Pd su piazza Libertà: «Da quando dare da mangiare a chi ha fame è problema di ordine pubblico?»

Quale assistenza è stata prevista per chi, nelle serate del fine settimana, avrà bisogno di cibo, coperte o cure? È la domanda che Maria Luisa Paglia, segretaria provinciale del Partito Democratico di Trieste, rivolge all’Amministrazione comunale intervenendo sulle restrizioni all’attività dei volontari in piazza Libertà.
Il PD contesta le disposizioni della Questura che vietano nel weekend la distribuzione di pasti e coperte ai migranti e limitano l’attività negli altri giorni alla fascia dalle 18 alle 20. La posizione della segretaria è netta: «La sicurezza si garantisce contrastando la violenza e la criminalità, non impedendo la solidarietà».
Le motivazioni delle restrizioni al centro della critica
Paglia richiama le motivazioni del provvedimento riportate dalla stampa, relative alla necessità di garantire le attività di socialità, intrattenimento, svago e le iniziative economiche del centro cittadino.
È su questo punto che solleva un interrogativo: «Da quando offrire un pasto caldo, una coperta o un primo soccorso a una persona in difficoltà rappresenta un ostacolo alla vita della città?».
La segretaria dem chiede di chiarire il rapporto tra la tutela della fruibilità degli spazi pubblici e l’assistenza alle persone in condizioni di bisogno.
«Distinguere chi commette reati da chi presta assistenza»
Nel suo intervento, Paglia ribadisce che sicurezza e legalità devono essere garantite. Definisce gravi gli episodi di violenza verificatisi in piazza Libertà e chiede interventi rigorosi nei confronti dei responsabili.
«Ma proprio per questo è indispensabile distinguere chi commette reati da chi presta assistenza», sottolinea.
Secondo il PD, le associazioni svolgono da anni un’attività umanitaria preziosa, intervenendo anche dove le risposte istituzionali risultano insufficienti. Per questo, sostiene il partito, il loro operato non deve essere confuso con le cause dei problemi di ordine pubblico.
«Spostare il disagio non significa risolverlo»
La critica riguarda anche il rischio di limitarsi ad allontanare dalla piazza le situazioni di difficoltà, senza affrontarne le ragioni.
«Non basta liberare una piazza dalla presenza visibile del disagio, spostandolo altrove, per risolvere il disagio stesso», afferma Paglia.
Le risposte indicate dalla segretaria sono strutture di accoglienza adeguate, servizi sociali, presidi sanitari, percorsi di presa in carico e un coordinamento efficace tra le istituzioni. Una rete di interventi che, nella proposta del PD, deve accompagnare le misure per la sicurezza.
Il richiamo alla tradizione solidale di Trieste
Paglia richiama la storia cittadina di solidarietà e impegno civile, sostenendo che questa debba poter convivere con il diritto di tutti alla sicurezza.
«La sicurezza non può essere contrapposta alla solidarietà. E il decoro urbano non può diventare una ragione per rendere invisibili le persone più fragili», dichiara.
Il punto politico è quindi la richiesta di tenere insieme il contrasto alla criminalità e la tutela di chi necessita di assistenza.
La domanda al Comune sulle alternative
Nella conclusione, Paglia chiama direttamente in causa l’Amministrazione comunale, alla quale attribuisce la responsabilità della situazione, e chiede quali alternative siano state organizzate.
«Quale soluzione è stata predisposta per chi, nelle serate del fine settimana, continuerà ad avere fame, freddo o bisogno di cure?», domanda.
«Su questo attendiamo risposte precise, non generiche rassicurazioni», conclude la segretaria dem, indicando nell’assistenza durante le fasce interessate dalle restrizioni il nodo sul quale ottenere chiarimenti.
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