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Politica

Trieste, FreeEste cresce a Bagnoli, AVS lancia l’allarme: «La salute non può essere sacrificata al profitto»

redazione·
Trieste, FreeEste cresce a Bagnoli, AVS lancia l’allarme: «La salute non può essere sacrificata al profitto»

Il futuro industriale di Bagnoli della Rosandra finisce al centro di un duro intervento politico di Alleanza Verdi Sinistra. Elisa Moro e Tiziana Cimolino, quest’ultima portavoce di Europa Verde FVG, accendono i riflettori sulla progressiva trasformazione dell’area FreeEste e chiedono garanzie stringenti sul fronte ambientale, sanitario e della vivibilità per la popolazione residente.

Al centro delle preoccupazioni espresse dalle due esponenti c’è in particolare il nuovo stabilimento della Shinagawa Danieli Advanced Materials S.p.A., joint venture tra Danieli e Shinagawa Refractories, inserito nel più ampio processo di sviluppo industriale e logistico dell’area.

La posizione di AVS è netta: lo sviluppo economico e l’attrazione di investimenti non possono, secondo Moro e Cimolino, procedere senza una valutazione altrettanto rigorosa delle possibili conseguenze sul territorio.

«Il profitto privato e gli aiuti pubblici non possono andare contro la salute pubblica», è il cuore della presa di posizione.

Moro: «Numeri economici importanti, ma quale equilibrio per il territorio?»

Elisa Moro richiama innanzitutto l’attenzione sulla dimensione economica dell’operazione.

Secondo i dati riportati da AVS, l’investimento complessivo per il progetto sarebbe compreso tra 12 e 20 milioni di euro, con il ricorso anche a finanziamenti agevolati del fondo regionale FRIE. La capacità produttiva indicata supererebbe le 10mila tonnellate annue di aggregati, mentre il fatturato a regime viene stimato attorno ai 30 milioni di euro.

Sul fronte occupazionale, sempre secondo quanto riportato nella nota politica, si parla invece di poco più di 30-40 assunzioni stabili.

È proprio il rapporto tra dimensione economica dell’investimento, ricadute occupazionali e possibili conseguenze ambientali a essere messo in discussione da Moro.

AVS chiede in sostanza che la valutazione dello sviluppo dell’area non venga effettuata esclusivamente attraverso fatturato, capacità produttiva e investimenti, ma tenga conto anche delle ricadute complessive sulla comunità.

FreeEste sempre più polo industriale

La riflessione si allarga quindi all’intera area di Bagnoli della Rosandra.

Moro e Cimolino sottolineano come FreeEste stia assumendo una fisionomia industriale e logistica sempre più marcata. Nell’area è già presente BAT, mentre nelle vicinanze si trovano realtà come Wärtsilä e Innoway, la fabbrica voluta da MSC per la produzione di carri ferroviari.

Per AVS, quindi, la questione non riguarda esclusivamente un singolo stabilimento, ma la trasformazione complessiva di un territorio nel quale si stanno concentrando attività produttive e logistiche importanti.

Ed è proprio l’effetto cumulativo di queste attività a preoccupare le due esponenti.

Cimolino: attenzione a polveri, emissioni e rumore

Tiziana Cimolino concentra invece l’attenzione sulla tipologia di produzione prevista nello stabilimento Shinagawa Danieli.

Secondo quanto riportato da AVS, l’attività riguarda la produzione di polveri lubrificanti, i cosiddetti mould flux, utilizzati nei processi di colata continua dell’acciaio.

Cimolino richiama quindi i possibili rischi associati alla manipolazione e al trattamento degli aggregati utilizzati nel processo produttivo, citando in particolare il tema del particolato e delle emissioni diffuse.

Si tratta, è importante sottolinearlo, di preoccupazioni e valutazioni formulate da AVS nel proprio intervento politico, non della certificazione di un danno ambientale già avvenuto.

