SIAP Trieste contro il possibile trasferimento di Meran nel Nord-Est: “Un’offesa intollerabile”

Durissimo intervento del SIAP di Trieste dopo la notizia del possibile trasferimento o avvicinamento nel Nord-Est dell’autore dell’omicidio degli agenti Pierluigi Rotta e Matteo Demenego, uccisi nella Questura di Trieste nel 2019.
In un comunicato diffuso oggi, venerdì 22 maggio 2026, la Segreteria Provinciale del Sindacato Italiano Appartenenti Polizia esprime “profonda costernazione, sconcerto e ferma contrarietà” rispetto all’ipotesi che l’uomo possa essere avvicinato proprio al territorio dove si consumò il duplice omicidio.
Per il SIAP si tratterebbe di “una ferita che si riapre violentemente” per tutti i poliziotti triestini che ancora oggi vivono quotidianamente il peso di quella tragedia.
Nel comunicato il sindacato definisce già “una profonda mortificazione della giustizia” il fatto che all’assassino sia stato evitato il carcere, aggiungendo che un eventuale trasferimento nel Nord-Est rappresenterebbe “un’ulteriore, inaccettabile offesa”.
Secondo il SIAP, la situazione costituirebbe un insulto non soltanto alla memoria dei due agenti uccisi, ma anche nei confronti di tutti gli appartenenti alla Polizia di Stato che continuano a lavorare nella Questura di Trieste.
Molto forte anche il passaggio dedicato alle famiglie di Pierluigi Rotta e Matteo Demenego.
Il sindacato parla infatti di un “fine pena mai emotivo” vissuto dai genitori dei due agenti, chiedendo alle istituzioni di evitare provvedimenti che rischierebbero di trasformarsi “in una vera e propria beffa”.
Nel comunicato interviene anche il segretario provinciale SIAP Trieste, Marco Imburgia, che dichiara: “Non possiamo e non vogliamo accettare che le esigenze di chi ha ucciso prevalgano sul dolore lacerante di chi ha perso un figlio e sulla sensibilità di una questura e di una città che hanno già pagato un prezzo altissimo”.
Il SIAP conclude chiedendo “un immediato e totale ripensamento” alle autorità competenti, ribadendo la volontà di continuare a far sentire la propria voce “per difendere l’onore dei colleghi caduti e la dignità delle loro famiglie”.
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