e lui. Da soli e sempre soli. Ha imparato che deve stare lontano dalle altre persone, sa che per adesso nessuno lo può avvicinare. Io gli dico che un giorno sarà diverso e lui mi crede. Al bimbo fa bene l’aria di mare, camminare e fare ginnastica. Nella vita ho solo lui – racconta sempre la mamma - È malato da anni della sindrome di Williams-Campbell, che parte dalla trachea, poi colpisce i bronchi e se non curata porta alla morte. Non ho timore a raccontare la malattia di mio figlio, non ho paura di combatterla, lo facciamo insieme da sempre, aiutati da molte persone, raccogliendo fondi per la ricerca, mettendoci la faccia. Oggi però ho paura della gente. Ho paura della cattiveria e dell’ignoranza".

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