Piazza Libertà, Massolino attacca: «La fame e la sofferenza non si mettono in pausa per gli aperitivi»

«La fame e la sofferenza non si mettono in pausa durante una partita o per l’orario degli aperitivi». Giulia Massolino interviene sulle restrizioni all’assistenza ai migranti in piazza Libertà, con una dura critica alla gestione politica della situazione e un invito a sottoscrivere la lettera aperta alla Questura promossa dalla Rete Fornelli resistenti.
Nel messaggio pubblicato sui social, Massolino contesta le limitazioni alla distribuzione dei pasti e alle attività di cura, denunciando le conseguenze per chi vive in strada e chiedendo che le istituzioni garantiscano risposte ai bisogni essenziali.
La contestazione sulle ragioni delle restrizioni
Massolino riferisce che le limitazioni sarebbero motivate dalla tutela della socialità e, nel fine settimana, dalla disponibilità di personale delle forze dell’ordine impegnato anche nei servizi per le partite di calcio e basket.
Una spiegazione che definisce «una scusa ridicola». Anche qualora il problema fosse effettivamente quello degli organici, sostiene, la risposta dovrebbe essere una diversa distribuzione delle risorse.
Nel post propone di spostare sul presidio del territorio il personale impiegato nei controlli al confine, che giudica inutili e costosi. È una valutazione politica con cui accusa la destra di privilegiare la propaganda rispetto alla sicurezza reale.
L’accusa sulle condizioni delle persone in strada
Il passaggio centrale riguarda la situazione dei migranti privi di accoglienza. Massolino sostiene che vengano lasciati «senza un tetto, senza un letto, senza un bagno» e attribuisce precise responsabilità alle istituzioni.
Nella sua lettura, le restrizioni aggravano ulteriormente queste condizioni, ostacolando anche gli aiuti offerti dai volontari. Il volontariato viene descritto come una presenza che interviene per colmare le carenze delle risposte pubbliche.
«Adesso si tocca un abisso di disumanità senza precedenti», scrive, riferendosi alla limitazione del cibo e delle cure.
Il richiamo ai diritti e all’arrivo del freddo
Massolino richiama i principi di solidarietà e fratellanza, collegandoli alla Dichiarazione universale dei diritti umani e alla Costituzione.
Sottolinea inoltre l’avvicinarsi della stagione fredda e ricorda che, secondo quanto riporta nel suo intervento, l’anno scorso tre persone sono morte di freddo in regione.
Il richiamo serve a evidenziare l’urgenza delle necessità di chi resta all’aperto: bisogni che, afferma, non possono essere sospesi in base agli appuntamenti sportivi o agli orari delle attività cittadine.
«Una città-vetrina, dove tutto deve essere consumabile»
La critica si estende al modello di città. «Vogliono trasformare Trieste in una Disneyland», sostiene Massolino, descrivendo il rischio di una città pensata come vetrina da promuovere, nella quale il disagio viene allontanato dalla vista.
«Ma dietro le cartoline ci sono persone in carne e ossa, bisogni reali e responsabilità istituzionali che non possono essere cancellate con un’ordinanza», aggiunge.
Per Massolino, il livello di civiltà di una comunità si misura nel trattamento delle persone più fragili, non nel numero dei turisti o nell’affluenza nei locali.
L’invito a firmare la lettera alla Questura
Il messaggio si conclude con l’appello ad aderire alla lettera aperta promossa dalla Rete Fornelli resistenti.
«Trieste non merita di essere ricordata per aver impedito di dare da mangiare a chi ha fame», afferma Massolino, invitando a dimostrare l’esistenza di una città capace di non lasciare indietro nessuno e di «costruire ponti e non muri».
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