Minacce e aggressioni ai volontari in piazza Libertà, AVS: «Inaccettabile, istituzioni diano risposte»

Ferma condanna per le minacce e le aggressioni subite dai volontari delle associazioni impegnate quotidianamente in piazza Libertà e, contemporaneamente, una dura richiesta alle istituzioni affinché vengano affrontate in maniera strutturale le situazioni di marginalità e precarietà presenti nell’area.
A intervenire sono Elisa Moro e Tiziana Cimolino di Alleanza Verdi e Sinistra Trieste, che esprimono «piena solidarietà» alle persone coinvolte e pongono una serie di interrogativi sulla gestione della situazione in una delle zone più delicate della città.
«Condanniamo con fermezza le minacce e le aggressioni subite dai volontari delle associazioni che operano quotidianamente in piazza Libertà, ai quali esprimiamo la nostra piena solidarietà», dichiarano Moro e Cimolino.
Una presa di posizione che parte da un punto netto: secondo AVS, nessuna situazione di disagio o marginalità può rappresentare una giustificazione per comportamenti violenti.
«Nessuna condizione di marginalità può giustificare simili comportamenti»
Alleanza Verdi e Sinistra separa nettamente la condanna delle aggressioni dal dibattito politico sulle condizioni che caratterizzano piazza Libertà.
«È inaccettabile che chi da anni supplisce alle carenze delle istituzioni, garantendo assistenza e dignità a persone lasciate in condizioni di estrema precarietà, debba oggi subire anche minacce e violenze. Nessuna condizione di marginalità può giustificare simili comportamenti».
Per Moro e Cimolino, dunque, la solidarietà nei confronti dei volontari deve essere totale e senza ambiguità.
Allo stesso tempo, le due esponenti di AVS ritengono che quanto accaduto non possa essere affrontato esclusivamente come una questione di ordine pubblico, ma debba aprire una riflessione più ampia sul sistema di assistenza e accoglienza.
AVS: «Una responsabilità politica precisa»
È su questo punto che la presa di posizione diventa direttamente politica.
Secondo Moro e Cimolino esisterebbe infatti «una responsabilità politica precisa» da individuare nel fatto che, a loro giudizio, una parte significativa della gestione delle situazioni più difficili continui a ricadere sulle associazioni di volontariato.
«Resta però una responsabilità politica precisa: quella di istituzioni che continuano a lasciare al volontariato compiti che dovrebbero trovare risposta nei servizi pubblici, costringendo le associazioni a gestire situazioni sempre più complesse».
Una critica che AVS porta avanti mettendo al centro proprio il ruolo dei volontari.
Persone che, nella ricostruzione politica proposta dalle due esponenti, si troverebbero a intervenire quotidianamente in contesti difficili senza che il volontariato possa o debba trasformarsi nel sostituto permanente dei servizi pubblici.
Il nodo della sicurezza in piazza Libertà
C’è poi un secondo elemento sul quale Moro e Cimolino chiedono chiarimenti: quello relativo alla sicurezza.
AVS sottolinea infatti come gli episodi denunciati si sarebbero verificati in un’area interessata dalla presenza delle forze dell’ordine.
«Le aggressioni si sono inoltre verificate in una piazza costantemente presidiata da numerose forze dell'ordine. Una presenza così massiccia non è bastata a garantire la sicurezza delle persone presenti».
Da qui la richiesta di spiegazioni rivolta alle istituzioni.
«È una contraddizione sulla quale le istituzioni devono fornire spiegazioni, anche rispetto alla mancata prevenzione delle violenze», affermano Moro e Cimolino.
Una posizione che apre quindi anche il tema dell’efficacia delle misure adottate nell’area, secondo la lettura politica proposta da AVS.
La richiesta: un centro di prima accoglienza a bassa soglia
Per Alleanza Verdi e Sinistra la risposta non può tuttavia esaurirsi nel rafforzamento dei controlli.
Moro e Cimolino tornano infatti su una proposta sostenuta da tempo: l’apertura di un centro di prima accoglienza a bassa soglia nell’ex mercato di via Gioia.
«Da anni chiediamo interventi strutturali, a partire dall'apertura di un centro di prima accoglienza a bassa soglia nell'ex mercato di via Gioia».
Secondo le due esponenti, la gestione attuale continuerebbe invece a concentrarsi sulle conseguenze dei problemi senza intervenire sufficientemente sulle loro cause.
«Si continua a intervenire sulle conseguenze, senza affrontare le condizioni che alimentano marginalità e tensioni».
Un passaggio che sintetizza la critica politica di AVS: sicurezza e accoglienza, secondo Moro e Cimolino, dovrebbero essere affrontate attraverso una strategia strutturale e non soltanto attraverso interventi emergenziali.
«L’accoglienza non può dipendere dai volontari»
Il punto conclusivo della presa di posizione riguarda proprio il ruolo delle associazioni.
Per AVS il volontariato può rappresentare una componente fondamentale della rete di solidarietà cittadina, ma non può essere chiamato a sostenere da solo il peso delle situazioni più complesse.
«L'assistenza e l'accoglienza non possono continuare a dipendere dalla disponibilità dei volontari, né può essere chi presta solidarietà a pagare il prezzo dell'assenza di risposte pubbliche adeguate».
Moro e Cimolino chiedono quindi una risposta che proceda su due binari: da una parte la tutela immediata di chi opera sul territorio e la condanna senza attenuanti delle aggressioni, dall’altra un intervento politico e sociale capace, nella loro prospettiva, di ridurre quelle condizioni di marginalità dalle quali possono nascere situazioni sempre più difficili da gestire.
Piazza Libertà torna così al centro del confronto politico cittadino. Per AVS, quanto denunciato dalle associazioni rappresenta un ulteriore segnale della necessità di passare da una gestione prevalentemente emergenziale a soluzioni strutturali, garantendo contemporaneamente sicurezza a chi presta assistenza e risposte pubbliche alle persone che vivono condizioni di estrema precarietà.
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