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25 aprile, Nichi Vendola: "Antifascismo è unica memoria"

Luca Marsi·
- "Finche' Meloni e i suoi fratelli giocheranno a nascondino con le loro radici, finche' non capiranno che non si possono mettere insieme quelli mandati ad Auschwitz e quelli che li mandarono, saranno sempre prigionieri del passato". Lo ha detto Nichi Vendola di Sinistra italiana in un'intervista al "Quotidiano Nazionale". "Il fascismo, per usare le parole di Gramsci, fu una 'rivoluzione passiva', cioe' una contro-rivoluzione. Ma fu ed e' ancora anche, per usare le parole di Piero Gobetti, 'l'autobiografia di una nazione'. E non e' un caso se la sua ombra tenebrosa accompagna la vita italiana: il fascismo non e' stato mai elaborato fino in fondo, fino, per esempio, a smetterla di trastullarsi con la fiaba degli 'italiani brava gente'", ha aggiunto Vendola.
 
 "Il gruppo dirigente di Fratelli d'Italia e' nato e cresciuto nel mito del 'fascismo rivoluzionario', di quello delle origini e di quello dell'epilogo a Salo'. Il monumento al generale Graziani, uno specialista della carneficina, e' una vergogna attuale. Il legame costituente con la figura di Almirante idem. Le parole indecenti di La Russa sono una epifania, il suo seggio al vertice dello Stato e' un vulnus per la coscienza democratica del Paese. Persino lo stile squadrista di esponenti di spicco del partito del presidente del Consiglio spiega perche' e' necessario evocare il fascismo. Dal mio punto di vista - ha concluso Vendola - occorre che l'antifascismo rompa la campana di vetro in cui riposa come cimelio, per tornare a essere la religione civile del nostro Paese. C'e' una memoria condivisa, non occorre inventarne una che puzza di manipolazione: ed e' una memoria plurale, ricca, bellissima. Si chiama antifascismo". (Nova) - (Rin) NNNN

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