sabato 26 settembre 2026
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Politica

Startech: Rifondazione chiede intervento Stato, «Difendere 300 famiglie e posti di lavoro»

redazione·
Startech: Rifondazione chiede intervento Stato, «Difendere 300 famiglie e posti di lavoro»

Intervento diretto dello Stato e delle istituzioni locali, tutela dell'occupazione, garanzia dei salari e degli ammortizzatori sociali e valutazione dell'ingresso di capitale pubblico per la reindustrializzazione del sito. Sono le richieste avanzate da Rifondazione Comunista Trieste e dai Giovani Comunisti/e Trieste sulla vertenza Startech.

Il partito interviene con un comunicato dai toni durissimi, esprimendo piena solidarietà alle lavoratrici e ai lavoratori impegnati, secondo quanto riferito nella nota, in assemblea permanente e in presidio.

Al centro dell'intervento ci sono soprattutto le conseguenze della crisi occupazionale. Rifondazione parla di oltre 300 famiglie triestine che vivrebbero da mesi una situazione caratterizzata da stipendi corrisposti in maniera irregolare, contributi definiti «a rischio» e una forte incertezza sul futuro.

Rifondazione: «Un modello economico predatorio»

La lettura politica della vicenda proposta da Rifondazione Comunista parte da una critica più generale al modello economico.

Secondo il partito, quanto sta accadendo alla Startech rappresenterebbe una nuova manifestazione di un sistema che, nella sua analisi, finirebbe per danneggiare il tessuto industriale, comprimere i diritti dei lavoratori e trasferire sulla collettività le conseguenze delle crisi aziendali.

Parole particolarmente dure accompagnano anche la ricostruzione della storia recente dell'azienda.

Rifondazione richiama il passaggio da Flextronics e sostiene che successivamente si sarebbero susseguiti investitori e fondi che avrebbero prospettato un rilancio senza riuscire, nella valutazione del partito, a garantire quelle prospettive industriali.

«Oltre 300 famiglie vivono nell'incertezza»

È soprattutto sulla condizione dei lavoratori che si concentra il comunicato.

Secondo Rifondazione, oltre 300 famiglie triestine starebbero affrontando da mesi una situazione estremamente difficile, con «stipendi pagati a singhiozzo», preoccupazioni per i contributi e un futuro lavorativo incerto.

Il partito considera lo stabilimento una realtà importante per il territorio triestino e sostiene che non possa essere lasciato in una condizione di instabilità.

Da qui la solidarietà espressa nei confronti dei lavoratori impegnati nella mobilitazione.

«La loro battaglia non è solo per il salario»

Per Rifondazione Comunista la vertenza avrebbe un significato che supera la questione delle singole retribuzioni.

«La loro battaglia non è solo per il salario, ma per la dignità del lavoro», sostiene il partito, collegando la mobilitazione alla difesa del tessuto produttivo.

Nel comunicato vengono inoltre rivolte accuse alla proprietà, alla quale Rifondazione attribuisce la responsabilità di aver abbandonato il tavolo delle trattative e, con esso, i lavoratori coinvolti nella vertenza.

Si tratta di contestazioni formulate dal partito nel proprio comunicato, all'interno di una presa di posizione politica fortemente critica sulla gestione della crisi.

La richiesta: intervento diretto dello Stato

Il passaggio politicamente più significativo riguarda il ruolo del pubblico.

Rifondazione Comunista chiede infatti «l'intervento diretto dello Stato e delle istituzioni locali per difendere l'occupazione».

La posizione espressa è molto chiara: qualora il privato non fosse in grado di garantire la continuità produttiva e occupazionale, secondo il partito dovrebbe essere presa in considerazione una soluzione pubblica.

«Se il privato fallisce e devasta, deve subentrare la gestione pubblica», si legge nella nota.

L’ipotesi dell'ingresso di capitale pubblico

Rifondazione avanza quindi una proposta concreta: valutare l'ingresso di capitale pubblico finalizzato alla reindustrializzazione del sito.

È una richiesta che colloca la vertenza Startech dentro una discussione più ampia sul futuro industriale di Trieste.

Per il partito, infatti, la priorità non dovrebbe essere esclusivamente gestire l'emergenza immediata, ma costruire una prospettiva capace di garantire continuità produttiva e occupazionale.

L'obiettivo dichiarato è evitare che la crisi si trasformi nella perdita di un altro pezzo del tessuto industriale cittadino.

Salari e ammortizzatori sociali

Accanto alla prospettiva di lungo periodo c'è però l'urgenza del presente.

Rifondazione chiede che venga assicurata la garanzia integrale dei salari e che sia garantita la copertura degli ammortizzatori sociali, affinché nessun lavoratore rimanga senza retribuzione.

Due livelli, dunque: intervenire immediatamente per tutelare le persone coinvolte e contemporaneamente individuare una soluzione industriale capace di salvaguardare il futuro dello stabilimento.

«Saremo al fianco dei lavoratori»

Rifondazione Comunista Trieste e Giovani Comunisti/e Trieste assicurano infine che continueranno a sostenere la mobilitazione fino a quando, affermano, non sarà garantita la piena tutela occupazionale.

La chiusura del comunicato concentra in poche parole il significato politico attribuito alla vertenza: «Giù le mani dal futuro di Trieste!».

Una presa di posizione che mette quindi insieme la difesa degli oltre 300 lavoratori indicati nella nota, la richiesta di garanzie immediate su salari e ammortizzatori e una proposta destinata ad alimentare il confronto politico sulla crisi: l'ingresso del pubblico nella reindustrializzazione del sito qualora la soluzione privata non riesca a garantire occupazione e continuità produttiva.

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