Proprio per questo Moro e Cimolino chiedono che i controlli siano particolarmente rigorosi e che i dati relativi alle emissioni siano accessibili e trasparenti.

Il nodo del traffico pesante

Alle emissioni atmosferiche AVS affianca un secondo tema: quello della logistica.

Una capacità produttiva superiore alle 10mila tonnellate annue, sostengono le due esponenti, comporterebbe inevitabilmente una movimentazione significativa di materie prime e prodotti.

Da qui le preoccupazioni per un possibile aumento del traffico pesante in una zona che presenta contemporaneamente caratteristiche industriali, residenziali e una particolare vicinanza ad aree di valore naturalistico.

Cimolino pone inoltre l’accento sull’inquinamento acustico, chiedendo attenzione sia al rumore prodotto direttamente dall’impianto sia a quello eventualmente generato dall’incremento della movimentazione dei mezzi.

«L’impianto è a poca distanza dall’abitato»

La vicinanza alle zone abitate rappresenta uno dei punti sui quali AVS insiste maggiormente.

Secondo Cimolino, proprio questa caratteristica dovrebbe imporre un livello di attenzione particolarmente elevato.

Non basta, nella prospettiva di Alleanza Verdi Sinistra, rispettare formalmente i parametri previsti: occorre mettere a disposizione della popolazione un sistema di monitoraggio capace di verificare nel tempo l’impatto effettivo delle nuove attività industriali.

La richiesta è quindi quella di controlli preventivi e continuativi sulle emissioni atmosferiche e acustiche.

Il Punto Franco e la questione delle agevolazioni

Il ragionamento politico di Moro e Cimolino si sposta poi sul regime di Punto Franco nel quale si inserisce FreeEste.

AVS sottolinea i vantaggi doganali e fiscali collegati al sistema e mette questi elementi in relazione con il sostegno della finanza agevolata pubblica.

È proprio qui che le due esponenti individuano quello che definiscono un forte squilibrio.

Da una parte, sostengono, le imprese possono beneficiare di condizioni favorevoli per investire e sviluppare le proprie attività. Dall’altra, la popolazione residente rischierebbe, secondo AVS, di sopportare le eventuali esternalità ambientali e logistiche della crescente industrializzazione.

Un’impostazione che porta Moro e Cimolino a chiedere che ai vantaggi riconosciuti alle aziende corrispondano obblighi altrettanto forti sul fronte della tutela ambientale.

«Il territorio non può pagare il conto dello sviluppo»

La critica non si traduce in un rifiuto generalizzato dello sviluppo industriale.

Il punto posto da AVS riguarda piuttosto le condizioni attraverso le quali quello sviluppo viene realizzato.

Per Moro e Cimolino, investimenti, occupazione e attrattività internazionale devono procedere insieme alla tutela della salute e della qualità della vita.

Il timore espresso è che si possa creare una situazione nella quale i benefici economici siano concentrati sulle imprese, mentre una parte dei costi indiretti ricada sulla collettività.

Da qui la richiesta di riequilibrare il rapporto tra sviluppo economico e interesse pubblico.

La richiesta: monitoraggi stringenti, preventivi e trasparenti

È proprio sui controlli che si concentra la proposta conclusiva di Alleanza Verdi Sinistra.

Moro e Cimolino chiedono monitoraggi ambientali stringenti sulle emissioni e sul rumore, effettuati con modalità trasparenti e capaci di offrire alla popolazione garanzie prima ancora che emergano eventuali criticità.

La richiesta politica è che cittadini e residenti possano conoscere in maniera chiara l’impatto delle attività produttive presenti e future nell’area.

Per AVS, quindi, la partita di FreeEste non riguarda soltanto il futuro economico di Bagnoli della Rosandra. Riguarda il modello di sviluppo che Trieste intende perseguire e il punto di equilibrio tra investimenti, lavoro, industria, ambiente e salute.

«Lo sviluppo economico non può e non deve avvenire barattando il diritto alla salute dei cittadini», concludono Tiziana Cimolino ed Elisa Moro.

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