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Politica

Palutan-Rossetti senza filtri: «Basta buonismo con chi delinque», «Intervenire prima del disagio» (VIDEO)

Luca Marsi·
Palutan-Rossetti senza filtri: «Basta buonismo con chi delinque», «Intervenire prima del disagio» (VIDEO)

Sicurezza, immigrazione, disagio sociale, futuro dell’amministrazione comunale, Porto Vecchio e crisi industriale. È stato un confronto acceso quello tra Laura Palutan, segretaria della Lista Dipiazza e presidente della Settima Circoscrizione, e Daniela Rossetti, segretaria provinciale di Azione, protagoniste del faccia a faccia condotto da Luca Marsi.

Le distanze sono emerse immediatamente, soprattutto sulla lettura della sicurezza a Trieste. Ma il confronto è diventato ancora più serrato quando il dibattito si è spostato sul giudizio dell'era Dipiazza e sul modello economico della città del futuro.

Sicurezza, Palutan: «Trieste ancora a misura d’uomo». Rossetti: «Non a misura di donna»

La prima domanda ha riguardato direttamente la sicurezza e il recente dibattito sui reati denunciati in città.

Palutan ha difeso l'immagine di Trieste pur riconoscendo un peggioramento rispetto al passato.

«Trieste ad oggi è ancora una città a misura d'uomo, soprattutto se la paragoniamo a grandi metropoli sia italiane che europee», ha affermato.

Secondo l'esponente della Lista Dipiazza, tuttavia, rispetto alla città di un tempo sono emerse nuove problematiche. Palutan ha collegato parte del malessere percepito al fenomeno della rotta balcanica, sostenendo che il Comune abbia margini limitati per intervenire direttamente su questo fronte.

La ricetta indicata passa innanzitutto da una maggiore presenza delle forze dell'ordine e dal potenziamento degli strumenti a loro disposizione.

«Bisogna dare anche più potere», ha sottolineato, ricordando l'aumento degli organici della Polizia Locale, le videocamere e gli interventi sull'illuminazione.

Rossetti ha replicato immediatamente: «Ho sentito dire che Trieste è ancora una città a misura d'uomo. Forse lo sarà, ma non è di certo una città a misura di donna».

La segretaria provinciale di Azione ha richiamato i dati sulle denunce di violenza sessuale e altri reati per contestare quella che considera una rappresentazione eccessivamente rassicurante della situazione cittadina.

Rotta balcanica, il confronto si accende

È stato sul rapporto tra immigrazione e sicurezza che il botta e risposta ha raggiunto uno dei momenti più accesi.

Palutan ha sostenuto che una parte dei problemi sia riconducibile a persone che arrivano sul territorio senza cercare un percorso di integrazione e finiscono per delinquere.

Rossetti ha respinto una lettura generalizzata del fenomeno.

«Non sto dicendo che tutte le persone che arrivano dalla rotta balcanica sono santi», ha precisato, aggiungendo però: «Smettiamo di dirci che tutti i triestini e tutti gli italiani sono santi, perché decisamente non è così».

Per Rossetti non sarebbe corretto ricondurre fenomeni differenti, dalle truffe agli anziani fino agli episodi di microcriminalità, alla sola immigrazione.

Palutan ha successivamente precisato la propria posizione: «Indipendentemente dalla nazionalità e dalla provenienza di chi delinque, tu delinqui e tu devi pagare. Chiunque sia».

Zone rosse e poliziotto di quartiere: qui arriva il punto d’incontro

Rossetti ha bocciato nettamente le cosiddette zone rosse, sostenendo che concentrino gli agenti in aree ristrette lasciando meno presidiate altre parti della città.

«Le zone rosse sono state un buco nell'acqua enorme», ha affermato, proponendo invece una maggiore presenza diffusa delle forze dell'ordine e il ritorno del poliziotto di quartiere.

Ed è proprio su quest'ultimo punto che le due ospiti hanno trovato un terreno comune.

«La polizia sul territorio assolutamente mi trova concorde da sempre», ha replicato Palutan. «Sono anche d'accordo con il poliziotto di quartiere».

Per l'esponente della Lista Dipiazza, però, deve contemporaneamente aumentare la capacità di intervento delle forze dell'ordine.

«Dobbiamo smetterla di essere così buonisti con chi delinque», ha affermato, citando episodi di giovani coinvolti in risse e tornati poco dopo nello stesso luogo.

Rossetti: «Repressione sì, ma bisogna prevenire»

Rossetti ha riconosciuto la necessità di perseguire chi commette reati, ma ha contestato un'impostazione concentrata prevalentemente sulla repressione.

«Quando uno delinque deve essere arrestato e poi deve avere le pene giuste per ciò che ha fatto», ha spiegato. «Però forse un'amministrazione comunale dovrebbe porsi il problema di prevenire».

Secondo la segretaria provinciale di Azione occorre intervenire sul disagio giovanile e sociale prima che possa trasformarsi in comportamenti criminali, recuperando strumenti come l'educativa di strada.

