StarTech, Paglia (PD): “Bene il contributo regionale, ma ora il Ministero intervenga”
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«Il contributo stanziato dalla Regione rappresenta un sostegno utile, ma può soltanto attenuare una situazione ormai drammatica. Non sostituisce gli stipendi dovuti dall’azienda e, soprattutto, non risolve la crisi industriale di StarTech. Ora serve un intervento chiaro e deciso del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, di cui finora non si hanno notizie».
Lo afferma Maria Luisa Paglia, segretaria provinciale del Partito Democratico di Trieste, intervenendo sulla vertenza che coinvolge i 320 dipendenti dello stabilimento di strada di Monte d’Oro.
«I lavoratori stanno subendo una situazione paradossale e profondamente ingiusta. Chi è rimasto a casa nelle ore di solidarietà potrà ricevere l’integrazione dell’INPS, mentre chi viene chiamato a lavorare dovrebbe essere retribuito dall’azienda, che però non riesce a garantire regolarmente gli stipendi. Per luglio sono stati versati complessivamente circa 700 euro, peraltro in due rate e con un mese di ritardo. Con queste cifre non si mantiene una famiglia, non si pagano l’affitto, le bollette e le spese scolastiche ormai imminenti».
«La Regione ha fatto bene a erogare gli 83 mila euro previsti per le ore di solidarietà. Ma è necessario essere chiari: si tratta di un contributo temporaneo, non della soluzione. Le istituzioni non possono limitarsi ad accompagnare la cassa integrazione mentre l’azienda perde commesse, la produzione si riduce al minimo e centinaia di famiglie restano senza certezze».
«Questo stabilimento ha una storia industriale importante: da Nokia, passando per Alcatel e Flextronics, fino ad AdriaTronics e oggi StarTech. In tutte queste fasi ha conservato enormi potenzialità, competenze altamente qualificate e capacità produttive in settori tecnologicamente avanzati. Non si comprende, dunque, perché nel corso degli anni, invece di valorizzare e rafforzare questo patrimonio, si sia proceduto verso un progressivo depotenziamento. È necessario ricostruire con chiarezza le scelte industriali compiute e individuare le responsabilità, per impedire che anche questa nuova fase si concluda con un ulteriore arretramento».
«Ma c’è un aspetto che i cittadini di Trieste devono conoscere. La nuova proprietà aveva prospettato un progetto industriale di grande rilevanza: la produzione di componenti ottici destinati ai data center, un mercato in forte espansione e strategico per lo sviluppo delle nuove tecnologie. Secondo quanto era stato presentato, lo stabilimento triestino sarebbe stato l’unico in Europa a realizzare questi componenti, oggi prodotti soltanto in Cina».
«Non si trattava di un’ipotesi vaga. Era prevista la realizzazione di una “camera bianca”; un capannone era stato demolito per consentire la costruzione di uno stabile adeguato e si stavano già programmando i test dei nuovi componenti. Il progetto aveva quindi alimentato aspettative concrete per il rilancio dell’azienda e per la salvaguardia dell’occupazione. Che cosa è accaduto? Perché un investimento considerato così innovativo e strategico è improvvisamente sfumato? I lavoratori e l’intera città hanno il diritto di saperlo».
«Adesso il Ministero deve convocare con urgenza un tavolo con la proprietà, la Regione e le organizzazioni sindacali. Non soltanto per verificare quali garanzie esistano realmente per i 320 posti di lavoro, ma anche per fare piena chiarezza sul destino del progetto legato ai data center, sugli investimenti annunciati, sulle risorse eventualmente impiegate e sulle ragioni per cui il percorso si è interrotto».
«Non basta gestire l’emergenza mese per mese, lasciando i dipendenti nell’incertezza persino sulla data in cui potranno ricevere l’integrazione dell’INPS. Occorre assicurare subito il pagamento delle retribuzioni e costruire una prospettiva produttiva credibile. StarTech rappresenta un patrimonio di competenze tecnologiche che Trieste non può permettersi di perdere. Il Governo esca dal silenzio: il futuro di 320 lavoratrici e lavoratori non può dipendere da stipendi ridotti, versati a rate, e da un progetto industriale strategico scomparso senza alcuna spiegazione».
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