«Il disagio dei triestini c'è ed è importante in varie parti della città e in molte fasce della popolazione», ha sottolineato.

Dopo Dipiazza, Rossetti: «Serve una fortissima discontinuità»

Archiviata la sicurezza, il confronto si è spostato sul giudizio sull'amministrazione Dipiazza e sulla Trieste che verrà.

Rossetti ha attaccato quella che considera una narrazione troppo positiva della città.

«A me interessa poco stare in una città formalmente con dei bei edifici, una bella pavimentazione di piazza Unità, piena di turisti che vengono a farsi i selfie, se poi le persone che ci vivono in quella città stanno male».

La critica ha riguardato anche il rapporto dell'amministrazione con cittadini, comitati e opposizioni.

Secondo Rossetti, nel dopo Dipiazza sarebbe necessaria «una fortissima discontinuità», soprattutto sul versante sociale ed economico.

Palutan: «Porto Vivo dimostra quello che ha fatto Dipiazza»

Palutan ha ribaltato completamente la prospettiva.

«Lei ha parlato solo delle cose negative, non ha messo nessuna positiva, quindi io farò esattamente l'opposto», ha esordito.

Al centro della sua difesa dell'amministrazione c'è soprattutto Porto Vecchio, oggi Porto Vivo.

Secondo Palutan, proprio la determinazione di Roberto Dipiazza avrebbe consentito di superare anni di immobilismo e trasformare un'area precedentemente chiusa in un nuovo polo destinato a ospitare funzioni culturali, artistiche e di intrattenimento.

«Solo grazie alla testardaggine e all'ariete che è Roberto Dipiazza ogni volta si va oltre a questa enorme burocrazia», ha sostenuto.

E sul risultato ha aggiunto: «Vi posso assicurare che per la primissima volta ho detto: complimenti».

Palutan ha utilizzato anche un'immagine familiare per descrivere il rapporto del sindaco con la città: «È un po' il nostro papà», spiegando che avrebbe portato avanti i propri progetti «con un'anima e un corpo».

Rossetti replica: «Vedo tante incompiute»

La risposta di Rossetti è arrivata immediatamente.

«Non amo l'esaltazione delle persone in generale», ha premesso, elencando poi quelle che considera le grandi questioni irrisolte della città: piscina terapeutica, tram, ortofrutticolo e mercato coperto.

Sul Porto Vecchio, Rossetti ha inoltre contestato l'idea di attribuire il risultato a una sola figura politica e ha aperto un altro fronte: quello della destinazione economica dell'area.

Secondo la segretaria di Azione, nel Porto Vecchio dovrebbero poter trovare spazio anche attività produttive, in particolare quelle tecnologiche e ad alto valore aggiunto.

«Trieste sta morendo dal punto di vista economico», ha affermato.

Industria, nuovo botta e risposta

Palutan ha ricordato come Trieste abbia progressivamente perso numerose realtà industriali, citando Ferriera e Sertubi e inserendo il fenomeno in una crisi più ampia che riguarda anche l'Italia e altre parti d'Europa.

Rossetti ha riportato invece il confronto direttamente sull'attualità industriale triestina, citando la situazione dei lavoratori Startech e la necessità di tutelare competenze considerate strategiche.

Ed è proprio su questo punto che il dibattito si è fatto nuovamente incandescente.

Rossetti ha criticato l'assenza del sindaco alle manifestazioni dei lavoratori, utilizzando provocatoriamente la metafora familiare introdotta poco prima da Palutan: «Siamo tutti figli, ma ci sono figli di serie A e figli di serie B».

Palutan ha ribadito la propria vicinanza ai lavoratori e la necessità di sostenere chi si trova in difficoltà: «Tutti i lavoratori vanno sostenuti e aiutati».

Porto Vecchio, scintille finali: «Cosa dovevamo fare?» – «Ci sono aziende tecnologiche»

Gli ultimi minuti hanno riportato il confronto sul futuro produttivo di Porto Vecchio.

«Dobbiamo creare qualcosa, non possiamo mantenere una città sterile», ha sostenuto Palutan.

Rossetti ha immediatamente replicato chiedendo perché siano state escluse determinate funzioni produttive dall'area.

La risposta di Palutan è arrivata sotto forma di domanda: «Secondo voi cosa dovevamo fare a Porto Vecchio? Dovevamo tornare a fare carico e scarico delle merci?»

Rossetti ha controbattuto: «Ci sono aziende tecnologiche che non hanno bisogno di fare carico e scarico merci».

Un ultimo scambio che ha condensato bene le due impostazioni emerse durante il confronto: da una parte la difesa della trasformazione urbana avviata dall'amministrazione Dipiazza, dall'altra la richiesta di ripensare il futuro della città mettendo maggiormente al centro industria, produzione e politiche sociali.

Un confronto acceso, con pochi sconti reciproci, ma anche con qualche terreno comune, a partire dalla richiesta di una presenza più capillare delle forze dell'ordine e dalla proposta del poliziotto di quartiere.

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